La Valle d'Aosta è al terzo posto in Italia per offerta di asili nido: le 'crèches' della nostra regione coprono il 27,2 % di bambini, seconde solo agli asili dell'Umbria (27,7 %) e dell'Emilia Romagna (29,3%).
Ma in Valle, però, c'è troppa dispersione scolastica: il 21, 2 per cento dei giovani tra i 16 e i 24 anni non ha un titolo di studio oltre la terza media; peggio di noi solo Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da un'altra zona di montagna, la Provincia di Bolzano (22,5%). Al Friuli la maglia rosa della frequenza scolastica: solo il 12 per cento dei giovani non ha un diploma superiore.
I dati sono pubblicati nel terzo 'Atlante dell'Infanzia (a rischio)' di Save the Children, presentato ieri a Roma. I minori in Italia sono 10 milioni 229 mila, pari al 16,9% del totale della popolazione: di questi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale.
Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta, Andria e Trani sono infatti le uniche province “verdi” italiane in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. La crisi economica rischia di pesare soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Del resto, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli.
Il dato che impressiona maggiormente: i neonati italiani nascono con un debito pubblico procapite di 3 milioni 500 mila euro, il più alto d'Europa.
Per Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, "é molto preoccupante l' 'indice del consumo di futuro dei bambini e dei giovani italiani' che corre parallelo alla crisi economica, al debito pubblico, alla scarsità di asili nido, alla miseria della spesa sociale per l'infanzia in alcune aree del paese, alla mancanza di una politica per l'infanzia nazionale e organica, alla pochezza del sostegno pubblico alle famiglie giovani". "Consumando l'idea di futuro dei bambini e dei giovani - afferma - stiamo segando il ramo dell'albero su cui siamo seduti".












