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ATTUALITÀ | 12 dicembre 2025, 12:00

Fedeltà cieca o dignità politica?

Un’analisi critica della deriva populista in Valle d’Aosta, tra alleanze politiche contraddittorie, paura usata come arma elettorale e retoriche identitarie che oscurano i veri problemi. Il testo denuncia la complicità degli elettori e il tradimento dei valori della Resistenza, contrapponendo la “fedeltà cieca” alla “dignità politica” come scelta decisiva per il futuro democratico della Regione.

Fedeltà cieca o dignità politica?

La responsabilità degli elettori di fronte al populismo politico

Il fronte politico valdostano sembra un campo di battaglia dove le trincee cambiano ogni notte e le bandiere si scambiano come trofei di guerra. Alla luce degli ultimi avvenimenti, il cittadino si ritrova spettatore di un Risiko grottesco, dove l’alleanza tra Union Valdôtaine e Forza Italia appare come un ossimoro da manuale: un autonomista che si abbraccia al centrista romano, un falco che si accoppia con un pollo. Innaturale, ma utile a sopravvivere un’altra stagione.

Qui la fedeltà politica è cieca: un soldato che obbedisce anche davanti all’ingiustizia. La dignità politica, invece, è il partigiano che sa dire di no, che non si piega al comandante quando il comando è abuso.

La guerra vera, però, si combatte sulla paura, arma di distruzione di massa che i generali della politica locale brandiscono con cinismo: il nemico non è la disoccupazione giovanile, lo spopolamento delle valli o il declino dei servizi, ma l’immigrato, il musulmano, il diverso di turno. Si soffia sul fuoco dell’intolleranza come si lancia propaganda al fronte, perché la paura vende meglio della speranza e il razzismo mascherato da difesa delle tradizioni è più redditizio di un programma serio. La Valle d’Aosta, terra di confine che ha sempre vissuto di scambi, viene ridotta a fortezza assediata, un bunker dove il nemico è inventato a tavolino.

Ma ogni guerra ha i suoi complici, e qui il ruolo dell’elettore è cruciale: c’è chi preferisce l’uomo forte al comando, chi applaude al sovranismo come se fosse un’arma miracolosa, chi confonde la democrazia con il populismo autoritario. Sono complici quando chiudono gli occhi davanti alle alleanze contro natura, complici quando applaudono la retorica dell’odio travestita da patriottismo, complici quando votano per chi promette soluzioni miracolose senza chiedersi il prezzo in libertà e diritti. La loro ignoranza è una scelta: la scelta comoda di non voler vedere, di non voler capire, di delegare al capo la responsabilità di pensare.

Così i valori della Resistenza, che avrebbero dovuto essere il DNA della regione, vengono traditi come soldati lasciati indietro sul campo. La Valle d’Aosta, che ha conosciuto la brutalità del fascismo e ha pagato con il sangue dei suoi partigiani la libertà, sembra dimenticare troppo in fretta quella lezione. Quando un politico può soffiare sul fuoco del razzismo senza essere isolato, quando può agitare la bandiera dell’identità per nascondere la propria mediocrità, significa che il fronte democratico è stato sfondato.

La scelta è chiara come in un ultimatum: servitù o libertà. La fedeltà cieca è il collare; la dignità politica è la libertà. E la libertà non è mai stata un dono: è sempre stata una conquista di guerra, una trincea da difendere ogni giorno con coraggio, intelligenza e vigilanza. La Valle d’Aosta merita di meglio di generali che soffiano sul fuoco dell’odio per sopravvivere una stagione elettorale in più. Merita cittadini che abbiano la dignità di non farsi complici, che sappiano ridere in faccia all’ossimoro e ricordare che la politica non è un mercato delle vacche, ma un servizio alla comunità.

La democrazia è un campo di battaglia permanente: chi sceglie la fedeltà cieca si arrende; chi sceglie la dignità politica resiste.

Vittore Lemo-Rezoli

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