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ECONOMIA | 10 marzo 2026, 19:57

La segretaria Costante ad Aosta: «Preoccupazione per la vendita della Stampa al gruppo Sae»

“La Stampa venduta a chi «non ha i soldi per comprarla»? Costante, segretaria della Federazione Nazionale Stampa Italiana, lancia l’allarme: «150 anni di storia a rischio», «con il gruppo Sae ovunque problemi», «non permetteremo macelleria sociale»

Al centro Alessandro Mano, segretario dell'Associazione Stampa Valdostana - FNSI.  A sn. Il tesoriere Thomas Piccot e a ds François domaine presidente dell'Assemblea

Al centro Alessandro Mano, segretario dell'Associazione Stampa Valdostana - FNSI. A sn. Il tesoriere Thomas Piccot e a ds François domaine presidente dell'Assemblea

All’assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante esprime forte preoccupazione per il possibile passaggio del quotidiano La Stampa al gruppo Sae. Nel mirino anche il contratto fermo da dieci anni, i compensi dei collaboratori e le proposte degli editori, con nuovi scioperi annunciati per il 27 marzo e il 16 aprile.

L’allarme sul futuro del quotidiano La Stampa arriva anche da Aosta. Durante l’assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana, riunita lunedì 9 marzo, la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, intervenuta in collegamento video, ha espresso «preoccupazione per la vendita del quotidiano La Stampa al gruppo Sae», inserendo la vicenda in «un quadro già complicato per i giornalisti in tutta Italia».

Secondo Costante la possibile operazione editoriale rischia di avere conseguenze pesanti. «Dopo 150 anni di storia – ha spiegato – La Stampa, con i suoi 185 giornalisti dipendenti e circa 800 collaboratori, rischia di passare da una situazione di relativa tranquillità a un editore che si appresta a comprare il giornale senza avere i soldi per farlo». Una prospettiva che, secondo il sindacato, suscita forti timori tra i lavoratori della testata torinese.

La segretaria della Fnsi ha ricordato anche i precedenti legati all’attività del gruppo editoriale. «Ovunque il gruppo Sae sia arrivato – dalla Nuova Sardegna al Tirreno fino alle Gazzette emiliane – ha creato problemi ai colleghi», ha affermato, sottolineando come la categoria guardi con apprensione a questa possibile evoluzione.

Proprio per manifestare solidarietà ai giornalisti del quotidiano torinese e marcare la posizione del sindacato è stata annunciata una mobilitazione nazionale. Mercoledì 1° aprile è prevista infatti una manifestazione unitaria della Fnsi a Torino. «Sarà un modo per dimostrare vicinanza ai colleghi del quotidiano e segnare la presenza del sindacato nei confronti del gruppo Sae: non permetteremo che venga fatta macelleria sociale alla Stampa», ha ribadito Costante.

Nel suo intervento la segretaria della Fnsi ha poi allargato lo sguardo alla situazione complessiva della professione giornalistica, partendo dal rinnovo del contratto nazionale, fermo ormai da un decennio. «Gli editori stanno scommettendo sulla debolezza della nostra categoria. Noi dobbiamo dimostrare che, come giornalisti, abbiamo saputo ritrovare noi stessi, nonostante dieci anni di buio contrattuale, e che siamo capaci di lottare per i nostri diritti e la nostra dignità», ha dichiarato.

Dopo lo stallo della trattativa con gli editori e lo sciopero molto partecipato dello scorso 28 novembre, la mobilitazione proseguirà con due nuove giornate di protesta: i giornalisti torneranno infatti a incrociare le braccia il 27 marzo e il 16 aprile.

Il nodo, ha spiegato Costante, riguarda non solo gli stipendi ma anche il futuro stesso della professione. «Non si può parlare di libertà di informazione quando il nostro contratto è fermo da dieci anni e i lavoratori autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi guadagnano compensi al limite della sopravvivenza». Secondo la segretaria gli editori continuano a opporsi a aumenti salariali significativi, mentre il contratto in vigore risulta ormai superato anche sul piano tecnologico. «Ci ritroviamo con un contratto che parla ancora di dimafonisti, senza riferimenti all’intelligenza artificiale o agli Ott, come Google e Meta», ha osservato.

Tra le proposte avanzate durante il confronto con gli editori ce n’è una che ha suscitato particolare indignazione nel sindacato: «Ci è stato chiesto addirittura un taglio tra il 18 e il 21 per cento delle retribuzioni dei più giovani. Una proposta inaccettabile».

Sul rinnovo contrattuale è intervenuto anche il segretario generale aggiunto della Fnsi, Matteo Naccari, che ha parlato di un confronto al momento bloccato. «Abbiamo presentato agli editori molte proposte, ma da parte loro abbiamo trovato il vuoto assoluto», ha affermato. Per il sindacato lo sciopero non è soltanto una rivendicazione economica: «Serve un contratto moderno e prospettive per il futuro della professione».

Tra i temi ancora aperti c’è anche quello dell’equo compenso. Costante ha ricordato che il tavolo di lavoro con il Dipartimento per l’Editoria «è stato aperto e poi sospeso», ma ha aggiunto che esiste un impegno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per arrivare alla definizione delle tabelle. «Le stiamo aspettando – ha detto – ma se non saranno davvero dignitose e non tuteleranno sia i lavoratori dipendenti sia le partite Iva, non le accetteremo».

L’assemblea dell’Associazione Stampa Valdostana è stata anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività dell’organizzazione regionale dei giornalisti. Il presidente dell’Asva, Alessandro Mano, ha ripercorso i quattro anni di mandato che si concluderanno a novembre con le elezioni per il rinnovo del direttivo.

Nel suo intervento ha scelto di partire dagli obiettivi non raggiunti, tra cui il cosiddetto tavolo per la cronaca, avviato con l’obiettivo di individuare modalità condivise di applicazione della riforma della giustizia nota come Riforma Cartabia. L’iniziativa, ha spiegato, «ha trovato sponda nell’Ordine degli avvocati ma ahimè non in quello dei giornalisti e non ha prodotto risultati concreti». Un tema che, secondo Mano, dovrà essere ripreso dal prossimo direttivo.

Tra i risultati raggiunti in questi anni il presidente dell’Asva ha invece ricordato il cambio di sede dei giornalisti valdostani, la firma del contratto per gli uffici stampa pubblici e l’avvio di un nuovo servizio di consulenza legale a supporto dei colleghi.

Nel suo appello conclusivo Mano ha insistito sulla necessità di rafforzare l’unità della categoria. «Siamo una professione in via d’estinzione, con compensi per i collaboratori fermi da oltre vent’anni e con il contratto per i dipendenti fermo da dieci anni. Gli editori non hanno capito che abbiamo toccato il fondo». Per guardare avanti, ha aggiunto, «serve mettere gli interessi della professione davanti a tutto, dialogare di più e migliorare la nostra comunicazione verso i colleghi e verso l’esterno».

Durante l’assemblea sono stati inoltre approvati il bilancio consuntivo 2025 e quello preventivo 2026. Il tesoriere Thomas Piccot ha parlato di «un bilancio solido nel solco della gestione virtuosa degli ultimi anni», sottolineando come la razionalizzazione delle spese prosegua ormai da tempo.

La seduta si è conclusa con gli interventi della delegata regionale dell’Inpgi, Cristina Porta, e della fiduciaria della Casagit, Fulvia Ferrero, che hanno aggiornato i presenti sulle questioni previdenziali e sanitarie che riguardano la categoria.

pi.mi.

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