Aosta è una città che vive della sua immagine e della qualità degli spazi pubblici, ma anche della capacità di accogliere un turismo sempre più mobile e itinerante. L’area camper di via Caduti del Lavoro, in questo senso, è uno dei punti più delicati: posizione strategica a due passi dal centro, ma servizi non sempre all’altezza delle aspettative. È su questo equilibrio fragile che si è giocata la discussione in Consiglio comunale.
La mozione presentata dalla consigliera Cristina Dattola ha messo subito il dito nella piaga, partendo da un dato difficilmente contestabile: la posizione dell’area è un asset turistico importante, ma non basta da sola a garantirne il valore. Per giunta è realizzata in adiacenza ad una isola ecologica.
«L’area è collocata in una posizione particolarmente favorevole, a breve distanza dal centro storico e quindi strategica per la fruizione turistica della città» ha sottolineato Dattola, evidenziando però come questa potenzialità venga oggi parzialmente dispersa da criticità strutturali: «sono state segnalate diverse problematiche da parte degli utenti, in particolare l’assenza di alcuni servizi essenziali e condizioni generali che necessitano di un miglioramento». Rincresce che quando ci si affacia dai camper vede il campionario dei rifiuti.
Il punto politico della mozione è chiaro: non si tratta solo di manutenzione, ma di visione complessiva. Rendere l’area più accogliente significa, nelle intenzioni della consigliera, inserirla dentro una strategia turistica più coerente e competitiva.
La risposta dell’assessore alla Pianificazione territoriale, Innovazione e Transizione ecologica Luca Tonino si è sviluppata invece lungo una linea più articolata, ma anche più prudente.
Tonino ha ricostruito la vicenda amministrativa dell’area, ricordando che il tema «è aperto da molti anni» e che dopo una fase iniziale di gara pubblica non si è riusciti a consolidare una nuova gestione stabile. Da qui la scelta di affidare l’area ad APS nel 2018, in una logica di continuità gestionale più che di rilancio strutturale.
Il passaggio più rilevante arriva però sulla prospettiva futura: «L’area camper mantiene ancora oggi una forte attrattività grazie alla sua posizione centrale, molto apprezzata dai camperisti, e proprio per questo negli ultimi giorni è iniziato un lavoro concreto per valutarne il rilancio». Fin qui, una lettura condivisibile del potenziale.
Ma subito dopo si apre il fronte delle ipotesi, che sposta il dibattito dal presente al futuro non definito: «È pervenuta una proposta di iniziativa privata che prevede opere di riqualificazione e ampliamento». E ancora: «Parallelamente stiamo valutando anche la possibilità di realizzare una seconda area camper, più decentrata rispetto a quella attuale».
È proprio qui che emergono le prime contraddizioni politiche del ragionamento dell’assessore. Da un lato si riconosce l’urgenza di intervenire su un’area esistente che mostra limiti evidenti; dall’altro si apre contemporaneamente il cantiere di una seconda struttura, ancora tutta da definire. Il rischio è quello di moltiplicare le ipotesi senza aver ancora risolto il nodo principale: la riqualificazione dell’esistente.
Un secondo elemento riguarda il ruolo della proposta privata. L’amministrazione la indica come leva per il rilancio, ma senza chiarire tempi, condizioni e impatti sulla gestione pubblica. «Auspichiamo di poter fornire nei prossimi mesi indicazioni più compiute su entrambe le ipotesi» ha concluso Tonino, rinviando di fatto ogni scelta strutturale a una fase successiva.
La sensazione, dentro il dibattito, è quella di una strategia ancora in costruzione: molta apertura alle possibilità, ma pochi elementi concreti su cui valutare tempi, investimenti e ricadute.
La mozione è stata respinta con 4 voti favorevoli e 18 astensioni. Un esito che fotografa bene l’equilibrio politico della discussione: riconoscimento del problema, disponibilità a discuterne, ma nessuna scelta netta sul modello futuro.
Resta così un punto centrale, che va oltre la singola area camper. Aosta vuole davvero strutturare il turismo itinerante come asset stabile o continuerà a inseguire soluzioni frammentate tra gestione ordinaria, iniziative private e progetti ancora in fase embrionale?













