Prima ancora della polemica, c’è un dato politico che merita di essere messo a fuoco: il protagonismo di Forza Italia in Consiglio Valle su dossier concreti e strategici per la Valle d’Aosta. Un impegno che, al di là delle schermaglie tra gruppi, si traduce in scelte che incidono direttamente su istituzioni, personale e prospettive del territorio, come nel caso delle norme di attuazione legate all’alta formazione musicale.
È in questo contesto che si inserisce il dibattito acceso nelle ultime ore, dopo il voto espresso dal gruppo azzurro nella seduta di giovedì 26 marzo. A sollevare la polemica sono stati i gruppi consiliari Lega Vallée d’Aoste e Fratelli d’Italia, che hanno parlato apertamente di una presa di posizione in contrasto con la linea nazionale del centrodestra sul disegno di legge Bongiorno relativo alla riforma dell’articolo 609-bis del Codice penale.
«Nonostante i colleghi fossero stati avvisati – evidenziano i consiglieri di Lega VdA e FdI – hanno pervicacemente votato un testo che chiede di valorizzare la “centralità del consenso libero e attuale”, in palese contrasto con quanto recentemente approvato da tutto il centrodestra […] ovvero lo spostamento del baricentro della norma sul dissenso o sulla volontà contraria».
Un’accusa netta, che si spinge fino a mettere in discussione la coerenza politica degli alleati di governo in Regione: «Questo macroscopico errore sconfessa il lavoro fatto da tutto il centrodestra al Parlamento italiano. Aver condiviso […] una mozione con PD e AVS apre a diversi interrogativi […] siamo sicuri che Forza Italia […] non si stia invece spostando su posizioni di sinistra?».
Parole pesanti, che tuttavia rischiano di sovrapporsi – e in parte di oscurare – il merito di un altro provvedimento discusso nello stesso contesto istituzionale e ben più attinente alle competenze regionali. Si tratta delle norme di attuazione dello Statuto speciale che intervengono sul decreto legislativo n. 136 del 2007 in materia di istituzioni di alta formazione artistica e musicale.
Il provvedimento, infatti, aggiorna la denominazione dell’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta, che diventa ufficialmente “Conservatoire de la Vallée d’Aoste”, e introduce novità rilevanti sul fronte del reclutamento e della mobilità del personale docente.
In particolare, viene recepito il nuovo sistema nazionale previsto dal DPR n. 83 del 2024 per il comparto AFAM, superando il meccanismo delle graduatorie nazionali e aprendo a modalità più moderne e strutturate di selezione. Non solo: si introduce anche la possibilità di trasferimento dei docenti tra istituzioni valdostane e resto d’Italia, con una condizione chiara per chi arriva in Valle, ovvero l’accertamento della conoscenza della lingua francese secondo le modalità stabilite dalla Regione.
Un passaggio tutt’altro che secondario, perché tiene insieme due esigenze: da un lato l’apertura e l’integrazione nel sistema nazionale, dall’altro la tutela delle specificità linguistiche e culturali valdostane.
E proprio qui sta il nodo politico che va oltre la polemica contingente. Chi, nelle scorse settimane, parlava con leggerezza di «accordo fuffa» tra Union Valdôtaine e Forza Italia – in particolare Fratelli d’Italia Valle d’Aosta e Lega Vallée d’Aoste – oggi farebbe bene a guardare con maggiore attenzione a ciò che accade a Roma sui singoli dossier.
Perché il rischio, altrimenti, è che le dinamiche nazionali – complesse e spesso tecniche – finiscano per “passare sopra la testa” del dibattito locale, trasformando ogni voto in uno scontro ideologico, anziché in un confronto sul merito dei provvedimenti.
E in una regione autonoma come la Valle d’Aosta, dove ogni norma di attuazione incide direttamente sugli equilibri istituzionali, la differenza non è di poco conto.













