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INTEGRAZIONE E SOLIDARIETÀ | 09 settembre 2022, 15:00

Finanziamenti ai progetti di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere

I progetti devono essere presentati utilizzando il modulo predisposto dalla Struttura Servizi alla persona, alla famiglia e politiche abitative dell'Assessorato sanità, salute, politiche sociali pubblicato sul sito istituzionale nella presente pagina

Finanziamenti ai progetti di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere

Il Governo regionale ha approvato il bando per l’annualità 2022 per il finanziamento di progetti di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere ai sensi dell'art. 5, comma 2 della suddetta legge regionale possono presentare i progetti di cui al presente bando i seguenti soggetti:

  • gli enti locali, singoli o associati;
  • gli enti pubblici (comprese le istituzioni scolastiche), anche economici;
  • l'Azienda U.S.L della Valle d’Aosta;
  • il Centro antiviolenza di cui all’art. 6 della l.r. 4/2013;
  • le organizzazioni iscritte al registro regionale delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale che abbiano tra i propri scopi statutari la lotta alla violenza di genere;
  • le cooperative sociali e le imprese sociali che abbiano tra i propri scopi statutari la lotta alla violenza di genere.

La tematica individuata per l’annualità 2022, definita dal Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, sulla base della quale dovranno essere sviluppati i progetti, è la seguente:

La violenza basata sul genere è fondata sulla disparità di potere tra uomini e donne; è un fenomeno sociale che ha radici culturali antiche e profonde, legate ad una struttura di genere tradizionale che si riproduce attraverso rappresentazioni collettive fondate sugli stereotipi e sul sessismo. Stereotipi e pregiudizi che incidono sull’immaginario collettivo, si insinuano nel tessuto civile e creano le condizioni per una perpetrata violenza maschile sulle donne che, con il tempo e in alcuni contesti, subisce dei veri e propri processi di normalizzazione e giustificazione. Nel corso della storia la donna, spesso emarginata, sottomessa, perseguitata e considerata inferiore all’uomo, ha dovuto lottare per vedersi riconosciuti alcuni diritti dai quali era esclusa e per esercitare a pieno la sua libertà. Sebbene tante siano state le conquiste, la strada sembra essere ancora lunga e oggi la donna, in alcune zone del mondo e/o in alcuni ambiti della vita quotidiana (prendiamo ad esempio il lavoro o la stessa famiglia) deve ancora combattere e competere per conquistarsi e godere di una reale libertà a 360 gradi. E’ opportuno interrogarsi sul tema della libertà femminile, intesa nella sua accezione più ampia e nelle svariate forme attraverso le quali questa può essere espressa ed esercitata. Parlare di libertà, porta imprescindibilmente a riflettere sul rispetto per se stessi e per l’altro, sui limiti e sui rischi. Nelle relazioni interpersonali bisogna rispettare sé stessi, l’altro, comprendere dov’è lo spazio d’incontro e dove la giusta distanza. Il rispetto delle altre persone deve comprendere il comportamento quotidiano: è necessario infatti non sottovalutare atti e abitudini considerate “di costume” come fischiare insistentemente ad una donna per strada o permettersi un linguaggio inadatto con una collega o una cameriera. Tali azioni rientrano nella mentalità comune come “complimenti o apprezzamenti talvolta esagerati”, in realtà sono manifestazioni della sessualizzazione del corpo femminile. La libertà e il rispetto reciproco aprono anche un’ulteriore importante tematica sulla quale interrogarsi: il consenso. Purtroppo la cronaca di tutti i giorni ci riporta fatti raccapriccianti relativi a violenze sessuali in cui le donne-vittime subiscono dei processi mediatici e sono sottoposte a fenomeni di vittimizzazione secondaria. Dai salotti televisivi, ai titoli sui giornali, all’opinione pubblica per strada, si sentono spesso frasi del tipo “se l’è cercata, guarda com’era vestita”, oppure “se bevi e ti apparti poi metti in conto che può succedere”, “si è messa lei in questa situazione”. Occorre un profondo cambiamento culturale per sradicare questi pregiudizi che portano a colpevolizzare la vittima ed a giustificare il carnefice. Tale cambiamento può avvenire solo agendo un massiccio intervento educativo che passa anche attraverso la sensibilizzazione e l’informazione, oltre che la formazione e la prevenzione.

Il termine di ricevimento dei progetti è fissato per le ore 12 di lunedì 3 ottobre, come specificato all’art. 4 del bando allegato alla deliberazione della Giunta regionale n. 1025 del 05 settembre 2022.

red.

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