C’è un modo semplice ma spesso sottovalutato per migliorare un paese: far sentire chi ci vive parte della sua manutenzione quotidiana, non spettatore ma protagonista. È esattamente da questa idea che nasce – e cresce – “Il mio paese è (il) più bello”, progetto del Comune di Charvensod che quest’anno arriva alla sesta edizione con un’impostazione ancora più ambiziosa.
Dal 1° al 30 giugno si riapre la finestra delle segnalazioni: muretti da sistemare, ringhiere da mettere in sicurezza, pavimentazioni da rivedere, aiuole da valorizzare, sentieri da curare. Insomma, tutto quel patrimonio minuto che spesso sfugge agli uffici comunali ma che, messo insieme, fa la qualità reale della vita quotidiana. Non la grande opera, ma la somma delle piccole cose.
L’assessore alle manutenzioni, cittadinanza attiva e ambiente, Ilaria Linty, lo dice con chiarezza: l’amministrazione non può vedere ogni angolo del territorio. E qui sta il punto politico – nel senso più alto del termine – del progetto: non sostituire il cittadino, ma renderlo “sensore” del territorio. Una forma di collaborazione che, se funziona, cambia proprio il rapporto tra istituzioni e comunità.
Ma quest’anno c’è qualcosa in più. E non è un dettaglio.
La prima novità si chiama “Fermate d’arte – Immagina Charvensod”: le pensiline degli autobus diventano spazio creativo, quasi una piccola galleria diffusa. L’idea è semplice ma potente: trasformare luoghi di passaggio in luoghi che parlano. Il tema scelto – “Charvensod, una comunità in movimento, tra tradizione e innovazione” – racconta già una direzione precisa: non un paese fermo a contemplarsi, ma un territorio che prova a raccontarsi nel tempo, dalle radici al futuro.
La seconda novità è ancora più interessante dal punto di vista civico: i collaboratori territoriali. Non tecnici, non burocrati, ma cittadini che diventano occhi e orecchie delle frazioni, raccogliendo segnalazioni e problemi per riportarli direttamente al sindaco. È una forma di micro-governance diffusa che, se ben gestita, può ridurre la distanza tra chi decide e chi vive i problemi reali.

Il sindaco Ronny Borbey lo definisce un “ponte” tra comunità e amministrazione. Ed è proprio qui che il progetto può fare la differenza: non solo risolvere criticità, ma costruire fiducia. Perché la partecipazione non è uno slogan, diventa credibile solo quando produce effetti visibili.
Accanto a tutto questo resta anche la possibilità di iscriversi all’albo dei cittadini attivi: un ulteriore passo verso una cittadinanza non delegata ma coinvolta.
C’è però una riflessione più ampia che questa iniziativa porta con sé. In un’epoca in cui spesso si parla di disaffezione politica e distanza dalle istituzioni, esperienze come questa provano a ribaltare la prospettiva: non aspettare che tutto venga risolto dall’alto, ma costruire un modello di cura condivisa del territorio. Con tutti i limiti che inevitabilmente ci sono – perché la partecipazione va organizzata, ascoltata, e anche gestita – ma con una direzione che va nella giusta direzione.
Il punto, in fondo, è semplice: un paese più bello non è solo quello con più interventi, ma quello in cui chi ci vive si sente responsabile di ciò che vede ogni giorno.
Info e moduli sono disponibili qui:
Comune di Charvensod – “Il mio paese è (il) più bello 2026”













