C’è un dato che, più di altri, racconta lo stato della politica valdostana: chi sopravvive oggi non è chi urla di più, ma chi riesce ancora a organizzarsi. E, nel suo piccolo ma non irrilevante spazio, La Renaissance Valdôtaine prova a dimostrare di esserci ancora – e soprattutto di voler contare.
L’assemblea generale del movimento, riunitasi ad Aosta il 14 aprile, non è stata una semplice formalità interna. È stata, piuttosto, un tentativo esplicito di rimettere ordine, consolidare la leadership e lanciare un messaggio all’esterno: Renaissance non è un’esperienza esaurita, ma una realtà che punta a ritagliarsi un ruolo nel riassetto politico regionale.
La riconferma all’unanimità di Giovanni Girardini alla presidenza va letta proprio in questa chiave. Nessuna spaccatura, nessun regolamento di conti, ma una scelta di continuità. Nel suo intervento, Girardini ha parlato senza ambiguità di una linea politica fondata su una “opposizione costruttiva”, disponibile al confronto con la maggioranza sui temi concreti. Un’espressione abusata, certo, ma che qui assume un significato preciso: restare fuori dai giochi di potere senza rinunciare a incidere.
Accanto alla stabilità, però, emerge anche il tentativo di rinnovamento. La nomina di Elso Gerandin alla segreteria politica rappresenta un passaggio tutt’altro che secondario. Lo stesso Gerandin ha chiarito la natura del suo incarico, definendolo “a termine”, con un obiettivo dichiarato: accompagnare il movimento verso un ricambio generazionale vero.
«Crediamo nella trasversalità e nel ricambio» ha affermato, indicando una linea che prova a superare gli schemi tradizionali. E ancora: «Renaissance continuerà a lavorare per alleanze basate sui programmi e sulla concretezza, lontano dagli steccati ideologici di destra e sinistra». Parole che, nel contesto valdostano, suonano quasi come una dichiarazione di identità più che una semplice intenzione politica.
Il nuovo assetto organizzativo si completa con i vice-segretari Rossana Scapoli e Alessandro Tillier, con Adriana Bassino alla tesoreria e Lorenzo Cintori alla comunicazione. Ma il segnale più interessante arriva dalla creazione di un gruppo di lavoro operativo incaricato di coordinare l’attività tra Comune di Aosta e Regione. Un tentativo, evidente, di colmare quella distanza che spesso rende i movimenti locali poco incisivi.
Non meno significativo è il ruolo del gruppo giovani, già attivo e pronto a rinnovare il proprio direttivo. Perché, al netto delle dichiarazioni, è proprio qui che si giocherà la credibilità del progetto: nella capacità di coinvolgere nuove energie e trasformarle in classe dirigente.
Nel suo intervento, Gerandin ha anche voluto riconoscere il lavoro della consigliera regionale Eleonora Baccini, segno di una volontà di valorizzare le figure già presenti nelle istituzioni senza chiudersi in una logica interna.
Resta però una domanda, inevitabile: questo rilancio sarà sufficiente? In una Valle d’Aosta dove i movimenti nascono e scompaiono con rapidità, la sfida non è solo organizzativa ma politica. Serve una linea riconoscibile, serve capacità di incidere, serve – soprattutto – una proposta che vada oltre le formule.
Renaissance prova a giocarsi questa partita puntando su tre parole chiave: continuità, ricambio e trasversalità. Un equilibrio non semplice, perché il rischio è quello di restare nel mezzo, senza una collocazione chiara.
Eppure, proprio in questa ambiguità potrebbe nascondersi la sua occasione. Se saprà tradurre le intenzioni in iniziativa politica concreta, il movimento potrà ritagliarsi uno spazio. Altrimenti, resterà l’ennesimo tentativo incompiuto della politica valdostana.
Per ora, però, un segnale c’è. E in tempi di immobilismo, non è poco.













