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ATTUALITÀ ECONOMIA | 06 luglio 2026, 12:12

Cogne Acciai Speciali, l'integrativo nel mirino: "La crisi non può essere pagata dai lavoratori"

La disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale da parte di Cogne Acciai Speciali provoca la dura reazione di Alleanza Verdi e Sinistra, che accusa l'azienda di scaricare il peso della crisi sui dipendenti. Il movimento sostiene lo sciopero e chiede alla Regione Valle d'Aosta di convocare con urgenza un tavolo di confronto per difendere occupazione, diritti e prospettive industriali dello stabilimento

Cogne Acciai Speciali, l'integrativo nel mirino: "La crisi non può essere pagata dai lavoratori"

La storia industriale della Valle d'Aosta insegna che le crisi aziendali possono essere affrontate in molti modi. Si può scegliere la strada del dialogo, della corresponsabilità e della condivisione degli sforzi, oppure quella delle decisioni unilaterali che rischiano di incrinare un equilibrio costruito in decenni di relazioni sindacali. È proprio questo il nodo politico e sociale che emerge dalla decisione di Cogne Acciai Speciali di disdire il contratto integrativo aziendale, una scelta destinata ad alimentare un clima di forte tensione non soltanto all'interno dello stabilimento, ma nell'intera comunità valdostana.

A intervenire con un documento particolarmente severo è Alleanza Verdi e Sinistra, che non usa mezzi termini nel giudicare la decisione dell'azienda. Secondo il movimento, "non si risponde alle difficoltà di mercato disdettando l'integrativo", perché il contratto aziendale rappresenta il risultato di anni di confronto e mediazione tra impresa e rappresentanze dei lavoratori.

Per AVS il momento scelto rende la decisione ancora più difficile da comprendere. "Questa scelta arriva dopo mesi difficili per lo stabilimento, segnati dal ricorso agli ammortizzatori sociali e da un contesto produttivo complesso", si legge nella nota, che riconosce apertamente le difficoltà attraversate dalla principale industria siderurgica valdostana ma contesta il metodo adottato dalla proprietà.

Ed è proprio sul metodo che si concentra la critica politica. Secondo il movimento, "la strada non può essere quella di mettere in discussione, con un atto unilaterale, un contratto frutto di anni di confronto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori". Una posizione che richiama un principio ormai consolidato nelle relazioni industriali: nelle fasi di crisi il confronto dovrebbe rafforzarsi, non essere aggirato.

La presa di posizione insiste poi sul ruolo svolto dai dipendenti negli ultimi mesi. "Le lavoratrici e i lavoratori hanno già dato prova di responsabilità, affrontando una fase di grande incertezza", sottolinea AVS, osservando come chi opera quotidianamente nello stabilimento abbia già sopportato sacrifici importanti attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione dell'attività produttiva.

Per questo motivo il movimento ritiene "indispensabile che ogni discussione sul futuro dell'azienda e sull'organizzazione del lavoro avvenga attraverso un confronto serio e trasparente con le organizzazioni sindacali, senza scaricare ancora una volta il peso della crisi su chi ogni giorno contribuisce con il proprio lavoro alla tenuta dello stabilimento".

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto un contratto integrativo. Tocca un tema ben più ampio: il modello di relazioni industriali che la Valle d'Aosta intende difendere. La contrattazione aziendale, infatti, non rappresenta soltanto un insieme di benefici economici, ma costituisce uno degli strumenti attraverso cui negli anni è stato costruito un rapporto di fiducia tra impresa e lavoratori.

Non a caso AVS afferma che "la contrattazione aziendale non è un ostacolo alla competitività, ma uno strumento che negli anni ha contribuito a costruire relazioni industriali solide e un equilibrio tra le esigenze produttive e la tutela del lavoro". Da qui la conclusione, altrettanto netta: "Indebolirla significa aumentare le tensioni in un momento in cui servirebbero invece responsabilità e condivisione".

Il movimento politico chiama quindi direttamente in causa la Regione Valle d'Aosta, alla quale viene chiesto un ruolo attivo nella gestione della vertenza. L'appello è esplicito: "Chiediamo alla Regione di attivarsi immediatamente, convocando un confronto tra azienda e organizzazioni sindacali per verificare le prospettive industriali della Cogne Acciai Speciali e favorire una soluzione che salvaguardi l'occupazione, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e il futuro di una delle realtà produttive più importanti della Valle d'Aosta".

Una richiesta che assume inevitabilmente anche una valenza politica. La Cogne Acciai Speciali non è soltanto una grande impresa privata: rappresenta uno dei principali poli occupazionali della regione e ogni sua scelta produce effetti che vanno ben oltre i cancelli dello stabilimento, incidendo sull'economia locale, sull'indotto e sulla tenuta sociale del territorio.

Il documento si conclude con un richiamo alla responsabilità collettiva. "Di fronte a una situazione così delicata serve l'impegno di tutti", afferma AVS, ribadendo però quello che considera il limite invalicabile della trattativa: "È fondamentale che il costo delle difficoltà aziendali non ricada, ancora una volta, su chi lavora".

Infine arriva anche il sostegno alla mobilitazione sindacale. Alleanza Verdi e Sinistra annuncia infatti di sostenere lo sciopero proclamato dalle organizzazioni dei lavoratori e invita i cittadini a partecipare alla manifestazione prevista per martedì 7 luglio.

La vertenza che si apre alla Cogne Acciai Speciali rischia così di trasformarsi in uno dei dossier industriali più delicati degli ultimi anni in Valle d'Aosta. La partita non riguarda esclusivamente un contratto aziendale, ma il rapporto tra impresa, istituzioni e lavoro in una regione che ha costruito gran parte della propria identità economica proprio attorno alla siderurgia. Se il confronto non verrà rapidamente ricondotto al tavolo della trattativa, il rischio è che una crisi di mercato si trasformi in una crisi di fiducia, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre i confini dello stabilimento.

pi.mi.

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