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| 23 aprile 2026, 16:00

Ragazze, algoritmi e silenzi: chi scrive davvero il futuro digitale?

Nel giorno dedicato alle ragazze nelle tecnologie, il prof. Pesavento richiama la scuola a una responsabilità che non può più essere rimandata: “l’intelligenza artificiale non è neutrale” e senza il contributo femminile rischia di amplificare disuguaglianze già esistenti

Ragazze, algoritmi e silenzi: chi scrive davvero il futuro digitale?

Nel giorno dedicato alle ragazze nelle tecnologie, il prof. Pesavento richiama la scuola a una responsabilità che non può più essere rimandata: “l’intelligenza artificiale non è neutrale” e senza il contributo femminile rischia di amplificare disuguaglianze già esistenti.

C’è un filo sottile – ma sempre più evidente – che lega le cronache di violenza contro le donne al modo in cui stiamo costruendo il futuro digitale. Non è solo una questione culturale o sociale: è anche tecnologica. E forse, proprio per questo, ancora più pericolosa. Il 23 aprile si celebra l’International Girls in ICT Day 2026, promosso dalla International Telecommunication Union, quest’anno dedicato a un tema che suona ambizioso quanto necessario: “AI for Development: Girls shaping the digital future”. Ma dietro lo slogan, la realtà resta ostinata. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, guidato dal professor Romano Pesavento, mette il dito nella piaga senza giri di parole: “l’intelligenza artificiale non può essere considerata un ambito neutrale”, perché riflette “i contesti culturali e i dati da cui trae origine”. Tradotto: se il mondo che costruisce l’AI è sbilanciato, lo saranno anche le sue decisioni.

E qui il dato diventa politica. E la politica diventa responsabilità. Secondo analisi di UNESCO e World Economic Forum, le donne restano nettamente sottorappresentate nei percorsi STEM, ancora di più nei ruoli legati all’intelligenza artificiale. Una conferma che arriva anche da LinkedIn: nei lavori emergenti, il divario non si chiude, si allarga. E allora la domanda è semplice, quasi brutale: chi sta programmando il nostro futuro? Se la risposta è “quasi sempre uomini”, il problema non è solo statistico ma strutturale.

Pesavento lo dice chiaramente: “la limitata diversità nei dataset e nei gruppi di sviluppo può determinare bias algoritmici, con effetti discriminatori”. Bias: parola tecnica, conseguenze molto concrete. Significa che un algoritmo può penalizzare una ragazza nella selezione per un lavoro, nella valutazione scolastica, perfino nell’accesso a servizi, senza che nessuno se ne accorga davvero. E qui il discorso torna alla realtà che conosciamo fin troppo bene: una società che fatica ancora a riconoscere pienamente il ruolo delle donne rischia di trasferire gli stessi squilibri dentro le macchine, solo che, una volta codificati, diventano invisibili e quindi più difficili da combattere.

Non basta indignarsi per un fatto di cronaca, non basta una panchina rossa o un post condiviso. Serve intervenire prima, alla radice. “La scuola è chiamata a contrastare gli stereotipi di genere”, ricorda ancora Pesavento, sottolineando come le studentesse debbano essere messe nelle condizioni di “riconoscersi come soggetti attivi nei processi di innovazione tecnologica”. Non spettatrici, non utenti, ma protagoniste. E invece, troppo spesso, il messaggio implicito resta lo stesso: la tecnologia è “roba da maschi”. Un errore che pagheremo caro, perché un’intelligenza artificiale costruita senza le donne non è solo ingiusta, è anche meno intelligente.

Il punto, allora, non è celebrare una giornata internazionale, ma capire se vogliamo davvero cambiare rotta. Il collegamento globale tra Tirana e Brasília racconta un mondo che prova a dialogare, ma la vera partita si gioca nelle aule, nei laboratori, nelle scelte quotidiane di insegnanti e dirigenti, e anche – inutile girarci attorno – nelle politiche pubbliche. Senza un investimento serio su educazione digitale e diritti umani, il rischio è di costruire un futuro tecnologicamente avanzato ma socialmente regressivo.

Pesavento chiude con una linea netta: “la piena inclusione delle ragazze […] è un presupposto imprescindibile per garantire sistemi più equi, trasparenti e rispettosi dei diritti fondamentali”. Non è una dichiarazione accademica, è un avvertimento. In un momento storico segnato da violenze che continuano a interrogare la nostra coscienza collettiva, ignorare questo tema sarebbe l’ennesima forma di complicità silenziosa. Perché il futuro non è neutrale. E nemmeno gli algoritmi lo saranno.

je.fe.

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