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ATTUALITÀ POLITICA | 06 maggio 2026, 12:02

Chi paga la difesa di Renzo Testolin per il ricorso e la difesa contro l'inellegibilità e decadenza?

Un lettore solleva un dubbio semplice: è giusto che siano i valdostani a sostenere le spese legali in una vicenda personale? E nel silenzio generale, la domanda resta senza risposta

Vigneta realizzata con IA

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Un Lettore scrive: "Leggevo alcuni commenti in merito alla vicenda Testolin, in cui molti si chiedono con che soldi sia stato pagato l’avvocato, chi continuerà a sostenere le spese legali e le eventuali spese processuali, e perché nessuna associazione dei consumatori o sindacato abbia sollevato il problema. Non mi pare giusto che, in occasioni come questa, debba essere il cittadino a pagare".

La riflessione del lettore è tutt’altro che banale. Anzi, centra il punto.

Perché qui non siamo di fronte alla difesa di un atto amministrativo della Regione, ma – stando a quanto emerge – a una vicenda che riguarda direttamente la posizione personale del presidente Renzo Testolin, dichiarato ineleggibile per aver superato il limite delle legislature previsto dalla legge.

E allora la domanda diventa inevitabile: che interesse aveva la Regione a costituirsi in giudizio?

Secondo quanto denunciato da Alleanza Verdi e Sinistra Valle d'Aosta, la Giunta non solo non avrebbe mantenuto una posizione di neutralità, ma avrebbe deciso di schierare l’Amministrazione regionale in una causa che non la riguardava direttamente, impegnando oltre 21 mila euro di risorse pubbliche.

Un fatto “sorprendente”, anche perché – sempre secondo questa ricostruzione – non è stato impugnato alcun atto della Regione, né risultano in gioco diritti o interessi propri dell’ente. Il contenzioso riguarderebbe esclusivamente il diritto soggettivo del presidente a ricoprire nuovamente la carica.

Se così stanno le cose, la questione non è solo giuridica. È soprattutto politica. E anche un po’ etica.

Perché qui non si discute di cavilli, ma di una linea di confine che dovrebbe essere chiarissima: i soldi pubblici servono a difendere l’interesse pubblico, non le posizioni personali.

Ed è proprio qui che il silenzio pesa. Dove sono le associazioni dei consumatori? Dove sono i sindacati? Possibile che nessuno ritenga necessario chiedere chiarimenti su come vengono spesi soldi che, alla fine, sono di tutti?

In una regione che ama definirsi Petite Patrie, certe scelte dovrebbero essere accompagnate da trasparenza assoluta e da un senso del limite ancora più rigoroso. Altrimenti il rischio è quello di scivolare in una normalità pericolosa, dove tutto si giustifica e nulla si spiega.

E allora la domanda del lettore resta lì, semplice e ostinata: perché deve pagare il cittadino? Perché se la risposta è “può farlo”, non basta. La vera risposta dovrebbe essere: “è giusto farlo?”

E su questo, oggi, il dubbio non solo è legittimo. È inevitabile. 

vlr

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