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ECONOMIA | 29 maggio 2026, 11:16

Valle d’Aosta, imprese resilienti ma sotto pressione Presentata l’indagine 2026 della Chambre: economia stabile, ma crescono i timori su costi, lavoro e infrastrutture

La Valle d’Aosta continua a dimostrare una notevole capacità di resistenza economica, ma sotto la superficie dei numeri positivi emergono fragilità che rischiano di pesare sul futuro del sistema produttivo regionale. È il quadro emerso nel corso dell’incontro “L’economia valdostana nei dati. Prospettive e chiavi di lettura per imprese e informazione”, promosso dalla Chambre Valdôtaine e ospitato giovedì 28 maggio nel Salone Maria Ida Viglino di Palazzo regionale ad Aosta.

Valle d’Aosta, imprese resilienti ma sotto pressione  Presentata l’indagine 2026 della Chambre: economia stabile, ma crescono i timori su costi, lavoro e infrastrutture

Una Valle d’Aosta che resiste, ma che inizia anche a mostrare le crepe di un sistema economico piccolo, fragile e sempre più esposto ai cambiamenti globali. È questa la fotografia emersa dall’Indagine economica 2026 della Chambre Valdôtaine: numeri che raccontano una regione ancora capace di produrre ricchezza e fiducia, ma dove imprese e lavoratori si trovano stretti tra aumento dei costi, difficoltà nel reperire personale e infrastrutture che continuano a rappresentare un punto debole. Una realtà che, dietro i dati positivi, chiede ora una nuova capacità politica e imprenditoriale di fare sistema.

Un appuntamento che non si è limitato alla semplice lettura di statistiche economiche, ma che ha cercato di offrire una riflessione più ampia sullo stato di salute dell’economia valdostana, sulle sue prospettive e sulle criticità che iniziano ad affacciarsi con sempre maggiore evidenza. A presentare il rapporto è stato Paolo Cortese, del Centro Studi Tagliacarne, mentre la parte conclusiva dell’incontro è stata dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle piccole e medie imprese con l’intervento del giornalista e imprenditore Pepe Moder di Radio 24 e 24 Ore Business School.

L’indagine, realizzata nell’aprile 2026 su un campione di 1.290 imprese valdostane, analizza la congiuntura economica del 2025 e le prospettive per il 2026, ma soprattutto prova a leggere i cambiamenti profondi che stanno interessando il tessuto produttivo regionale: il ricambio generazionale, la difficoltà nel reperire personale, la pressione crescente dei costi, il tema delle infrastrutture e la capacità delle imprese di collaborare tra loro.

«Oggi non presentiamo soltanto un rapporto o una serie di tabelle – ha spiegato il presidente della Chambre Valdôtaine, Roberto Sapia –. Il compito di una Camera di commercio non è solo misurare: è ascoltare, interpretare e mettere a disposizione del sistema regionale elementi concreti per orientare le scelte pubbliche e imprenditoriali».

Parole che sintetizzano bene il senso dell’indagine: capire non solo dove si trova oggi l’economia valdostana, ma soprattutto quali rischi si stanno accumulando sotto la linea di galleggiamento.

I dati, almeno all’apparenza, raccontano una regione che tiene. Nel 2024 il valore aggiunto della Valle d’Aosta ha superato i 5,3 miliardi di euro, con una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente, superiore sia alla media italiana sia a quella del Nord-Ovest. Anche il valore aggiunto pro capite resta tra i più alti del Paese, superando i 43.500 euro.

Segnali incoraggianti arrivano anche dal fatturato delle imprese. Le aziende che dichiarano un aumento del giro d’affari salgono dal 24,9% al 26,6%, mentre quelle che segnalano una diminuzione calano dal 18% al 16,8%.

Eppure, dietro questa apparente stabilità, emerge un elemento che preoccupa sempre di più: molte imprese stanno continuando a restare competitive sacrificando però i propri margini economici. Secondo l’indagine, oltre un terzo delle aziende assorbe internamente l’aumento dei costi pur di non perdere quote di mercato.

«La tenuta del fatturato è un segnale importante, ma va letta insieme alla pressione sui margini – ha evidenziato Paolo Cortese –. Quando un’impresa assorbe internamente l’aumento dei costi per non perdere mercato, nel breve periodo difende la propria posizione, ma nel medio periodo riduce la capacità di investire, innovare e programmare».

È forse questo il dato più significativo emerso dall’indagine: la Valle d’Aosta continua a produrre valore, ma lo fa spesso comprimendo la redditività delle imprese. Una dinamica che può funzionare per qualche stagione, ma che rischia di diventare problematica nel lungo periodo.

Anche sul fronte della fiducia le imprese valdostane mostrano un moderato ottimismo. L’indice di fiducia a dodici mesi raggiunge quota 110,1, con prospettive particolarmente positive per agricoltura, turismo e ristorazione. Più complicata invece la situazione del comparto edilizio, che continua a soffrire.

Ma il vero tema che attraversa l’intera indagine è quello del lavoro. Nel 2025 le imprese valdostane prevedono oltre 21 mila ingressi professionali, ma il 55% delle figure ricercate è considerato di difficile reperimento. Una criticità che colpisce soprattutto il turismo, settore che rappresenta oltre la metà delle assunzioni previste.

Il problema, però, non riguarda soltanto le competenze professionali. Sempre più spesso le aziende fanno fatica ad attrarre lavoratori per motivi legati alla qualità complessiva del territorio: alloggi costosi o introvabili, trasporti difficili, collegamenti fragili e servizi insufficienti.

«Casa, trasporti e logistica non sono temi separati dall’economia: oggi sono economia – ha osservato Roberto Sapia –. Se un’azienda trova una persona disponibile a lavorare, ma quella persona non riesce a trovare casa, il problema non è più soltanto sociale o abitativo: diventa un problema di competitività».

Un passaggio che fotografa bene una delle grandi contraddizioni valdostane: un territorio attrattivo dal punto di vista turistico e ambientale, ma sempre più complesso per chi vorrebbe viverci e lavorarci stabilmente.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy, che ha insistito sulla necessità di accompagnare il cambiamento con strumenti aggiornati e strategie condivise.

«La vera sfida è quella di riuscire ad evolvere in un mondo in continua trasformazione – ha detto Bertschy –. È necessario continuare a lavorare insieme per rendere sempre più attuali gli strumenti che abbiamo a disposizione».

Sulla stessa linea anche il presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha sottolineato l’importanza di leggere i dati senza fermarsi ai numeri.

«In una regione piccola come la nostra i numeri hanno bisogno di essere spiegati e compresi per assumere il corretto significato – ha spiegato Testolin –. Dobbiamo guardare avanti per riuscire a dare alla Valle d’Aosta forze giovani e nuove energie».

L’indagine mette inoltre in evidenza un altro aspetto delicato: la vulnerabilità infrastrutturale della regione. Oltre il 40% delle imprese non è in grado di stimare i danni economici derivanti da eventuali interruzioni dei collegamenti strategici. Un dato che pesa in un territorio dove frane, problemi ferroviari e difficoltà nei trasporti continuano periodicamente a rappresentare un elemento di incertezza.

Accanto alle fragilità emerge però anche un punto di forza storicamente tipico del sistema valdostano: il forte radicamento territoriale delle imprese e il valore del brand Valle d’Aosta. Tuttavia, proprio questa dimensione locale rischia talvolta di trasformarsi in isolamento economico. Solo l’11,8% delle imprese partecipa infatti a consorzi o reti d’impresa.

«Il radicamento territoriale è una forza, ma non deve diventare isolamento – ha ammonito ancora Sapia –. In un mercato globale, o facciamo sistema o rischiamo di diventare invisibili».

La parte finale dell’incontro ha poi aperto una finestra sul tema dell’intelligenza artificiale e sulle sue possibili applicazioni concrete nelle piccole imprese valdostane. Pepe Moder ha invitato gli imprenditori a superare diffidenze e paure culturali.

«La prima barriera da superare è culturale – ha spiegato –. Per molte piccole imprese l’intelligenza artificiale sembra ancora qualcosa di lontano o costoso. In realtà oggi può essere un supporto pratico per scrivere meglio, rispondere più rapidamente ai clienti, tradurre contenuti o automatizzare attività amministrative».

Moder ha insistito soprattutto su un concetto: l’intelligenza artificiale non sostituisce l’imprenditore, ma può diventare uno strumento utile per recuperare tempo e migliorare le decisioni.

«Il vero rischio, oggi, non è sperimentare troppo: è restare fermi mentre clienti, mercati e concorrenti si muovono».

Ed è forse proprio questa la sintesi più efficace dell’intera indagine della Chambre Valdôtaine. La Valle d’Aosta continua a reggere, continua a produrre valore e continua a mostrare capacità imprenditoriali importanti. Ma il contesto attorno cambia rapidamente e la sensazione è che, nei prossimi anni, non basterà più semplicemente resistere. Servirà innovare, collaborare e soprattutto costruire una visione condivisa capace di trasformare le fragilità strutturali della regione in nuove opportunità di sviluppo.

je.fe.

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