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ATTUALITÀ POLITICA | 12 maggio 2026, 12:30

Scuola, tecnologia e disuguaglianze: riflessioni su una trasformazione che chiede più attenzione

Viviamo in un’epoca di trasformazione digitale accelerata e la scuola — come ogni istituzione che si confronta con il cambiamento — è chiamata a fare scelte importanti. Scelte che, tuttavia, richiedono riflessione, analisi e, soprattutto, equità

Immagine generata con intelligenza artificiale

Immagine generata con intelligenza artificiale

Gentile assessore all’Istruzione, chi scrive è un convinto sostenitore delle potenzialità dell’informatica e del digitale.

Credo, come sostiene con autorevolezza Marco Camisani Calzolari, che l’intelligenza artificiale non debba sostituire l’essere umano, ma affiancarlo nel ragionamento, nella pianificazione e nel lavoro.

Eppure, proprio partendo da questa convinzione, nasce una preoccupazione concreta: che l’introduzione della tecnologia nella scuola italiana e valdostana stia avvenendo in modo frammentato, senza una visione unitaria e senza un’adeguata analisi dei contesti familiari e sociali in cui vivono gli studenti.

C’era un tempo in cui il diario scolastico era il filo semplice e diretto che collegava la scuola alla famiglia. Un oggetto fisico, quotidiano, accessibile a chiunque.

Oggi quel filo si è moltiplicato: il diario cartaceo coesiste con portali come ClasseViva, con Google Classroom e con altri strumenti digitali.

I compiti e le annotazioni non sono più raccolti sul diario, ma sparpagliati tra cartaceo e piattaforme di comunicazione che si sono succedute nel tempo. Il risultato, paradossalmente, è che il genitore si trova a dover monitorare più canali contemporaneamente.

La semplificazione — parola che la burocrazia scolastica sembra faticare ad amare — avrebbe dovuto essere l’obiettivo. Invece ci troviamo di fronte a una stratificazione di strumenti che, anziché avvicinare scuola e famiglia, rischia di disorientare proprio quelle famiglie meno attrezzate, meno digitalizzate e meno abituate a navigare tra interfacce e credenziali di accesso.

Il secondo tema è forse ancora più delicato e merita di essere affrontato con franchezza: i famosi compiti a casa, croce di alunni, genitori e nonni compresi.

Sempre più spesso agli studenti vengono assegnati compiti e ricerche da svolgere attraverso internet. Laddove le scuole siano adeguatamente dotate di strumenti informatici, questo può avere un senso didattico. Ma quando il compito si sposta nell’ambiente domestico, emergono disuguaglianze difficili da ignorare.

Non tutte le famiglie dispongono di un computer. Non tutti i genitori sono in condizione — per formazione, per tempo o per situazione lavorativa — di accompagnare i propri figli nel completamento di questi compiti.

Chi ha la fortuna di avere a casa strumenti adeguati e figure di riferimento disponibili si trova avvantaggiato; chi non li ha accusa un ritardo che non deriva dalla capacità o dalla volontà del ragazzo, ma semplicemente dalle condizioni di partenza.

In questo senso, i compiti a casa — già oggetto di un dibattito pedagogico aperto — rischiano di trasformarsi in un meccanismo involontario di riproduzione delle disuguaglianze sociali.

Non è una colpa di nessun insegnante in particolare; è, piuttosto, il segnale di un sistema che non ha ancora trovato risposte organiche a queste nuove sfide.

Tutto ciò, gentile assessore, vuole essere una riflessione, non un’accusa. Né una critica al corpo docente, che lavora spesso in condizioni difficili e con risorse limitate, né tantomeno un rifiuto della tecnologia.

Vuole essere, invece, un invito alla riflessione collettiva: alle istituzioni scolastiche, alle direzioni regionali e alle amministrazioni locali.

La Valle d'Aosta ha dimensioni che potrebbero rappresentare un vantaggio: una comunità più raccolta, più coesa, dove sarebbe più agevole costruire percorsi condivisi, mappare i bisogni reali delle famiglie, garantire accesso agli strumenti a chi non ne dispone e formare gli insegnanti non solo all’uso degli strumenti digitali, ma anche alla consapevolezza del contesto in cui operano.

Il digitale, usato bene, può ridurre le distanze. Usato male, o senza criterio, può ampliarle.

La scuola ha il compito antico e sempre attuale di essere un luogo di equità. Sarebbe un peccato che, nell’inseguire l’innovazione, si perdesse di vista proprio questo.

Vittore Lume-Rezoli

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