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ATTUALITÀ | 29 maggio 2020, 10:30

Da Facebook all'altare, i primi rientri nelle chiese

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO - Il commento di don Marian Benchea, parroco nella Valle del Lys,

Don Marian Benchea

Don Marian Benchea

Mentre scrivo queste righe siamo ancora nel pieno della pandemia che ha colpito l'umanità. Un giorno così non lo abbiamo mai conosciuto. Non ce lo siamo neppure immaginato. Il coronavirus ha cambiato ogni relazione, ogni attività anche ogni comunità dei credenti.
Ma arriva, con con timidezza e tanta prudenza, la bella notizia che da inizio di marzo attendavamo: è il momento nelle nostre comunità di poterci ritrovare e celebrare insieme l'Eucarestia. Ed ecco è arrivata il 18 maggio.
Da un paio di settimane, gli incontri virtuali avevano sostituito quelli reali. Abbiamo costruito una realtà diversa fatta da Zoom, Google meet e Whatshapp e perfettamente funzionabili. Anche molto flessibili. "Sono arrivata anche io, sono qui!” si sentiva spesso dalle casse audio del pc agli incontri virtuali ietro lo schermo da qualche persona in ritardo col collegamento. Ripensandoci, quasi mi viene la voglia di dire che si può rimanere seduto nell'ufficio e nello stesso tempo puoi viaggiare verso l'incontro con un altro.
Ogni qualvolta ricevevo un messaggio, oppure una foto, oppure una telefonata su whatshapp mi emozionavo. È come la storia personale e comunitaria, che riceve un update miracoloso (consiglio che ognuno di noi, una volta superata la pandemia, si faccia un piccolo angolo 'museale' dove mettere tutti i telefoni e i mezzi che in questo periodo ci hanno aiutato nella nostra socialità).
Il sabato 23 e domenica 24 sono state due appuntamenti carichi di pensieri ed emozioni. Provo a descriverli.
Tutto inizia con l'indosso della mascherina, davanti allo specchio. Un rituale ormai obbligatorio. Dopo aver seguito un paio di video su Youtube (vedete che ritorna questo desiderio e necessità nei confronti dei social media) riguardanti l'uso corretto della mascherina, munito anche di un paio di guanti monouso e di un gel igienizzante si parte in una nuova aventura. Verso la chiesa. Ogni passo calcolato, come si andasse verso lo spazio, mi univo ai sentimenti dei fedeli verso la chiesa parrocchiale. Provavo la gioia di rivederli, anche con le distanze sociali previste. Sentivo il bisogno di abbracciarli perche erano tornati (ed anche vivi e in salute, come ricordo ogni mattina nel mio saluto mattutino) e non li vedevo da tre mesi. Ma nello stesso tempo persisteva quel timore che ognuno di noi può essere portatore del nemico (è vero che sono le mie pecorelle a quale voglio un sacco di bene ma se siamo infetti io o loro?!) attuale di tutti i giorni: il Covid 19. Comunque sia non dobbiamo perdere la nostra umanità e né il nostro amore fraterno, e tutto questo nel desisderio di rispettare le regole governative imposte per questa fase 2.
Ma vedere la mia gente in chiesa ha prodotto una sentimento di felicità. E anche da parte loro, credo. Eravamo tornati.  Dovremmo sapere bene noi pastori che, quando celebriamo l'Eucarestia, anzitutto raduniamo il popolo. I nostri fedeli non sono un accesorio per la liturgia, prima del pane e del vino c'è l'assemblea. Mi veniva voglia di allungare le prediche di sabato e domenica solo per sentirli ancora piu vicini e quasi ancora trattenerli qualche instante di più.
Un momento intenso l'ho vissuto quando alla fine della celebrazione una mia parrocchiana è venuta a dirmi “grazie don” e dietro a quel ringraziamento ho scortoi lacrime che la fedele ha nascosto uscendo veloce dalla chiesa. Mi ha ricordato due detti: “Se non hai mai mangiato con le lacrime agli occhi, non conosci il sapore della vita” (J. W. Goethe) e “le lacrime di oggi sono gli arcobaleni di domani” (R. Nelson).

Questo e tanti altri bei momenti hanno riempito le giornate durante della pandemia. Per non dire della divertita battaglia tra i chierichetti di una delle comunità per prima di servire la Messa dopo questa lunga assenza (visto che le regole attuali provedano solo due ministranti intorno al celebrante).
Insomma si riparte. Mi racomando igienizzate le mani all'entrata della chiesa e per il resto lasciate che il cuore prega e canta. Con l'aiuto di Dio, andrà tutto bene.

Don Marian Benchea

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