In Valle d'Aosta abbiamo fatto lo stesso errore. Solo che, al posto dei dati, abbiamo moltiplicato qualcosa di molto più costoso: i politici e gli enti che li ospitano.
Partiamo dai fatti. La Valle d'Aosta conta oggi circa 122.500 abitanti, sparsi su 74 comuni in poco più di 3.200 km². La popolazione è in calo ormai da undici anni consecutivi: dal 2014 abbiamo perso oltre 5.700 residenti. Di questi 74 comuni, uno solo — Aosta — supera i 10.000 abitanti (circa 33.000). Ben 43 comuni su 74 non arrivano a 1.000 residenti. Paesi, non cittadine. Frazioni ampliate.
Eppure, su questo territorio piccolo come un quartiere di Milano, abbiamo costruito una delle architetture istituzionali più elaborate d'Italia.
L'organigramma dell'abbondanza
Proviamo a elencare, senza pretesa di essere esaustivi, i livelli istituzionali e gli enti che gravitano attorno alla politica valdostana:
• Regione Autonoma Valle d'Aosta, con Consiglio regionale (35 consiglieri), Giunta e Presidenza
• CELVA – Consorzio degli Enti Locali della Valle d'Aosta
• CPEL – Consiglio Permanente degli Enti Locali
• 74 Comuni, ciascuno con sindaco, vicesindaco, giunta e consiglio comunale
• 8 Unité des Communes (un tempo chiamate Comunità Montane, cambiate di nome ma non di sostanza)
• BIM – Bacino Imbrifero Montano
• CVA – Compagnia Valdostana delle Acque
• DEVAL – Distribuzione Energia Valle d'Aosta
• SEV – Servizio Idrico Integrato
• Finaosta S.p.A.
• ARPA VdA
• USL VdA
• Institut Agricole Régional
• Fondazione Montagna Sicura
• Osservatorio Astronomico della Valle d'Aosta
• Comitato Unico di Garanzia
• NUVV – Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici
E ora, come se non bastasse, è spuntato l'Osservatorio sulla Legalità.
Ogni ente ha il suo consiglio di amministrazione, il suo presidente, i suoi revisori dei conti, i suoi dipendenti, i suoi locali. Ogni sigla è un piccolo universo a sé, con budget, riunioni, delibere e, naturalmente, poltrone. Il risultato è che una regione di 122.500 abitanti esprime probabilmente il più alto rapporto pro capite tra popolazione e cariche pubbliche di qualsiasi altra regione italiana. Un primato di cui forse varrebbe la pena non vantarsi.
La funzione nascosta degli enti
Sia chiaro: non tutti questi enti sono privi di senso. CVA gestisce le risorse idriche, DEVAL distribuisce energia, l'USL eroga sanità, l'ARPA monitora l'ambiente. Funzioni necessarie, servizi reali. Il problema è un altro. Negli anni, accanto alle strutture con una ragione d'essere concreta, si è sedimentata una seconda categoria: enti-cuscinetto, organismi la cui funzione principale sembra essere quella di offrire una destinazione a chi non ha trovato posto altrove. Il politico uscito dal Consiglio regionale, l'amico del consigliere, il parente dell'assessore: tutti trovano sistemazione in qualche commissione, qualche osservatorio, qualche fondazione.
È una ridondanza che costa. Non in termini di dati sprecati, ma di denaro pubblico e di efficienza.
Tra tutti gli osservatori che abbiamo istituito — sulla legalità, sull'ambiente, sull'astronomia — manca curiosamente quello che i cittadini vorrebbero di più: un osservatorio sui prezzi. Perché la Valle d'Aosta è notoriamente tra le aree con il costo della vita più elevato d'Italia e una piccola regione autonoma, dotata di strumenti legislativi propri, potrebbe fare molto. Ma monitorare i prezzi al supermercato non genera poltrone. Monitorare la legalità sì.
Non si tratta di abbattere tutto. Si tratta di applicare alla politica lo stesso principio che l'informatica insegna da decenni: eliminare la ridondanza, condividere le risorse, semplificare le strutture.
Accorpare gli enti che svolgono funzioni sovrapponibili. Ridurre il numero di nomine nei CdA. Introdurre un tetto al numero di cariche cumulabili. Rendere pubblici e facilmente consultabili tutti gli incarichi e i relativi compensi. Chiedere conto, ogni anno, di cosa producono concretamente questi organismi.
Una regione di 122.500 persone, in calo demografico, non può permettersi il lusso di una burocrazia pensata per una popolazione tripla. Non lo può permettere ai propri cittadini e non lo può permettere al proprio futuro.













