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CRONACA | 12 luglio 2025, 21:06

Dietro le sbarre del silenzio: il Governo ignora il grido della Polizia Penitenziaria

Oltre 5.000 ore di lavoro non recuperate, più di 700 riposi negati, sorveglianza al limite della legalità e relazioni interne tossiche: il carcere di Aosta/Brissogne è al collasso. Il Segretario regionale Carmelo Passafiume (Osapp) accusa: «Una situazione che si aggrava ogni giorno, ma le istituzioni voltano la faccia dall’altra parte»

Carcere Brissogne

Carcere Brissogne

«Il gesto di un giovane collega che ha lasciato il servizio l’8 maggio scorso doveva essere una sveglia per tutti. Invece, da allora, il silenzio delle istituzioni è stato assordante», tuona Carmelo Passafiume, Segretario Regionale dell’Osapp Valle d’Aosta.
«Parliamo di una realtà lavorativa – aggiunge – definita dal collega stesso “tossica, compromessa, priva di serenità e umanità”. A distanza di due mesi, nessuno ha chiesto conto delle sue motivazioni, nessuno ha avviato un confronto interno. Anzi, la situazione è peggiorata».

E mentre aumentano le dimissioni silenziose e le tensioni interne, fioccano le sanzioni disciplinari:

«Ci giungono segnalazioni di procedimenti cresciuti in maniera esponenziale, quasi che si voglia punire il malessere invece di comprenderlo», denuncia ancora Passafiume.

Ancora più grave, secondo il sindacato, è l’utilizzo "discutibile" dei sistemi di sorveglianza:

«Installare telecamere in prossimità dei bagni del personale è una violazione della privacy e della dignità umana. Se poi una telecamera è stata rimossa solo dopo che un detenuto ne ha danneggiata un’altra, la cosa assume contorni surreali», si legge nel comunicato.
«Ce n’est pas seulement une question de réglementation. C’est une question de respect de la personne et de ses droits fondamentaux», si legge nel documento.

Il bilancio del disagio è tutto nei numeri: «Oltre 5.000 ore di servizio da recuperare, pari a due anni e tre mesi di lavoro non retribuito. E più di 700 riposi mai concessi, che equivalgono ad altri due anni. In tutto, quattro anni di lavoro rubato alla vita del personale», precisa il sindacalista.
«Ce n’est pas un simple litige syndical : c’est un cri d’alarme. C’est la fatigue chronique d’un système en train de s’effondrer», prosegue il documento.

Non è tutto. Il sistema di valutazione interna, anziché motivare, avrebbe prodotto malcontento diffuso.

«Invece di analizzare con trasparenza le carenze organizzative, si scarica tutto sulle spalle di chi è in turno, senza mai mettere in discussione la catena di comando. Ma chi tutela chi ci tutela?»

E ancora: «Il personale è il vero motore della sicurezza in carcere. Senza ascolto, rispetto e attenzione, si spegne anche l’ultima scintilla di dedizione», sottolinea Passafiume, con voce ferma ma esasperata.

Il sindacato Osapp non risparmia critiche anche alla Direzione e al Provveditorato Regionale: «Le risposte scritte che ci arrivano trasmettono spesso più irritazione verso l’attività sindacale che equilibrio istituzionale. Come se pretendere rispetto fosse una colpa».

Il comunicato si chiude con un appello: «Non è una critica sterile, ma un’esigenza di verità e giustizia. Le istituzioni devono promuovere un confronto costruttivo e soluzioni concrete, altrimenti i proclami sulla sicurezza saranno solo parole vuote»
«Les discours triomphalistes ne valent rien s’ils ne sont pas accompagnés d’un environnement de travail digne et serein», conclude il documento firmato da Carmelo Passafiume, Segretario Regionale Osapp Valle d’Aosta.

pi.mi.

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