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CULTURA | 03 luglio 2026, 21:11

Gran Paradiso Film Festival, tra dominio e coesistenza: la Valle d’Aosta si trasforma in laboratorio globale del cinema wildlife

Dal 27 luglio al 9 agosto la Valle d’Aosta ospita la 29ª edizione del Gran Paradiso Film Festival, uno dei più longevi festival al mondo dedicati alla cinematografia naturalistica. In programma 102 eventi, 80 proiezioni, 244 film iscritti, con 14 prime italiane e 3 prime assolute. Il tema “Dominio e coesistenza” guida una riflessione sul rapporto tra uomo e natura. Coinvolte 9 località e 168 ore di streaming, in un format diffuso che unisce cultura, turismo e identità alpina

Gran Paradiso Film Festival, tra dominio e coesistenza: la Valle d’Aosta si trasforma in laboratorio globale del cinema wildlife

C’è un momento dell’estate valdostana in cui la montagna smette di essere solo paesaggio e diventa racconto, conflitto, domanda politica e culturale. Succede con il Gran Paradiso Film Festival, che torna dal 27 luglio al 9 agosto con una 29ª edizione che non si limita a celebrare il cinema naturalistico, ma rilancia una discussione più ampia su come l’uomo stia abitando – o consumando – il pianeta.

Dietro la macchina organizzativa c’è la Fondation Grand Paradis, con la direzione artistica di Luisa Vuillermoz, che sintetizza il senso del festival con una frase destinata a restare: “Dominare o coesistere non sono soltanto due modi di descrivere la natura, ma due modi di abitare il mondo”. E ancora: “la coesistenza non è una rinuncia: è una forma superiore di intelligenza”. Non è retorica da cerimonia, ma un manifesto culturale che prova a spostare il festival dal solo ambito cinematografico a quello educativo e politico.

I numeri aiutano a capire la dimensione dell’evento: 102 eventi complessivi, 80 proiezioni, 244 film iscritti, di cui 19 in concorso (tra 10 lungometraggi e 9 cortometraggi CortoNatura), oltre a 14 anteprime italiane e 3 anteprime mondiali. A impreziosire il cartellone anche un film premiato ai César e la presenza di un regista premio Oscar. In parallelo, una piattaforma digitale garantirà 168 ore di streaming online, segno che il festival ormai vive anche fuori dai confini fisici della montagna.

Il cuore geografico resta però la Valle d’Aosta, con un modello diffuso che coinvolge Cogne, Introd, Rhêmes-Notre-Dame, Valsavarenche, Villeneuve, Rhêmes-Saint-Georges e Aymavilles. Un sistema territoriale che trasforma i comuni in sale cinematografiche diffuse, portando pubblico e contenuti in luoghi dove, normalmente, la cultura internazionale arriva con più fatica.

La cerimonia di apertura è fissata per lunedì 27 luglio alle 18 alla Maison Grivola di Cogne, mentre alle 21 si terrà la prima proiezione dei lungometraggi in concorso. La chiusura competitiva è prevista per sabato 1 agosto, sempre a Cogne, con la partecipazione della regista premio Oscar Pippa Ehrlich, presenza che alza ulteriormente il profilo internazionale dell’edizione.

Sul piano politico-istituzionale, il presidente della Regione Renzo Testolin sottolinea come il festival sia ormai parte integrante della strategia culturale ed economica regionale: “uno dei progetti più rappresentativi della capacità della Valle d’Aosta di unire cultura, ambiente e sviluppo territoriale”. E aggiunge un passaggio non secondario: “il tema di questa edizione interpreta con grande efficacia le sfide del nostro tempo e valorizza il Gran Paradiso come luogo di riflessione, non solo come destinazione”. Il riferimento è evidente al ruolo del turismo culturale come leva economica, soprattutto in un’area che vive di stagionalità e di equilibrio fragile tra presenza umana e tutela ambientale.

Il richiamo al Parco Nazionale del Gran Paradiso non è solo geografico ma simbolico: il festival si colloca dentro una delle aree protette più importanti d’Europa, e proprio qui la contraddizione tra sfruttamento e conservazione diventa concreta. Non è un caso che il tema scelto, “Dominio e coesistenza”, tocchi direttamente questioni che vanno oltre il cinema: gestione delle risorse, turismo sostenibile, impatto antropico sulle aree alpine.

Sul piano sociale, l’impatto è duplice. Da un lato l’evento genera una presenza significativa di pubblico e operatori culturali in piccoli centri, con ricadute su ricettività e servizi. Dall’altro costruisce un’identità culturale che prova a tenere insieme comunità locali e linguaggi globali, evitando che la montagna resti solo cartolina o scenario da consumo rapido.

La vera scommessa del festival, però, sta proprio qui: dimostrare che un evento culturale in area alpina non è un lusso, ma una infrastruttura immateriale capace di produrre economia, consapevolezza e narrazione. In un contesto in cui molte aree interne rischiano lo spopolamento o la marginalità, il Gran Paradiso Film Festival prova a invertire la logica: non è la cultura che va verso la città, ma la città – almeno per due settimane – che si sposta dentro la montagna.

Alla fine, più che un festival di cinema, questa edizione sembra un test politico e culturale sul futuro delle Alpi: se la coesistenza evocata dai film e dai dibattiti resterà solo un tema estetico o diventerà una pratica concreta di sviluppo. E la risposta, come spesso accade in Valle d’Aosta, non arriverà da un palco, ma dal territorio stesso.

je.fe.

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