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FEDE E RELIGIONI | 07 maggio 2026, 08:00

Leone XIV richiama la Chiesa: parole chiare contro violenze e guerre

Sospesa tra il “già” e il “non ancora”, la comunità ecclesiale è chiamata a non assolutizzare sé stessa ma a schierarsi con decisione contro tutto ciò che ferisce la vita, interpretando la storia alla luce del Vangelo

Leone XIV richiama la Chiesa: parole chiare contro violenze e guerre

In una Piazza San Pietro gremita da circa 30mila fedeli, Papa Leone XIV torna su uno dei nodi più profondi e, allo stesso tempo, più dimenticati della riflessione cristiana: la dimensione escatologica della Chiesa. Un tema che può sembrare astratto, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete, soprattutto quando si tratta di prendere posizione di fronte alle ferite del mondo, dalle guerre alle violenze quotidiane.

“La Chiesa è chiamata a pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo”, afferma il Pontefice con tono netto, quasi a voler sgombrare il campo da ogni ambiguità. Non basta, insomma, una presenza silenziosa o diplomatica: serve una voce riconoscibile, capace di denunciare il male “in tutte le sue forme”.

Il cuore della catechesi si inserisce nel percorso di approfondimento della Lumen gentium, la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II che definisce identità e missione della Chiesa. Leone XIV ne rilegge il messaggio partendo da una tensione fondamentale: quella tra il “già” del Regno di Dio inaugurato da Cristo e il “non ancora” del suo compimento definitivo.

“Siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile”, osserva il Papa, mettendo in guardia da una visione corta, tutta ripiegata sull’organizzazione interna e sulle dinamiche quotidiane. Il rischio, nemmeno troppo velato, è quello di perdere l’orizzonte finale, riducendo la Chiesa a una struttura tra le altre.

E invece no: “Il popolo di Dio ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio”, ricorda Leone XIV, indicando un orizzonte fatto di “amore, giustizia e pace”. È da lì che bisogna partire per giudicare anche il presente, per leggere i conflitti e le contraddizioni della storia.

C’è poi un passaggio particolarmente significativo, quasi controcorrente rispetto a certe tentazioni autoreferenziali: “La Chiesa non annuncia sé stessa”. Tutto, insiste il Papa, deve rimandare alla salvezza in Cristo, non alla conservazione di equilibri interni o al prestigio delle istituzioni.

Ed è proprio sulle istituzioni che arriva uno degli avvertimenti più chiari: “Nessuna istituzione ecclesiale può essere assolutizzata”. Parole che pesano, soprattutto in un tempo in cui anche dentro la Chiesa non mancano rigidità e resistenze. Le strutture, dice Leone XIV, “vivono nella storia e nel tempo” e proprio per questo devono essere continuamente riformate, rigenerate, convertite.

Una visione dinamica, quasi inquieta, che rifiuta l’idea di una Chiesa immobile. “Portano la figura fugace di questo mondo”, aggiunge il Pontefice, ricordando che anche ciò che appare solido è in realtà provvisorio.

Nel mezzo di questa tensione tra fragilità e promessa, i credenti non sono chiamati né all’illusione né alla disperazione. “Vivono orientati dalla promessa”, spiega il Papa, sostenuti da una speranza che non è evasione ma criterio per stare dentro la storia.

E proprio qui si innesta il richiamo più politico, nel senso alto del termine: se la Chiesa vuole essere davvero “segno e strumento” del Regno, deve saper stare dalla parte dei più deboli, leggere i segni dei tempi e, quando serve, esporsi. Senza mezze parole.

Infine, uno sguardo che va oltre la dimensione terrena: la comunione tra la Chiesa “pellegrina” e quella celeste. Una relazione che si esprime nella liturgia, nella memoria dei defunti, nella cosiddetta comunione dei santi. “Una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo”, la definisce Leone XIV, quasi a ricordare che la storia della fede non si esaurisce nel presente.

Ma il messaggio che resta, alla fine, è molto concreto: in un mondo attraversato da conflitti e ingiustizie, la neutralità non è un’opzione. E la Chiesa, se vuole essere fedele alla sua missione, deve avere il coraggio di dirlo chiaramente.

red/pi

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