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SANITÀ, SALUTE E STARE BENE | 07 giugno 2019, 11:00

Quando il gioco diventa una malattia

Quando il gioco diventa una malattia

Quasi 3 italiani 10 partecipano a giochi con vincita in denaro (28,2%), il 71,8% dichiara di non farlo mai. In particolare, il 18,3% gioca solo dal vivo, il 2% solo on line, il 7,9% in tutti e due i modi. In generale, circa 1 italiano su 10 gioca on line. Tra tutti i giochi, il Gratta e Vinci è il più amato (l’85%), seguito dal Lotto e Superenalotto (77,4%), lotterie (62,4%), scommesse sportive (52,7%). Questi i dati emersi dall’ultimo rapporto Eurispes da cui si evince una Italia sempre più “in gioco”.  

È la speranza di riuscire a vincere, prima o poi, una grossa somma di denaro la principale spinta motivazionale del giocatore tipo, che rappresenta una percentuale pari 27,9%, seguita dalla ricerca di denaro facile (22%) e in ultimo dal puro divertimento (21,1%).

Interessante poi notare come il report metta a fuoco che l’8,2% gioca per occupare il tempo libero, il 5,5% per il brivido del gioco, il 4,7% per tradizione familiare, il 3,3% spera di vincere una cifra consistente da donare a chi ne ha bisogno. Infine, quattro giocatori su 10 confessano di rendersi conto almeno qualche volta, di giocare troppo e spendere troppi soldi, e un giocatore su 4 ha chiesto denaro in prestito per poter giocare.

Questa la fotografia più recente scattata nel nostro Paese che di certo allarma se lo si rapporta alla crisi economica e sociale in essere. Rilevante anche la percentuale del 35,4% secondo la quale per gli italiani, non sarebbe corretto promuovere un gioco lecito e responsabile da parte dello Stato. Da non sottovalutare è il gioco online se si considera che può contribuire ad aumentare il rischio di dipendenza oltre che da internet, anche dal gioco stesso, creando così una dipendenza patologica.

In generale, qualunque sia la modalità di gioco, è consigliabile monitorare il tempo che si “spende” per il gioco, sia in termini economici, che di tempo trascorso, primo campanello d’allarme per eventuali dipendenze patologiche correlate.

A proposito di dipendenza, è recente la notizia dell’inserimento della dipendenza da videogiochi nell’elenco malattie dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Si chiama Gaming Disorder, questa la definizione che i Paesi membri, durante l’Assemblea Generale in corso a Ginevra, hanno dato alla “nuova malattia”, votando a favore dell’adozione del nuovo aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (la cui sigla è Icd-11).

In cosa consiste?

Il disturbo da gioco, più propriamente dipendenza da videogiochi, si traduce in “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e sugli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti”.

Per essere considerato patologico, specifica il capitolo dedicato al problema, il comportamento deve essere reiterato per 12 mesi, “anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi”.

Quando è prevista l’entrata in vigore del nuovo testo?

Dal 1° gennaio 2022, con una serie di definizioni e codici per oltre 55 mila malattie e condizioni patologiche, in modo da uniformare le diagnosi e le classificazioni in tutto il mondo.

In attesa della entrata in vigore del nuovo testo il consiglio è quello di limitare il gioco in modo da non cadere nella rete della dipendenza patologica, evitando così eventuali ripercussioni sulla propria salute.

bruno albertinelli

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