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ATTUALITÀ POLITICA | 30 aprile 2026, 19:37

Osservatorio antimafia, Libera Valle d’Aosta lancia l’allarme: “Così si rischia di snaturarne la natura civica”

Il coordinamento regionale di Libera prende posizione sulla proposta di modifica della legge istitutiva dell’Osservatorio sulla legalità. Apprezzamento per il lavoro svolto, ma forti critiche sull’ingresso della componente politica e sulla cancellazione del Comitato tecnico-scientifico. Preoccupazione anche per l’aumento degli ecoreati.

Il Coortdinamento di Libera VdA

Il Coortdinamento di Libera VdA

C’è un punto fermo da cui partire, ed è il riconoscimento del lavoro svolto. Il coordinamento di Libera Valle d’Aosta non usa mezzi termini nel ribadire che, negli ultimi cinque anni, l’Osservatorio regionale sulla legalità e sulla criminalità organizzata “ha rappresentato uno strumento importante e innovativo”, capace di cambiare il modo in cui istituzioni e società civile guardano al fenomeno mafioso.

Un cambio di passo che non è stato solo teorico, ma concreto. “Attraverso i progetti proposti – sottolinea Libera – si è cercato di sensibilizzare la popolazione su tematiche quali l’usura, il gioco d’azzardo, le infiltrazioni delle mafie al Nord”, contribuendo a scardinare quella narrazione che per troppo tempo ha relegato il fenomeno mafioso a una questione lontana, quasi esotica. Oggi, invece, la consapevolezza è diversa: le mafie “riescono a stringere legami con la politica e con la classe imprenditoriale”, e proprio per questo serve “un cambio di approccio e di conoscenza da parte della società”.

È su questo equilibrio, costruito nel tempo, che si innesta la proposta di modifica della legge istitutiva dell’Osservatorio, attualmente all’esame della I Commissione del Consiglio regionale. Ed è qui che emergono le preoccupazioni. Libera, che è stata audita in Commissione, non nasconde una posizione netta: “Esprimiamo la nostra contrarietà all’ingresso tra i componenti dell’Osservatorio dell’Assessore competente (o di un suo delegato) in materia di istruzione e di quello competente in materia di politiche sociali”.

Una contrarietà che non è formale, ma sostanziale. Il timore è che l’allargamento alla componente politica finisca per alterare la natura stessa dell’organismo. “Questo ampliamento rischia di snaturare la natura civica dell’Osservatorio che lo ha contraddistinto fin dall’inizio”, avverte Libera, rivendicando il valore di una composizione equilibrata che ha garantito, finora, autonomia e credibilità.

Non meno critica è la posizione sul superamento del Comitato tecnico-scientifico, uno degli elementi qualificanti dell’impianto originario. “Essendo formato da professionisti esperti di prassi e modalità – si legge nella nota – ha saputo fornire un supporto costante e importante alle attività dell’Osservatorio”. La sua eliminazione viene quindi letta come un passo indietro sul piano della qualità e della profondità dell’analisi.

Ma c’è un ulteriore fronte che Libera porta con forza al centro del dibattito, ed è quello ambientale. I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. “Dal rapporto Ecomafia 2025 sugli ecoreati del 2024, si evince che questi ultimi nel 2024 sono aumentati del 164,4% rispetto al 2023: 193 contro 73”. Un dato definito senza mezzi termini “allarmante”, che impone una riflessione immediata e, soprattutto, azioni conseguenti.

Per questo, l’appello finale è anche una richiesta precisa di indirizzo politico e operativo: “Questo dato allarmante non può non essere al centro delle future azioni dell’Osservatorio regionale”. In altre parole, non basta difendere ciò che è stato costruito finora; serve anche rafforzarlo e orientarlo verso le nuove forme della criminalità, sempre più ibride e capaci di intrecciare affari, ambiente e potere.

In controluce, la posizione di Libera apre una questione più ampia, che va oltre la singola modifica legislativa: quale deve essere il ruolo di un Osservatorio antimafia in un territorio come la Valle d’Aosta? Un organismo tecnico, autonomo e radicato nella società civile, oppure uno strumento più direttamente connesso alla sfera politica? La risposta, implicitamente, è già nelle parole dell’associazione: “La forza dell’Osservatorio è stata proprio la sua indipendenza”. E toccare quell’equilibrio, oggi, significa assumersi una responsabilità che va ben oltre una semplice riforma normativa.

pi.mi.

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