La ferrovia che collega la Valle d’Aosta al Piemonte torna al centro del dibattito politico e tecnico, con una serie di domande che vanno dritte al cuore del problema: quando finiranno davvero i lavori, quando tornerà il treno e soprattutto se le scadenze fissate dal Pnrr saranno rispettate. Nel corso della seduta consiliare del 24 giugno 2026, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione per fare il punto sull’avanzamento dell’elettrificazione della linea Aosta–Ivrea, un cantiere strategico ma anche complesso, che procede tra avanzamenti visibili e nodi ancora aperti.
La Capogruppo Chiara Minelli, intervenendo in aula, ha ricordato come «l’ultimazione del cantiere è prevista entro il primo semestre 2026, così da consentire le prove tecniche necessarie alla riapertura della linea entro dicembre 2026», sottolineando che la sospensione del servizio per tre anni è stata giustificata proprio in funzione delle scadenze Pnrr, che non ammetterebbero ulteriori ritardi. Minelli ha poi incalzato la Giunta chiedendo aggiornamenti puntuali sui sopralluoghi con Rfi, sullo stato dei sovrappassi di Hône, Saint-Marcel, Villefranche e Grand Charrière, sulla posa dei circa 2.400 pali e sull’avvio delle prove per l’Autorizzazione alla messa in servizio, oltre alla questione strategica dello spazio per un eventuale futuro raddoppio della linea.
A rispondere è stato l’assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy, che ha confermato un quadro di avanzamento significativo ma non lineare. Il sopralluogo congiunto Regione-Rfi previsto per il 5 maggio è stato effettuato, ha spiegato, e ne sono seguiti altri «a causa delle continue piccole e grandi difficoltà che si incontrano nell’esecuzione dei lavori». Sul fronte dei cantieri, Bertschy ha fornito un aggiornamento dettagliato: a Hône i lavori sono quasi conclusi e la consegna del sovrappasso è prevista entro settembre, mentre a Saint-Marcel risultano completate le strutture principali con attività ancora in corso sugli spostamenti dei sottoservizi. A Villefranche (Quart) lo scatolare in calcestruzzo è terminato e si lavora ai muri di contenimento, mentre a Grand Charrière (Saint-Christophe) proseguono gli interventi sulle reti.
Un punto particolarmente delicato riguarda la gestione delle tempistiche e delle prove tecniche. L’assessore ha chiarito che Rfi sta coordinandosi con Ansfisa per programmare le verifiche sulle tratte già completate e che le prove saranno progressive. Ha però aggiunto un elemento non secondario: una parte delle opere dipende da fondi previsti nel bilancio statale 2025, «al momento non ancora disponibili», condizione che sta bloccando alcune attività già appaltate, soprattutto nelle stazioni di Verrès e Châtillon.
Sul tema del futuro della linea e dell’eventuale raddoppio dei binari, la posizione della Giunta è stata prudente: modificare i progetti in corso rischierebbe di generare ulteriori ritardi. «L’unica opera potenzialmente interessata potrebbe essere il cavalcaferrovia di Hône-Bard», ha spiegato Bertschy, pur riconoscendo le difficoltà tecniche dell’ipotesi.
La parte più politica della risposta è arrivata però sulla tempistica complessiva: l’assessore ha ribadito con una certa sicurezza che «a gennaio il treno tornerà in Valle d’Aosta» e che la riapertura sarà progressiva, prima fino a Pont-Saint-Martin e successivamente verso Aosta.
Una ricostruzione che non ha convinto l’opposizione. La Consigliera Chiara Minelli (nella foto) ha definito la risposta «insoddisfacente», lamentando l’assenza di una data certa sia per la fine dei lavori Pnrr sia per la riapertura effettiva della linea. Ha inoltre contestato il mancato coinvolgimento della Commissione nei sopralluoghi annunciati nei mesi precedenti e ha espresso dubbi sulle tempistiche delle prove tecniche, che secondo alcune informazioni potrebbero slittare ulteriormente.
Lo scontro politico, in questo caso, si innesta su un cantiere che è ormai diventato simbolico: non solo infrastruttura strategica per la mobilità valdostana, ma anche banco di prova della capacità di rispettare scadenze europee, gestire risorse pubbliche e coordinare enti diversi tra Regione, Rfi e strutture nazionali di sicurezza ferroviaria.
La sensazione che emerge dal confronto è quella di un’opera avanzata, visibile sul territorio, ma ancora esposta a variabili esterne: disponibilità dei fondi, complessità tecniche e tempi delle autorizzazioni. E proprio qui si gioca la partita più delicata, perché la differenza tra un cantiere completato e una ferrovia realmente riaperta non è solo tecnica, ma anche politica e sociale.
In prospettiva, la riapertura della Ferrovia Aosta–Ivrea resta uno snodo decisivo per la Valle d’Aosta: non solo per la mobilità quotidiana, ma per la credibilità complessiva del sistema infrastrutturale regionale. Il punto non è più soltanto se il treno tornerà, ma a quali condizioni e con quali certezze per il futuro.













