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ATTUALITÀ | 23 giugno 2026, 12:00

Vivi il verde, vivi Aosta

Aosta è una città che vive della sua immagine e della qualità degli spazi pubblici. Eppure il verde urbano continua a mostrare segni di sofferenza: aiuole spoglie, rotonde trascurate, parchi che alternano periodi di cura a momenti di evidente abbandono. Non si tratta di mancanza di volontà, ma di un limite strutturale ben noto: personale ridotto, costi crescenti, appalti che non sempre garantiscono continuità. La soluzione, però, esiste già. E funziona

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I dati nazionali parlano chiaro: i comuni italiani con meno di 50.000 abitanti — Aosta ne conta circa 33.000 — dedicano in media meno di 80 euro per abitante all'anno alla manutenzione del verde pubblico, una cifra spesso insufficiente per garantire standard accettabili. Le gare d'appalto al massimo ribasso, d'altro canto, tendono a comprimere la qualità del servizio fino al limite della decenza. Il risultato è sotto gli occhi di chi passeggia in centro: fioriere vuote a primavera, aiuole incolte lungo le rotatorie, aree gioco con erba alta.

Non è solo un problema estetico. Il verde curato riduce la temperatura percepita nelle aree urbane, abbatte l'inquinamento acustico e migliora la qualità dell'aria. Dove le aree verdi sono ben tenute, calano gli atti vandalici. Lo confermano decine di studi e, soprattutto, le esperienze di chi ha già trovato un modo per uscire dall'impasse.

Il volontariato civico per il verde non è un'idea astratta. In Italia, alcune città lo praticano da anni con risultati documentati. E ci sono esempi concreti da cui si potrebbero attingere informazioni per un progetto a misura di Aosta.

Dal 2014, il Comune di Modena ha adottato il Regolamento sui Beni Comuni, ispirato al modello elaborato da Labsus (Laboratorio per la Sussidiarietà). I cittadini, singoli o in gruppo, possono stipulare un Patto di Collaborazione con il Comune per prendersi cura di uno spazio pubblico. Ad oggi, a Modena sono attivi oltre 120 patti, molti dei quali riguardano la manutenzione di aiuole e piccole aree verdi. I volontari ricevono gli attrezzi necessari e, spesso, le piantine dal vivaio comunale. In cambio, il Comune risparmia e ottiene spazi curati tutto l'anno.

Bologna ha lanciato il progetto "Adotta un'aiuola" già nei primi anni 2010, coinvolgendo inizialmente le scuole e poi allargandolo a condomini, associazioni e singoli residenti. Ogni gruppo adottante riceve una piccola dotazione di attrezzi e semi, firma un accordo leggero con il Comune e si impegna a curare lo spazio per almeno un anno. I risultati monitorati dal Comune mostrano che le aiuole adottate vengono curate con maggiore continuità rispetto a quelle affidate agli appalti, con una riduzione stimata dei costi di manutenzione del 30-40% sulle superfici coinvolte.

Torino ha sperimentato il progetto "Custodi del Verde" in alcuni quartieri periferici, con un'attenzione particolare al coinvolgimento degli anziani. I custodi — per lo più pensionati attivi tra i 60 e i 75 anni — si occupano dell'irrigazione quotidiana delle aiuole affidate, della rimozione delle erbacce e della piccola potatura. Il Comune ha offerto in cambio una formazione di base di un pomeriggio (uso degli attrezzi, specie vegetali locali, buone pratiche) e ha consegnato a ogni gruppo una cassetta degli attrezzi. Il progetto ha dimostrato un effetto collaterale inatteso: nelle aree con i custodi, gli atti vandalici sono calati significativamente, probabilmente perché la presenza costante di adulti riconoscibili ha reso i vandali meno audaci.

In molte città tedesche — da Friburgo a Colonia, da Lipsia a Münster — i Seniorengarten-Teams ("squadre del giardino per anziani") sono una realtà consolidata da oltre vent'anni. Si tratta di gruppi di pensionati, solitamente tra i 60 e gli 80 anni, che si prendono cura di aree verdi di quartiere in accordo con le amministrazioni locali. Non si tratta di pura filantropia: i partecipanti ricevono rimborsi spese simbolici, copertura assicurativa per eventuali infortuni e accesso a corsi di formazione pagati dal Comune. A Friburgo, città di circa 230.000 abitanti celebre per la sua sostenibilità, oltre 400 pensionati partecipano attivamente a questi team, gestendo collettivamente più di 60 ettari di verde urbano. I risultati sul benessere dei partecipanti, rilevati da studi dell'Università di Friburgo, mostrano una riduzione del senso di isolamento e un miglioramento della salute fisica percepita.

Aosta, per dimensioni e tessuto sociale, sarebbe un terreno ideale per un progetto analogo. La città è piccola e compatta: spostarsi da un quartiere all'altro a piedi o in bicicletta richiede pochi minuti, il che rende la partecipazione accessibile anche a chi non ha mezzi propri. La rete di scuole, associazioni di categoria e circoli culturali offre già le infrastrutture umane necessarie. I pensionati attivi non mancano, così come non mancano i ragazzi delle scuole medie e superiori che cercano esperienze di cittadinanza attiva.

La Valle d'Aosta ha, in più, una specificità che può giocare a suo favore: il forte radicamento identitario, il senso di appartenenza al territorio che caratterizza le comunità di montagna. Prendersi cura del proprio spazio urbano non è un concetto estraneo alla cultura locale; è, semmai, un gesto che si traduce facilmente nella grammatica del vivere valdostano.

La proposta: "Aosta Verde Insieme"

Un'iniziativa come "Aosta Verde Insieme", promossa dall'assessorato competente — eventualmente in sinergia con l'assessore Cometto — potrebbe partire da un progetto pilota semplice e a basso costo.

Una città come Aosta, che punta sulla qualità della vita, sull'accoglienza turistica e sull'identità di borgo alpino curato e accogliente, non può permettersi aiuole abbandonate. Ma soprattutto non può permettersi di non utilizzare le energie e le competenze dei suoi cittadini, pensionati e ragazzi inclusi.

La proposta è sul tavolo. Il modello è collaudato. Le energie ci sono. Basta avere il coraggio di partire.

vittore Lume-Rezoli

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