La provocazione costruita con l'intelligenza artificiale dal dirigente scolastico Alfonso D'Ambrosio dell'Istituto Comprensivo di Lozzo Atestino riaccende il dibattito sul rapporto tra scuola, famiglie e social network. A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che esprime apprezzamento per un esperimento capace di mettere in luce un fenomeno sempre più diffuso: la pubblicazione online delle pagelle e dei risultati scolastici dei figli.
Secondo il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, l'esperimento ha prodotto un risultato emblematico. «Migliaia di interazioni, centinaia di commenti, giudizi formulati senza aver compreso il contenuto del messaggio», osserva, sottolineando come il fenomeno evidenzi «una progressiva trasformazione del rapporto tra persone, informazione e responsabilità». Una dinamica nella quale «la velocità della reazione prevale sulla profondità della comprensione; l'impulso sostituisce la riflessione; l'apparenza prende il posto del significato».
Per il Coordinamento, la scuola continua a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo del pensiero critico e della cittadinanza digitale, ma questo impegno rischia di essere vanificato se gli adulti trasmettono modelli comunicativi opposti. «Nessun percorso educativo può risultare efficace se il contesto adulto continua a proporre modelli comunicativi fondati sull'esibizione, sulla ricerca del consenso immediato e sulla confusione tra sfera privata e spazio pubblico», evidenzia Pesavento.
Al centro della riflessione c'è il significato stesso della pubblicazione delle pagelle sui social. «Pubblicare una pagella non significa semplicemente condividere un risultato scolastico. Significa trasformare un momento del percorso formativo, spesso carico di emozioni, aspettative e fragilità, in un contenuto destinato alla valutazione collettiva», afferma il presidente del CNDDU. Il rischio, aggiunge, è quello di «ridurre la complessità della crescita personale a un indicatore numerico, alimentando una cultura della prestazione nella quale il valore della persona tende a coincidere con il successo misurabile».
Pesavento invita inoltre a ricordare che dietro ogni voto esiste un percorso personale spesso invisibile. «Ogni voto racconta una storia che nessuna fotografia può restituire: impegno, difficoltà, resilienza, contesti familiari, talenti ancora in formazione, ostacoli superati o ancora da affrontare». Per questo motivo, trasformare quei risultati in contenuti pubblici significa «sottrarli alla dimensione educativa della relazione per consegnarli alla logica dell'approvazione sociale, dove il numero dei "like" finisce per sostituire il dialogo autentico».
Il Coordinamento richiama anche il diritto dei minori alla tutela della propria identità digitale. Secondo il presidente, «ogni informazione condivisa oggi contribuisce alla costruzione di un'impronta digitale destinata ad accompagnare bambini e adolescenti ben oltre il tempo della scuola». E aggiunge un principio etico destinato ad alimentare il confronto: «Il consenso dei genitori alla pubblicazione non esaurisce la questione etica, poiché il diritto all'autodeterminazione digitale appartiene innanzitutto ai futuri cittadini che quei bambini diventeranno».
L'esperimento, prosegue il CNDDU, mette inoltre in evidenza le responsabilità degli adulti nell'ecosistema digitale. «Gli adulti non possono limitarsi a denunciare i comportamenti superficiali delle nuove generazioni se sono i primi a praticare modalità comunicative caratterizzate da letture frettolose, condivisioni acritiche e reazioni emotive prive di verifica». Per Pesavento «l'educazione digitale non si insegna esclusivamente attraverso lezioni o regolamenti, ma soprattutto mediante la coerenza dei comportamenti quotidiani».
Anche il successivo esperimento sulla falsa interpretazione della pagella di Albert Einstein rappresenta, secondo il CNDDU, un'ulteriore conferma di quanto sia facile alimentare la disinformazione quando viene meno il controllo delle fonti. «La capacità di sospendere il giudizio, leggere integralmente un testo e accertarne l'attendibilità costituisce oggi una delle competenze civiche più urgenti da coltivare», afferma il presidente.
Per il Coordinamento, la scuola del XXI secolo deve andare oltre la semplice prevenzione del cyberbullismo o dell'uso scorretto delle tecnologie. L'obiettivo è costruire «una vera ecologia della comunicazione, nella quale il rispetto della dignità della persona, la tutela della privacy, il pensiero critico e la responsabilità nella produzione e nella diffusione dei contenuti diventino elementi strutturali dell'educazione alla cittadinanza».
In conclusione, il CNDDU auspica che il caso possa aprire un confronto nazionale sul ruolo educativo degli adulti nell'era digitale. «Non basta chiedere ai giovani di essere cittadini digitali consapevoli: occorre che gli adulti dimostrino, con i propri comportamenti, che la responsabilità precede sempre la condivisione, che il rispetto viene prima della visibilità e che il valore di una persona non può essere ridotto alla fotografia di una pagella», conclude Romano Pesavento.













