Ad Aosta si apre ufficialmente una nuova fase nella gestione dell’avifauna urbana. Tradotto dal linguaggio amministrativo: il Comune ha deciso di affrontare in modo più deciso e strutturato il problema dei colombi e della loro presenza sempre più invasiva in diversi quartieri cittadini. Una questione che da anni divide residenti, amministratori e ambientalisti, ma che oggi sembra essere arrivata a un punto di svolta politica e operativa.
L’annuncio è arrivato dall’Amministrazione comunale che ha avviato «una fase esplorativa finalizzata alla stesura di un piano d’azione» per affrontare in modo organico il fenomeno. Un percorso che parte da un primo sopralluogo effettuato lo scorso 13 febbraio nel Quartiere Cogne, insieme ad ARER e a un esperto del settore, e che ora punta ad allargarsi progressivamente ad altre aree della città.
Il tema, del resto, non è secondario. Chi vive in alcune zone di Aosta conosce bene il problema: escrementi sui marciapiedi e sui balconi, nidificazioni incontrollate, degrado urbano, sporcizia e continue proteste da parte dei residenti. Una situazione che negli anni è stata affrontata con interventi sporadici, senza però arrivare a una vera strategia complessiva.
Ed è proprio su questo aspetto che insiste l’assessore alla Pianificazione, innovazione e transizione ecologica Luca Tonino, che rivendica un cambio di approccio rispetto al passato.
«Stiamo affrontando il tema con un’impostazione diversa rispetto al passato» spiega Tonino (nella foto). «Ci stiamo orientando su un lavoro strutturato, verifiche puntuali e una programmazione che consideri decoro urbano, qualità della vita e sostenibilità degli interventi».
Parole che segnano una linea politica precisa: meno interventi tampone e più pianificazione. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire «un percorso serio e progressivo» capace di intervenire nelle situazioni più critiche, coinvolgendo anche i cittadini.
Il Comune, infatti, sta aggiornando il quadro conoscitivo del fenomeno, riprendendo anche lo studio realizzato nel 2004 e integrandolo con nuove osservazioni sul campo. Un lavoro tecnico che servirà a definire le future misure operative.
“Stiamo affrontando il tema con un’impostazione diversa rispetto al passato - ha commentato l’Assessore alla pianificazione, innovazione e transizione ecologica Luca Tonin - con l'obiettico di costruire un percorso serio e progressivo che consenta di intervenire nelle situazioni maggiormente critiche, affiancando alle misure tecniche un maggiore coinvolgimento della cittadinanza”.
Tra le ipotesi sul tavolo figurano l’installazione di dissuasori nei punti più problematici, programmi di controllo delle colonie attraverso la sterilizzazione e un rafforzamento degli interventi di pulizia urbana. Azioni che l’Amministrazione considera necessarie per ridurre progressivamente la presenza dei colombi e migliorare il decoro cittadino.
Non manca però il richiamo alla responsabilità individuale. Palazzo civico ricorda infatti che è ancora pienamente in vigore l’ordinanza sindacale numero 325 del 1° agosto 2007, che vieta di dare cibo ai colombi su tutto il territorio comunale, sia in aree pubbliche che private.
Un divieto spesso ignorato, soprattutto da chi continua a considerare innocuo lasciare pane e avanzi nei giardini o nelle piazze. In realtà, secondo il Comune, proprio queste abitudini contribuiscono ad alimentare il proliferare incontrollato delle colonie urbane.
L’ordinanza impone anche obblighi precisi ai proprietari di edifici abbandonati o inutilizzati, che devono chiudere gli accessi utilizzabili per la nidificazione e procedere a interventi di pulizia, disinfezione e disinfestazione. Inoltre viene chiesto ai proprietari degli immobili, in particolare nel centro cittadino, di installare sistemi di protezione passiva e dissuasori anti-volatili.
E non si tratta soltanto di raccomandazioni. Le sanzioni previste vanno da 25 a 150 euro per chi somministra cibo ai colombi e da 50 a 300 euro per chi non rispetta gli obblighi relativi agli immobili in stato di abbandono.
Nel provvedimento viene inoltre richiamata la responsabilità della società che gestisce l’igiene urbana, obbligata a rimuovere residui alimentari, fonti indirette di nutrimento e depositi di escrementi presenti sul suolo pubblico.
Dietro il linguaggio tecnico e amministrativo, emerge però anche un messaggio politico molto chiaro: il Comune vuole dimostrare di non voler più subire il problema, ma di affrontarlo con una regia più rigorosa e continuativa. Una sorta di “guerra urbana ai colombi”, che punta a conciliare tutela ambientale, vivibilità dei quartieri e decoro cittadino.
Resta ora da capire quanto il piano riuscirà davvero a incidere su un fenomeno che da anni accompagna la quotidianità di molti aostani. Perché se è vero che dissuasori e sterilizzazioni possono aiutare, altrettanto decisivo sarà il comportamento dei cittadini. Ed è proprio su questo punto che il Comune insiste: senza collaborazione e rispetto delle regole, nessuna strategia potrà essere realmente efficace.













