C’è un punto in cui la “transizione” smette di essere fisiologica e diventa un problema politico e gestionale. E nella sanità valdostana quel punto sembra ormai superato da un pezzo. La mancata nomina del nuovo Direttore generale dell’Azienda USL Valle d'Aosta sta diventando un caso vero e proprio, con un sistema che procede a metà gas mentre le criticità, invece, corrono a pieno ritmo.
A dirlo senza giri di parole sono le tre sigle sindacali: CGIL Valle d’Aosta, SPI CGIL e FP CGIL, che mettono nero su bianco una preoccupazione netta, quasi severa. Nel loro intervento la frase chiave è già un atto d’accusa politico-amministrativo: “Il ritardo nella scelta indebolisce il percorso di riorganizzazione del sistema”.
Non è una sfumatura. È un giudizio diretto sulla gestione dei tempi da parte del Governo regionale, che sta lasciando scoperta una casella strategica proprio mentre la sanità regionale è sotto pressione su più fronti contemporaneamente.
I sindacati elencano senza attenuanti le emergenze: carenza di personale, difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione dei professionisti, liste d’attesa che restano un nervo scoperto, e un PNRR sanitario che richiede capacità di guida, non interregni prolungati. In altre parole: senza una governance pienamente operativa, la macchina si inceppa.
E qui arriva il punto politico più delicato. Per CGIL, SPI e FP CGIL la questione non è solo “chi” sarà nominato, ma “quando” e soprattutto con quale visione. Il messaggio è esplicito: serve una guida forte, stabile, competente. Non una soluzione tampone.
“La sanità valdostana necessita oggi di una governance forte, competente e autorevole, capace di assicurare continuità amministrativa e strategica”.
Tradotto: non è il momento di esperimenti, né di lungaggini decisionali.
Nel documento c’è anche un passaggio che allarga lo sguardo oltre i confini regionali, quasi a suggerire che la Valle d’Aosta non possa più permettersi una gestione autoreferenziale. Viene infatti sottolineata la necessità di competenze maturate anche in contesti esterni, italiani ed europei, con un riferimento esplicito a modelli organizzativi più avanzati. Un messaggio chiaro: qui non basta l’esperienza locale, serve una visione più ampia.
Ma il cuore dello scontro resta uno: il rapporto tra logica economico-contabile e diritto alla salute. I sindacati lo dicono senza diplomazia: “La sanità pubblica non può essere governata esclusivamente attraverso logiche economiche o contabili. Al centro devono tornare le persone”.
È una critica che va oltre la nomina del Direttore generale e tocca l’impostazione politica complessiva della gestione sanitaria.
Il rischio, secondo le organizzazioni sindacali, è quello di spezzare la continuità del percorso di riorganizzazione avviato negli ultimi anni. Un rischio che non viene presentato come astratto, ma concreto: fermare o rallentare i processi significherebbe disperdere competenze, investimenti e progettualità già avviate.
E infatti il passaggio finale è quasi un ultimatum istituzionale, pur mantenendo toni formali: “Chiediamo al Governo regionale di procedere rapidamente alla nomina del nuovo Direttore generale, attraverso una scelta improntata alla massima trasparenza, al merito e a una visione strategica”.
Una richiesta che suona meno come un invito e più come una diffida politica.
I firmatari del documento sono quindi:
- CGIL Valle d’Aosta
- SPI CGIL Valle d’Aosta
- FP CGIL Valle d’Aosta
In mezzo resta il sistema sanitario regionale, che non aspetta i tempi della politica. E che, quando rallenta ai vertici, non si ferma mai davvero: semplicemente accumula ritardi che poi qualcuno dovrà recuperare sul campo.













