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ATTUALITÀ POLITICA | 09 luglio 2026, 11:00

Aosta: Torre per telecomunicazioni ad Arpuilles, il Comitato attacca: “Il territorio non può essere deciso dall’alto”

La proposta di realizzare una torre per telecomunicazioni di oltre 30 metri sulla collina di Aosta fa esplodere la protesta dei residenti di Arpuilles, Entrebin ed Excenex, riuniti nel Comitato “La Voix du Pays”. Nel mirino la decisione del sindaco Raffaele Rocco, accusato di non aver ascoltato la comunità locale. La richiesta è chiara: trasparenza, valutazione delle alternative e una pianificazione pubblica delle infrastrutture che trasformano il paesaggio

Immagine generata con intelligenza artificiale

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Una torre di telecomunicazioni non è mai soltanto una struttura in ferro e cemento. Quando supera i 30 metri di altezza e viene collocata in un territorio fragile come la collina di Aosta, diventa una scelta che riguarda il paesaggio, la qualità della vita dei residenti e il rapporto tra istituzioni e cittadini. È proprio su questo terreno che nasce lo scontro attorno al progetto previsto ad Arpuilles, dove la proposta di realizzazione di un nuovo impianto ha provocato la mobilitazione della popolazione e la nascita del Comitato “La Voix du Pays”, formato dai residenti di Arpuilles, Entrebin ed Excenex.

Il comitato non nasconde la propria amarezza per il modo in cui la questione è stata affrontata dall’amministrazione comunale e punta il dito contro il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, accusato di aver respinto la proposta di confronto avanzata dai cittadini. Una posizione che, secondo i promotori, rappresenta un modo vecchio di amministrare il territorio: decidere prima e ascoltare eventualmente dopo.

“Non stiamo combattendo una battaglia contro un’antenna – spiegano i rappresentanti del comitato – ma difendendo un principio che riguarda tutti i valdostani: le grandi scelte che incidono sul territorio devono essere guidate dall’interesse pubblico e condivise con le comunità locali”. Una presa di posizione netta, che sposta il confronto dal singolo impianto al metodo con cui vengono autorizzate infrastrutture destinate a rimanere per decenni.

Secondo “La Voix du Pays”, infatti, il problema non è soltanto la presenza della torre, ma l’assenza di una vera strategia pubblica nella scelta dei siti. “Non è accettabile che la localizzazione di infrastrutture considerate di interesse pubblico venga determinata semplicemente dalla disponibilità di un terreno privato”, sostiene il comitato, chiedendo che prima di autorizzare nuovi impianti vengano analizzate tutte le alternative possibili: il riutilizzo di strutture già esistenti, l’individuazione di aree meno impattanti dal punto di vista paesaggistico e ambientale e l’utilizzo di soluzioni tecnologiche capaci di ridurre il consumo di suolo.

La contestazione entra così anche nel terreno politico. I residenti richiamano il ruolo della Regione Valle d’Aosta, che grazie alle competenze previste dallo Statuto speciale dovrebbe avere una funzione di indirizzo nella tutela del territorio e del paesaggio, non limitandosi a un controllo formale delle pratiche presentate dai privati. Il riferimento è alla legge regionale 25/2005, modificata nel 2024, e in particolare all’articolo 6-bis, che prevede strumenti di pianificazione generale degli impianti di telecomunicazione.

Proprio su questo punto il comitato chiede chiarezza: quali criteri sono stati utilizzati per individuare il sito di Arpuilles? Esistono piani generali aggiornati e pubblici? Sono state davvero valutate tutte le alternative prima di arrivare alla soluzione proposta? Domande che, secondo i cittadini, non possono restare senza risposta quando si interviene su una collina che rappresenta uno dei luoghi più delicati e riconoscibili del territorio comunale.

“Le comunità hanno il diritto di conoscere i criteri con cui vengono prese decisioni destinate a incidere sul territorio per decenni – ribadiscono i promotori –. Le infrastrutture di interesse pubblico devono essere pianificate nell’interesse pubblico: il governo del territorio spetta alle istituzioni, non agli interessi privati”.

Il caso di Arpuilles rischia quindi di diventare qualcosa di più grande rispetto alla collocazione di una singola torre. È il confronto, ancora una volta, tra due visioni del territorio: quella che considera le infrastrutture inevitabili e da autorizzare rapidamente e quella che chiede una programmazione più partecipata, capace di conciliare innovazione tecnologica, necessità di connessione e tutela del paesaggio. In una regione come la Valle d’Aosta, dove ogni scelta urbanistica pesa sul fragile equilibrio tra ambiente, identità e sviluppo, il tema non può essere liquidato come una semplice pratica amministrativa.

je.fe.

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