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M.Cervino | 22 giugno 2026, 10:00

Chamois e la funivia sopra i luoghi comuni: settant'anni di un'identità senza auto

Dal "filo della speranza" del 1955 a oggi, il borgo della Valtournenche celebra la scelta pionieristica della mobilità verticale e della sostenibilità.

Chamois e la funivia sopra i luoghi comuni: settant'anni di un'identità senza auto

Raccontare la storia di un’identità difesa con orgoglio e di una scelta tecnologica diventata simbolo di un intero territorio. Attraverso documenti d’archivio, cronache d’epoca e testimonianze dirette, il percorso ripercorre i settant’anni di storia della funivia di Chamois: dal “filo della speranza” del 1955 ad oggi. Un viaggio tra la fatica del passato e la consapevolezza del presente, in un borgo che ha saputo trasformare un limite geografico in una risorsa inalienabile di silenzio e bellezza.

La storia dell'impianto a fune che collega Buisson al capoluogo rappresenta un caso unico a livello nazionale ed europeo. Nella metà degli anni Cinquanta, in pieno boom economico, la logica dell'epoca imponeva la costruzione di strade asfaltate per collegare anche i centri più isolati. La comunità di Chamois, guidata dal sindaco dell'epoca, scelse invece una strada diversa e controcorrente: rifiutare i veicoli a motore e scommettere sulla funivia per rompere l'isolamento della conca, senza intaccare l'integrità del paesaggio.

I documenti d'archivio e le cronache del tempo restituiscono la memoria di un'opera considerata audace, un vero e proprio cordone ombelicale per i residenti che fino ad allora dovevano affrontare la storica e faticosa mulattiera a secco da Antey-Saint-André. Quella decisione, inizialmente guardata con scetticismo all'esterno del comune, si è rivelata nel corso dei decenni una lungimirante strategia di sviluppo. Chamois è rimasto l'unico comune d'Italia non raggiungibile dalle automobili, diventando un modello globale di turismo slow.

Oggi, a settant'anni da quel primo viaggio, la funivia non è più solo un mezzo di trasporto pubblico necessario alla sopravvivenza della comunità alpina, ma un manifesto politico e culturale. La risorsa del silenzio e la salvaguardia dell'ambiente naturale sono diventati i tratti distintivi di un territorio che ha saputo smentire i luoghi comuni sulla marginalità delle montagne, dimostrando che l'assenza di strade può trasformarsi nel più grande valore aggiunto per il futuro economico e sociale delle terre alte.

red

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