Ci sono momenti nei quali la lotta contro una malattia non passa soltanto attraverso le terapie e i consulti medici, ma anche attraverso la necessità di continuare a cercare strade nuove per non sentirsi prigionieri dei propri limiti. È questa la prospettiva dalla quale Lodovico Marchisio, malato di Parkinson, ha deciso di raccontare un’esperienza che lo ha portato al Lago Sirio, a circa 70 chilometri dalla sua abitazione di Avigliana.
La scelta di scrivere personalmente di una vicenda che lo riguarda nasce dalla volontà di testimoniare una condizione vissuta direttamente. Dopo tre giorni nei quali una quasi totale immobilizzazione gli aveva fatto temere di essere arrivato a un punto di non ritorno, Marchisio racconta di avere attraversato una fase particolarmente difficile. Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica e progressiva che può compromettere nel tempo le funzioni motorie, ma nella sua esperienza il confronto quotidiano con la malattia si concentra soprattutto sul cosiddetto freezing, il congelamento della marcia che può rendere estremamente difficili anche movimenti apparentemente semplici.
La sua reazione, però, è stata ancora una volta quella di cercare un modo per rimettersi in movimento. Marchisio stava già lavorando, insieme ai medici, su un metodo da verificare direttamente sul campo, partendo dalla constatazione che in determinate situazioni, soprattutto in montagna, il suo corpo sembra riuscire a recuperare temporaneamente capacità motorie che nella vita quotidiana risultano molto più difficili da esprimere. Una possibilità che lo ha portato a sperimentarsi, con le necessarie limitazioni, anche nello sci e nelle attività in montagna.
Da qui è nata una nuova intuizione: provare a verificare se anche l'acqua potesse offrire uno stimolo diverso. Il problema era evidente: Marchisio non sa nuotare. Ma proprio questa difficoltà è diventata una ragione in più per tentare. Il Lago Sirio è apparso come la destinazione più adatta dopo che, in quei giorni, la balneazione nel lago di Avigliana era stata sconsigliata a causa della presenza di fioriture anomale di cianobatteri rilevate dai monitoraggi di Arpa Piemonte.
L'arrivo al Lago Sirio ha prodotto già una prima sorpresa. Marchisio racconta di avere constatato che le gambe lo sostenevano, allontanando almeno in parte quell'ansia che rischiava di alimentare pensieri particolarmente negativi. Da quel momento la giornata ha assunto un carattere quasi di esplorazione. Insieme alla moglie Roberta e agli amici Roberta Selvo e Federico, ha affrontato il giro del lago, un percorso ad anello di circa 3,8 chilometri, completato in circa 2 ore, tenendo conto di un'andatura inevitabilmente rallentata dagli effetti del Parkinson.
È proprio durante quella camminata che il progetto ha trovato una nuova possibilità. Il gruppo ha incontrato lo Chalet Moia, struttura balneare affacciata sul lago, e Marchisio ha spiegato ai responsabili le ragioni che lo avevano portato fin lì e l'idea di inserire il nuoto nel proprio percorso di sperimentazione. La disponibilità incontrata ha trasformato una semplice visita in un'opportunità concreta.
La famiglia Moia, con Alessandro e la giovane bagnina brasiliana Letizia Balestre, ha mostrato la struttura e le numerose attività proposte. Il centro dispone di un'area solarium e relax, spazi verdi e zone d'ombra, oltre a una serie di attività sportive e ricreative legate al lago: canoe, pedalò, SUP ed e-bike, insieme a piattaforme per i tuffi da 4 e 6 metri e a un campo da pallavolo. Non manca inoltre un servizio di ristoro, con un bar dotato di dehors affacciato direttamente sul lago.
Per Marchisio, tuttavia, l'elemento decisivo non è stato soltanto l'offerta della struttura, ma il rapporto umano instaurato con le persone incontrate. Un aspetto che assume particolare importanza quando un'attività apparentemente semplice, come entrare in acqua, può diventare una sfida fisica e psicologica. A completare l'accoglienza c'è anche un'area recintata dedicata ai cani, con accesso diretto alla zona di balneazione, una caratteristica apprezzata dalla famiglia anche per la presenza della cagnolina Chery.
Il momento più significativo della giornata è arrivato con Dario Moia, istruttore della struttura. Di fronte alle paure di Marchisio, l'istruttore si è offerto spontaneamente di aiutarlo a entrare in acqua e a prendere confidenza con il movimento. Il timore era quello di andare incontro alla temuta labirintite una volta disteso in acqua. Invece, sostenuto e guidato dall'istruttore, Marchisio è riuscito progressivamente a lasciarsi andare, attraversando l'area balneabile sorretto da Dario.
La fiducia trasmessa dall'istruttore ha rappresentato un passaggio importante. Marchisio racconta di essere riuscito persino ad alzarsi dall'acqua senza particolare fatica, completando l'esperienza tornando sul prato della struttura. Un gesto apparentemente semplice, ma che nella sua situazione assume un valore molto più profondo: la possibilità di verificare ancora una volta che il corpo può riservare margini di movimento e di autonomia che vale la pena continuare a esplorare.
L'esperienza del Lago Sirio non può naturalmente essere considerata una cura del Parkinson, né sostituire il percorso medico e terapeutico. Il suo significato è soprattutto quello di una sperimentazione personale, condotta con prudenza e nella consapevolezza dei propri limiti, alla ricerca di attività che possano contribuire a mantenere movimento, fiducia e autonomia. È anche una testimonianza di quanto l'ambiente e le relazioni umane possano incidere sulla percezione delle proprie possibilità, soprattutto quando una malattia progressiva rischia di trasformare ogni difficoltà in una rinuncia.
La giornata al Lago Sirio, nata dalla necessità di trovare una nuova strada, si è così trasformata in qualcosa di più ampio. Per Lodovico Marchisio, il vero risultato non è soltanto essere entrato in acqua senza arrendersi alla paura, ma aver trovato un ulteriore motivo per continuare a mettersi in gioco. Il percorso contro il Parkinson rimane difficile e non conosce scorciatoie, ma esperienze come questa ricordano che la lotta contro una malattia può essere fatta anche di piccoli traguardi, di persone disposte a dare una mano e di luoghi capaci di restituire fiducia. E il Lago Sirio, in questa storia, diventa così non soltanto lo scenario di una giornata speciale, ma il simbolo di una possibilità ancora aperta: quella di continuare a cercare, con prudenza e determinazione, nuovi modi per non arrendersi.













