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CULTURA | 02 settembre 2020, 10:30

IL GIARDINO DI LILITH: La donna di oggi è davvero indipendente?

Se l'indipendenza è definibile come "capacità di sussistere e di operare in base a principi di assoluta autonomia", la risposta pare evidente: ci stiamo avvicinando

IL GIARDINO DI LILITH: La donna di oggi è davvero indipendente?

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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La donna di oggi è davvero indipendente?

“Non dimenticare mai che una crisi politica, economica o religiosa sarà sufficiente per mettere in discussione i diritti delle donne. Questi diritti non saranno mai acquisiti. Dovrai rimanere vigile per tutta la vita”.

Questa citazione di Simone de Beauvoir ben rappresenta la situazione femminile contemporanea: basti pensare alla celere perdita di diritti che è seguita all'avvento pandemico, di cui ho già trattato in un articolo precedente.

Dunque in una società contemporanea che ANCORA, nonostante decenni di battaglie, non vede i pochi diritti acquisiti come solidi ed è ben lontana dall'agognata parità, viene da chiedersi...

Effettivamente, si è giunti perlomeno ad una reale indipendenza femminile, o è tutta una fuffa fatta di doveri e ben pochi riconoscimenti?

Gli stipendi delle donne si confermano mondialmente più bassi di quelli maschili, eppure -dati alla mano- pare che le donne contemporanee siano quelle economicamente più indipendenti della storia: si laureano più degli uomini; il 71% di loro lavora (almeno negli Stati Uniti) e si sposano sempre più tardi per concentrarsi sulla carriera.

Ovviamente, in tale contesto positivo, rimane indietro il nostro paese: l’Italia rimane una delle nazioni con i valori più bassi d’Europa per quanto concerne l'impiego femminile (il 49,3% contro una media del 62,4%), posizionandoci penultimi dopo la Grecia.

Parrebbe dunque, ad un primo sguardo che le donne di oggi siano sempre più emancipate e indipendenti;  che riescano a raggiungere risultati soddisfacenti professionalmente e, allo stesso tempo, ad avere una vita sociale molto attiva; coniugando tutto ciò ad una realizzazione nella famiglia, seppur in maniera tardiva.

Eppure, proprio in tale conclusione, è rilevabile la stonatura di fondo che fa dubitare sull'indipendenza della donna: mettendo da parte quella meramente economica, quanto una donna riesce ad essere libera ed autosufficiente in ogni campo se le viene richiesto un tale quantitativo di successi? In concreto, è forse possibile la totale autonomia in tutti gli ambiti, con altrettanti doveri?

Non è forse un risultato più somigliante ad un permesso che ad una vittoria, quello di accedere alle medesime possibilità del mercato di quelle maschili, pretendendo al contempo il mantenimento dei precedenti "doveri" riservati al mondo femminile e senza curarsi di un reale sostegno a lungo termine di tutti gli aspetti?

Se l'indipendenza è definibile come "capacità di sussistere e di operare in base a principi di assoluta autonomia", la risposta pare evidente: ci stiamo avvicinando. Senza però una struttura normativa e sociale che si adatti alla condizione femminile e non sia un copia-incolla del sistema patriarcale secolare che ci ha afflitto, banalmente allargato per concedere qualche "capolino" femminile di tanto in tanto...

L'autonomia della donna rimarrà compromessa e, quindi, decisamente parziale.

Isabella Rosa Pivot

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