Si tratta di una nuova policy introdotta dalla compagnia con la quale Volotea si riserva di modificare il prezzo del biglietto già acquistato — al rialzo o al ribasso — in base all’andamento del prezzo del petrolio greggio (Brent), a seconda delle ripercussioni dovute alla crisi mediorientale.
Sette giorni prima della partenza, il passeggero riceve la comunicazione di una variazione di prezzo compresa tra 6 e 14 euro per tratta. Se non versa tale importo, la prenotazione viene cancellata, senza diritto al rimborso in denaro, ma soltanto mediante crediti da utilizzare con la stessa compagnia.
Una condotta inaudita: modificare unilateralmente il prezzo del biglietto, per di più a ridosso della partenza, quando il passeggero ha già organizzato il proprio viaggio, non è soltanto una pratica commerciale scorretta, ma un vero e proprio abuso.
La pratica di Volotea, inoltre, contrasta con la raccomandazione della Commissione europea contenuta nelle linee guida pubblicate l'8 maggio 2026, che mirano proprio a garantire la trasparenza dei prezzi delle tariffe aeree.
Come correttamente rilevato dall’AGCM, la pratica risulta problematica sotto un duplice profilo: da un lato espone i consumatori a informazioni incomplete e potenzialmente ingannevoli al momento dell’acquisto; dall’altro li ricatta, di fatto, a pochi giorni dalla partenza, quando la possibilità di modificare o rinunciare al viaggio potrebbe risultare decisamente più onerosa.
Federconsumatori accoglie positivamente l’intervento tempestivo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e auspica che il procedimento cautelare produca effetti immediati, restituendo certezza e trasparenza ai passeggeri.
Invitiamo tutti i consumatori che abbiano subito l’applicazione di questa policy a segnalare il proprio caso alle sedi territoriali di Federconsumatori, al fine di valutare ogni ulteriore azione a tutela dei propri diritti.











