Caro assessore, mentre lei tiene i conti della Regione, io ho tenuto i conti degli articoli di giornale, e il risultato non torna. Non torna per niente.
L’aeroporto Corrado Gex doveva costare 7,39 milioni di euro: oggi siamo a quasi 11, un +47% che la Corte dei Conti liquida con la solita formula elegante — “circostanze straordinarie” — mentre il cantiere langue, fermo su percentuali di avanzamento imbarazzanti: 60% per l’aerostazione, un misero 15,59% per il lotto del terminal passeggeri. Un progetto partito con 12,8 milioni di previsione e già arrivato a 9,8 milioni di oneri solo per finirlo.
Ma mi creda, lei è in buona compagnia sul fronte degli sprechi, perché anche diversi Comuni non si fanno mancare nulla.
Poco più in là, a Gignod, Maison Caravex insegue da trent’anni la propria identità — museo, biblioteca, deposito, di nuovo museo — cambiando destinazione ogni volta che cambia l’assessore di turno, con un costo lievitato di riperizia in riperizia e lavori fermi al 35%.
A Pollein, invece, il camping cade a pezzi: abbandonato, con danni stimati in milioni che nessuno sembra avere fretta di quantificare per bene, figuriamoci di riparare.
Milioni sprecati, dilapidati, sperperati in allegria, verrebbe da dire, tra varianti su varianti, sospensioni, atti vandalici su cantieri lasciati incustoditi per anni e una programmazione che la stessa Corte dei Conti definisce, senza troppi giri di parole, carente.
Non incidenti isolati, non sfortuna, non “complessità tecnica”, come piace ripetere in aula: un metodo. Un modo di amministrare in cui si parte con un numero e si arriva sempre a un numero più alto, mentre nel mezzo nessuno sembra davvero rispondere di nulla.
La colpa è sempre di chi è venuto prima, dei tempi lunghi, del degrado accumulato: mai di chi doveva vigilare mentre l’opera restava lì, ferma, a marcire sotto la pioggia e sotto i furti.
Ed è proprio sfogliando vari articoli di diversi quotidiani che mi salta all’occhio un vecchio pezzo sulla sanità, fino a dieci anni fa fiore all’occhiello della nostra regione e oggi al terzultimo posto in Italia.
Un piccolo “tesoretto”: si trattava di trovare 60 mila euro — sessantamila, non sei milioni — per la prevenzione odontoiatrica infantile. Quei soldi non si sono mai trovati.
Sono passati due anni dalla richiesta. La deliberazione di Giunta risale addirittura al 2018. Un’interpellanza in Consiglio, ad aprile 2025, ha rimesso tutto sul tavolo — il progetto “Primi passi… primi dentini”, le fasce ISEE, la prevenzione nelle scuole — ma la risposta è sempre la stessa: parole, comunicati, foto, strette di mano e zero fatti.
Due anni per non trovare sessantamila euro destinati alla bocca dei bambini valdostani. Due anni in cui, invece, per varianti di cantiere e riperizie milionarie i soldi sono saltati fuori con una rapidità sorprendente.
E, giusto per completare il quadro, apprendiamo pure della nomina del trentaseiesimo consigliere per le pari opportunità, peralro un sindacalista.
Mi auguro sinceramente — e lo dico senza ironia, anche se qui verrebbe naturale — che si tratti di una carica puramente onorifica, che non pesi di un euro sulle tasche dei cittadini. Perché se anche questa, come le altre, dovesse costare qualcosa alle casse regionali, mentre i denti dei bambini valdostani restano un capitolo aperto da due anni, allora la misura sarebbe davvero colma.
Allora la domanda, assessore, gliela faccio diretta: come si giustifica che milioni di euro pubblici affondino senza controllo in cantieri fermi, vandalizzati, riprogettati all’infinito, mentre sessantamila euro per curare i denti dei bambini valdostani restano una richiesta che nessuno trova il tempo di evadere?
Non è una questione di cassa vuota. È una questione di priorità, ed è lì che casca l’asino.
Si trovano i soldi per l’ennesima variante di cantiere, per l’ennesimo studio di fattibilità che fattibile non è mai davvero, per l’ennesima nomina. Non si trovano per un bambino che ha bisogno di andare dal dentista senza spremere il portafoglio dei genitori.
I valdostani meritano di sapere dove va a finire ogni euro, e soprattutto meritano di sapere perché la salute dei loro figli viene sempre, sistematicamente, in fondo alla lista.













