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ATTUALITÀ POLITICA | 14 aprile 2026, 13:24

Caso Testolin, tra Tribunale e politica si infiamma lo scontro sull’ineleggibilità

Aosta si avvicina a un passaggio giudiziario tutt’altro che secondario, e la tensione politica cresce di ora in ora. Mercoledì 22 aprile il Tribunale sarà chiamato a esaminare il ricorso presentato da Alleanza Verdi e Sinistra Valle d'Aosta contro la permanenza di Renzo Testolin alla guida della Giunta regionale

Caso Testolin, tra Tribunale e politica si infiamma lo scontro sull’ineleggibilità

Un caso che nasce mesi fa, ma che oggi assume contorni sempre più politici e istituzionali. Il punto di partenza è la contestata elezione del 6 novembre 2025, quando la maggioranza del Consiglio regionale ha confermato Testolin in Giunta per la quarta volta consecutiva, proprio mentre una norma regionale del 2007 pone limiti precisi al rinnovo degli incarichi.

“Si è trattato di una forzatura che avevamo già denunciato da tempo”, ricordano da AVS, che nel dicembre 2025 ha deciso di alzare il livello dello scontro depositando un ricorso in Tribunale per chiedere l’accertamento dell’ineleggibilità e la decadenza dalla carica.

Poi la vicenda si è spostata sul piano legale, ma anche su quello politico-amministrativo, dove si sta consumando un passaggio che molti definiscono quantomeno anomalo.

“Non è in discussione un atto della Regione, ma un diritto soggettivo del Presidente”, è la linea sostenuta dal ricorso, che punta direttamente al nodo della legittimità della quarta nomina consecutiva.

Ed è proprio qui che il caso si complica.

Nei giorni scorsi l’avvocato Corea, dello Studio Marini di Roma, difensore di Testolin, ha depositato le proprie argomentazioni. Fin qui nulla di sorprendente, se non fosse che a sorpresa è comparso anche un secondo atto, firmato dall’avvocato Cecchetti, nominato dalla Giunta regionale.

“La Regione non è parte in causa e non è stata chiamata in giudizio”, sottolineano da AVS con tono sempre più duro, evidenziando quello che definiscono un “intervento politico travestito da difesa legale”.

Il punto politico, infatti, è tutto qui: la Giunta regionale ha deciso di schierare l’apparato pubblico a sostegno della difesa del proprio Presidente, impegnando oltre 21 mila euro di risorse pubbliche.

“Soldi dei valdostani utilizzati per sostenere una posizione personale”, è l’accusa che arriva dall’opposizione, che parla apertamente di un passaggio “discutibile e grave”.

Ma il cuore della controversia non si ferma alla sola difesa processuale.

Dai documenti emerge infatti una strategia legale molto aggressiva: entrambi gli atti chiedono al Tribunale, in via principale, di dichiarare inammissibile il ricorso; in subordine, di respingerlo nel merito; e infine, come ultima carta, di sospendere il giudizio e rinviare la questione alla Corte costituzionale.

“È paradossale che si arrivi a chiedere la messa in discussione di una legge regionale pur di evitare la sua applicazione”, attaccano da AVS.

Il riferimento è alla legge regionale n. 21 del 2007, una norma nata proprio per limitare la concentrazione del potere e garantire il ricambio negli incarichi di governo.

“Per vent’anni ha funzionato come argine a derive di sistema”, ricordano i promotori del ricorso, “oggi si tenta di smontarla proprio nel momento in cui viene applicata”.

Lo scontro, in sostanza, non è più solo giuridico. È diventato un caso politico che tocca il tema del potere in Valle d’Aosta, della sua durata, della sua concentrazione e del confine tra difesa istituzionale e difesa personale.

“In una Regione piccola, con risorse pro capite tra le più alte d’Italia e un potere esecutivo molto incisivo, i limiti non sono un dettaglio”, è la lettura che arriva dall’opposizione.

E qui la riflessione si allarga: autonomia sì, ma senza contrappesi? Oppure autonomia proprio perché esistono regole che impediscono la cristallizzazione del potere?

“Altro che autonomia, qui si vuole tornare a un potere senza limiti”, è la sintesi politica più dura che filtra dal fronte ricorrente.

Il giudice, tra pochi giorni, forse il 29 aprile, dovrà decidere se questa vicenda resta un normale contenzioso amministrativo o se diventa un caso destinato a mettere in discussione l’equilibrio tra legge regionale, politica e giustizia costituzionale.

Nel frattempo, Aosta osserva. E la sensazione è che la partita, più che in aula, sia già pienamente dentro il perimetro della politica valdostana.

je.fe.

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