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ATTUALITÀ POLITICA | 12 gennaio 2022, 17:00

COLPI BASSI PER SALIRE SULL’ALTO COLLE DELLA REPUBBLICA

La rendita dei dormienti è finita: torniamo, come Esiodo, ad arare i campi della democrazia e della giustizia; così, anche le pecore potranno pascolare in pace

COLPI BASSI PER SALIRE SULL’ALTO COLLE DELLA REPUBBLICA

Vi ricordate la frase: “Ah Fra’… che te serve?” di andreottiana memoria? Essa era rivolta a Franco Evangelisti, il factotum del Presidente a Roma e provincia. Ebbene, ci risiamo: dal 24 gennaio in poi, fino alla digestione del nome, quella domanda dominerà la scena politica italiana.

Forse, i 1.009 Grandi Elettori del Quirinale si chiederanno quali possono essere le conseguenze del loro voto segreto. Mentre – e qui mi fermo solo a Roma – negli ultimi due anni hanno chiuso circa 350 alberghi, mentre l’Italia è ancora in ginocchio, i Grandi Elettori iniziano seriamente a pensare al proprio destino personale. Nelle tragedie di Eschilo erano gli Dei a sorvegliare le azioni dei mortali tutelando l’ordine umano; oggi ognuno pensa per sé.

Agli italiani non sembrano interessare i giochi per salire sull’alto Colle, così distanti dalle bollette di luce e di gas, dalla disoccupazione (solo a Roma, i licenziamenti dello Sheraton e del Majestic vanno ad implementare il numero di dipendenti alberghieri senza lavoro, circa 8.000), dal caro vita generale, dalla povertà di milioni di famiglie stremate dal bisogno: anzi, si conferma la tendenza ad ignorare la “politique politicienne”, disertando le urne. Sono finiti da un pezzo, sciolti nell’acido del conformismo, i miti dell’antica Grecia quando erano gli Dei a governare il mondo. Ed è finita anche la lotta di Esiodo in difesa del mondo agreste, dopo lo scontro con il fratello Perse per l’eredità paterna. Ricordiamo ancora oggi, nel terzo millennio, il suo “Us Boiotia (porca Boezia)” contro il conservatorismo del ceto monarchico nell’VIII° secolo.

Anche la riforma della Giustizia promossa a più riprese dagli inquilini illustri del Quirinale, penso al Presidente Giovanni Leone illustre giurista ed al Presidente Francesco Cossiga strenuo difensore della legge, è un sogno tutto italiano rimasto bloccato tra le sabbie mobili di oscuri poteri. Quindi, dopo il XII° settennato in linea con i precedenti, resta ben poco da ereditare a parte un impressionante debito pubblico con il quale convivere, sperando di evitare il peggio. Sarà difficile, dopo il ricambio sul Colle più alto, rinnovare lo spessore della democrazia con forze politiche così litiganti e distanti dalla lezione di Aldo Moro.

Andiamo verso l’ignoto: la verità?. La verità è che dobbiamo ancora smaltire “i resti d’inverno” di cui parlava La Pira a proposito dei relitti lasciatici dalla stagione post-bellica. La rendita dei dormienti è finita: torniamo, come Esiodo, ad arare i campi della democrazia e della giustizia; così, anche le pecore potranno pascolare in pace.

gianfrancofisanotti@gmail.com

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