La domanda è semplice, ma la risposta appare sempre più complessa: chi lavorerà in Italia nei prossimi anni? A rilanciarla è l'Ufficio studi della CGIA di Mestre, che nell'analisi pubblicata il 18 luglio 2026 fotografa una tendenza destinata a incidere profondamente sul sistema produttivo nazionale. Negli ultimi dieci anni, infatti, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi 550 mila unità, mentre tra il 2025 e il 2029 quasi 3 milioni di lavoratori raggiungeranno la pensione, lasciando scoperti posti che rischiano di non trovare facilmente un ricambio.
Una questione che riguarda inevitabilmente anche la Valle d'Aosta. Pur con numeri molto più contenuti rispetto alle grandi regioni industriali, il territorio valdostano vive da tempo una crisi demografica caratterizzata da poche nascite, popolazione sempre più anziana e un saldo migratorio interno spesso negativo per quanto riguarda i giovani, molti dei quali scelgono di studiare o lavorare fuori regione senza poi rientrare.
Secondo le previsioni elaborate dal Sistema informativo Excelsior Unioncamere-Anpal, i pensionamenti interesseranno soprattutto la generazione dei baby boomer. Dei quasi 3 milioni di lavoratori destinati a lasciare l'attività, oltre 1,6 milioni appartengono al settore privato, 768.200 al pubblico impiego e 665.500 sono lavoratori autonomi. Il fenomeno colpirà con maggiore intensità regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, ma anche i territori più piccoli dovranno affrontare difficoltà analoghe, seppure con caratteristiche differenti.
In Valle d'Aosta il problema assume contorni particolari. Il tessuto economico regionale è composto prevalentemente da piccole e medie imprese, attività artigiane, aziende del commercio, del turismo e dei servizi, settori che già oggi faticano a reperire personale qualificato. Alberghi, ristorazione, edilizia, impiantistica, trasporti e professioni sanitarie registrano da tempo difficoltà nel trovare lavoratori disponibili, una situazione destinata ad accentuarsi con l'uscita dal mercato di una quota consistente di occupati esperti.
La questione non riguarda soltanto il numero dei lavoratori, ma anche il patrimonio di competenze che rischia di andare perduto. In una regione dove molte imprese sono a conduzione familiare e dove il sapere professionale viene spesso trasmesso direttamente sul posto di lavoro, il mancato ricambio generazionale può tradursi nella perdita di professionalità costruite in decenni di esperienza. Lo stesso vale per il comparto pubblico, chiamato nei prossimi anni a sostituire una parte consistente dei dipendenti che matureranno i requisiti per il pensionamento.
La CGIA affronta anche il tema dell'immigrazione, spesso indicata come soluzione al problema della carenza di manodopera. Secondo l'associazione degli artigiani mestrina, pensare che i flussi migratori possano risolvere da soli il problema sarebbe un errore. L'ingresso di nuovi lavoratori stranieri può rappresentare un aiuto nel breve periodo, ma solo se accompagnato da percorsi di formazione nei Paesi d'origine, conoscenza della lingua italiana, qualificazione professionale e reali opportunità di integrazione, comprese condizioni abitative dignitose. Un'impostazione che richiama anche gli obiettivi del Piano Mattei, orientato a costruire canali di ingresso più qualificati.
Anche per la Valle d'Aosta il tema è particolarmente attuale. La presenza di lavoratori stranieri è già oggi fondamentale in diversi comparti, soprattutto durante le stagioni turistiche, ma la concorrenza esercitata da altre regioni e dai Paesi confinanti rende sempre più difficile attrarre personale. Il costo della casa, soprattutto nelle località turistiche, rappresenta inoltre uno degli ostacoli principali per chi vorrebbe trasferirsi stabilmente sul territorio.
Lo studio affronta anche il nodo della sostenibilità del sistema pensionistico. Le proiezioni di Istat e del Ministero dell'Economia e delle Finanze indicano che la spesa previdenziale passerà dall'attuale 15,4% del Pil a un picco vicino al 17% intorno al 2040, per poi diminuire progressivamente sotto il 14% entro il 2070. Secondo gli estensori dello studio il sistema dovrebbe quindi mantenere un equilibrio complessivo, ma resta aperta la questione dell'importo delle future pensioni. I giovani che oggi alternano periodi di lavoro precario, contratti discontinui e stipendi modesti rischiano infatti di maturare assegni pensionistici insufficienti a garantire un tenore di vita adeguato. Da qui la proposta di rafforzare gli strumenti di previdenza complementare, anche attraverso forme volontarie di risparmio previdenziale gestite dall'INPS.
Non meno delicata appare la prospettiva sul fronte sanitario. Oggi gli over 65 rappresentano circa il 25% della popolazione italiana e assorbono quasi il 60% della spesa sanitaria nazionale. Secondo le stime, entro il 2050 gli anziani potrebbero arrivare a costituire circa il 35% della popolazione. Per una regione come la Valle d'Aosta, dove l'invecchiamento è già oggi più marcato rispetto ad altre realtà italiane, ciò significa programmare investimenti sempre maggiori nella sanità territoriale, nell'assistenza domiciliare e nei servizi dedicati alla non autosufficienza.
La fotografia scattata dalla CGIA, dunque, va ben oltre il semplice conto dei pensionamenti. Per la Valle d'Aosta rappresenta un richiamo a riflettere sul proprio futuro: sostenere la natalità, creare occupazione stabile e qualificata, favorire il rientro dei giovani che hanno studiato fuori regione, valorizzare la formazione professionale e rendere il territorio attrattivo per nuove competenze saranno passaggi decisivi. Perché la vera sfida non sarà soltanto sostituire chi andrà in pensione, ma costruire un modello di sviluppo capace di garantire lavoro, servizi e competitività a una regione che, come il resto del Paese, deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e sempre meno numerosa.












