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Consiglio Valle | 20 giugno 2020, 12:00

L'anno zero della politichetta

Anche nei tragici giorni della pandemia abbiamo assistito alle miserevoli giravolte e penosi salti della quaglia di chi si sente sfilare la poltrona

L'anno zero della politichetta

Dunque sappiamo che a settembre saremo chiamati alle urne per rinnovare il Consiglio Valle. Più che rinnovare il Consiglio Valle siamo chiamati a mandare metaforicamente al macero una classe politica che ha riportato la Petite Patrie all’anno zero. Si ripartirà da zero, o quasi. Infatti, la Regione è sostanzialmente commissariata dalla burocrazia, per l’incapacità politica di chi non ha lesinato ribaltoni e contro ribaltoni per uno straccio di sedia ma con aureo accredito bancario regolarmente versato sul conto corrente.

Anche nei tragici giorni della pandemia abbiamo assistito alle miserevoli giravolte e penosi salti della quaglia di chi si sente sfilare la poltrona. Non hanno capito che i Valdostani sono stanchi di progetti politici il cui fine ultimo è mantenere le rendite; e nulla più. La crisi del coronavirus ha mostrato le gravi carenze dell’attuale modello Valle d’Aosta sul  piano economico, sociale, sanitario e politico.

E’ necessario un maggiore intervento della Regione per  un rafforzamento dei settori della sanità, della scuola parallelamente - come ha scritto qualcuno - a un rinnovamento pressoché totale di una classe dirigente che ha mostrato, il suo fallimento. Da come siamo ridotti, pensionati ai vertici di aziende pubbliche o con incarichi di responsabilità; Usl commissariata; casino commissariato; partecipate monopolizzate politicamente; Finaosta che per tanti anni ha segnato il passo.

Ma forse non possiamo né dobbiamo farci illusioni. Già dopo le elezione del 2013 speravamo in una svolta. E la svolta c’è stata verso la decadenza che ha avuto il suo apice con le elezioni del 2018 quando il giorno dopo del voto si sono viste le locuste migratorie aggredire le colture più rigogliose per poi, una volta distrutte, abbandonarle, e fuchi incapaci di difendere il proprio alveare.

Abbiamo visto lo spettacolo riprovevole di alcune forze politiche che si sono alleate con la Lega per ridimensionare l’Uv e una volta raggiunto l’obiettivo, hanno relegato all’opposizione la stessa Lega che pure rappresentava un elemento di novità nel quadro politico valdostano segnato da scissioni e divisioni.

E intanto le classi dirigenti, già allora chiaramente incapaci di intendere e di volere ma capaci di sfruttare l’instabilità politica, tornarono indifferenti alle vecchie faccende, con il risultato che la situazione ha continuato a degradarsi. Ma la Petite Patrie ed il suo Popolo hanno  l’occasione di ripensare al modello di società che vogliono costruire; a quale autonomia vogliono per le future generazioni. Hanno l’occasione per scaricare la zavorra che tiene bloccata la nave in porto. Dobbiamo avere il coraggio di rimboccarci le maniche anche se, forse, non siamo abituati perché tutto pioveva dal cielo di Piazza Deffeyes oggi annerita da svolazzanti avvoltoi che cambiano colore come i camaleonti.

Non approfittare di questa occasione sarebbe demenziale e imperdonabile perché è questa l’occasione per ridare dignità alla nostra Petite Patrie che molti, troppi, l’hanno scambiata per una mucca da mungere. La Valdostanità di chi è morto per la cultura e la democrazia Valdostana deve tornare ad essere un punto di riferimento centrale della politica di casa nostra.

Nel libro 'Riprendere il controllo, Nuove comunità per una nuova politica' (Treccani), George Monbiot  scrive: “Sia la democrazia sia la vita economica possono essere riorganizzate dal basso verso l’alto, permettendoci di riprendere il controllo e rovesciare le forze che hanno soffocato le nostre ambizioni per una società migliore”.

Questa è l’occasione per ripartire dall’anno zero della politica valdostana

piero.minuzzo@gmail.com

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