Nel Consiglio comunale di Aosta il tema del verde pubblico torna a occupare la scena politica, e non è una novità. La mozione discussa nella seduta del 23 giugno 2026, presentata dal gruppo La Renaissance Valdôtaine, ha riacceso il confronto su aiuole, alberature, fioriere e, soprattutto, sulla capacità di controllo degli appalti e sull’effettivo ruolo del Direttore dell’esecuzione del contratto.
A sollevare la questione è stata la consigliera Cristina Dattola, che ha insistito su un punto politico e amministrativo preciso: non solo lo stato del decoro urbano, ma anche la trasparenza della filiera di controllo.
Secondo Dattola, infatti, “le condizioni del verde cittadino continuano a essere oggetto di segnalazioni costanti da parte dei cittadini, e questo incide sull’immagine complessiva della città”. Nel suo intervento ha richiamato anche la vicenda del precedente appalto revocato e la necessità di capire come venga oggi esercitata la vigilanza tecnica sul servizio.
Un passaggio non secondario riguarda proprio il Direttore dell’esecuzione del contratto, figura che – ha sottolineato – “non può essere solo formale ma deve rappresentare un presidio reale di controllo sulla qualità del servizio”.
Molto più articolata e politica la replica dell’assessore ai lavori pubblici e al patrimonio Corrado Cometto, che ha scelto un’impostazione equilibrata ma decisamente difensiva dell’operato dell’amministrazione.

Cometto ha invitato a non leggere la situazione del verde urbano attraverso una lente “deformata dalle criticità puntuali”, rivendicando invece un lavoro strutturato e continuativo.
“Credo sia necessario evitare di costruire una narrazione negativa partendo da singoli episodi localizzati”, ha affermato in aula, aggiungendo che “il quadro complessivo del verde cittadino è positivo e in miglioramento rispetto al passato”.
Uno dei passaggi centrali del suo intervento riguarda il rafforzamento del sistema di controllo. L’assessore ha ricordato che “da luglio 2025 il servizio è stato potenziato con due Direttori dell’Esecuzione del Contratto, non più uno solo”, sottolineando come questo abbia permesso “un monitoraggio più capillare e una capacità di intervento più rapida sulle criticità”.
Cometto ha poi insistito sulla dimensione tecnica del servizio, quasi a voler spostare il dibattito dal piano politico a quello gestionale.
“Aosta gestisce un patrimonio verde molto ampio – ha spiegato – circa 114 mila metri quadrati distribuiti in 165 aree, con circa 4 mila alberi e 13,5 chilometri di sentieri collinari”. In questo quadro, secondo l’assessore, il lavoro quotidiano degli uffici e degli operatori sta garantendo un livello di manutenzione definito “sostanzialmente buono”, nonostante le difficoltà legate al clima. “Siccità, temperature estreme e pressione antropica rendono sempre più complessa la gestione del verde urbano”, ha ricordato Cometto, sottolineando però che “la maggior parte delle rotatorie è fiorita, le fioriere sono curate e gli interventi vengono eseguiti regolarmente”.
Un punto interessante dell’intervento riguarda il modo in cui l’assessore ha scelto di affrontare le criticità, senza negarle ma ridimensionandone la portata complessiva.
“Siamo a conoscenza di alcune criticità localizzate come, per esempio, in via Volontari del Sangue”, ha ammesso, per poi aggiungere un passaggio politicamente significativo: “Credo però che sia necessario essere onesti intellettualmente e riconoscere che la città in questi anni è migliorata e il verde è attualmente ben curato”. Cometto ha poi rivendicato anche l’uso di documentazione fotografica portata in aula: “Ho documentato lo stato del verde cittadino attraverso numerose fotografie recenti, dalle quali emerge una situazione complessivamente buona e in molti casi ottima”.
Il punto di frizione tra maggioranza e opposizione resta tutto qui: da un lato la percezione dei cittadini e la richiesta di trasparenza sui controlli, dall’altro la lettura dell’amministrazione che rivendica risultati e organizzazione.
La mozione è stata infine respinta con 6 voti favorevoli e 17 astensioni, confermando una distanza politica più ampia del solo tema del verde pubblico.
Ma il dibattito, al di là dell’esito, lascia sul tavolo una domanda che difficilmente si chiuderà qui: quanto pesa la qualità percepita rispetto alla qualità “misurata” della gestione urbana?
E soprattutto, in una città come Aosta, dove il decoro urbano è anche biglietto da visita politico, il verde è ancora solo una questione tecnica o è già diventato terreno di scontro identitario?













