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CULTURA | 25 giugno 2020, 12:30

Il Narciso….una rosa mascherata con spine pungenti.

All’Eterno poco importa la calligrafia svolazzante con cui firmiamo sui fogli o la luminosità delle nere lettere metalliche sulla porta di casa. Ci lascia giocare con sillabe che non ci appartengono, tanto lui conosce i nostri veri nomi

Il Narciso….una rosa mascherata con spine pungenti.

Narciso è un personaggio della mitologia greca. Ovidio narra che Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della  ninfa Liriope. Preoccupata per il futuro del bimbo, Liriope consultò l’indovino Tiresia, il quale  predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.”

Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza, che ogni  abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui; ma Narciso,  orgogliosamente, respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco  furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi, desiderosa di rivolgergli la parola, ma era incapace di  parlare per prima, perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto;  era stata infatti punita da Giunone, perché l’aveva distratta con dei lunghi racconti mentre le altre  ninfe, amanti di Giove, si nascondevano.

Narciso, quando sentì dei passi, gridò: “Chi è là?”, Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché  Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane. Narciso, però, allontanò immediatamente  in malo modo la ninfa, dicendole di lasciarlo solo. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della  sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la  voce.

 Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso. Il ragazzo, mentre era nel  bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la  prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che  stava fissando, senza rendersi conto che era lui stesso. Solo dopo un po' si accorse che l’immagine  riflessa apparteneva a sé e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si  lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia.  Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo  posto trovarono un fiore, al quale fu dato il nome di narciso.

 Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell’Oltretomba, si  affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando invano…di poter ammirare ancora una volta il  suo riflesso.  Il narciso è una pianta velenosa che può rivelarsi letale se ingerita mentre, il profumo dei narcisi,  ha un effetto narcotico con proprietà antispasmodiche. Gli arabi lo considerano un vero e proprio  afrodisiaco, mentre in India, l’olio di narciso si spalma sul corpo prima di pregare. Propizia la  fortuna, attrae l’amore, amplifica il magnetismo personale. Aiuta anche ad avere più fiducia in se  stessi ed a purificarci dopo un periodo difficile…

Gli antichi romani pensavano che il narciso fosse un fiore che cresceva nei campi Elisi, simbolo  dell'aldilà nella religione romana, e quindi avevano l’usanza di piantarli sulle tombe dei propri cari  defunti.  Nell’arte del tatuaggio cinese il narciso rappresenta l'augurio di far emergere il proprio potenziale  interiore e di ottenere riconoscimenti per il proprio lavoro. Ecco perché regalare narcisi è molto  gradito nel caso di un nuovo lavoro o se si sta cercando di avere più fortuna nella vita.

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Maurizio Platone

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