/ Chez Nous

In Breve

giovedì 09 aprile
mercoledì 08 aprile
martedì 07 aprile
lunedì 06 aprile
domenica 05 aprile
sabato 04 aprile
venerdì 03 aprile
giovedì 02 aprile
mercoledì 01 aprile
martedì 31 marzo

Chez Nous | 10 aprile 2026, 08:00

Air frit

Aria fritta

Air frit

Alla domanda puntuale del consigliere Fulvio Centoz sulle prospettive economiche della Regione, l’assessore risponde senza numeri, senza modelli e senza visione. In compenso, c’è il “termometro” del territorio. Tradotto: si naviga a vista.

C’è un momento, in politica, in cui le parole smettono di essere rassicuranti e iniziano a diventare imbarazzanti. È esattamente quello che è accaduto in Consiglio Valle il 9 aprile, quando a una domanda precisa, documentata e tutt’altro che ideologica, è arrivata una risposta che definire evasiva sarebbe quasi un complimento.

Il consigliere Fulvio Centoz ha fatto quello che dovrebbe fare qualsiasi opposizione seria: ha messo sul tavolo dati, scenari e preoccupazioni concrete. Crisi energetica, aumento dei carburanti, perdita di potere d’acquisto, fine del Pnrr e conseguente crescita della spesa corrente. E poi una richiesta semplice, quasi scolastica: esistono modelli previsivi? Quali scenari avete elaborato? Cosa succederà tra qualche mese?

Domande lineari. Risposte? Molto meno.

L’assessore, con una sincerità che sfiora l’incoscienza, ha spiegato che no: la Regione non dispone di modelli previsivi. E non perché siano difficili da costruire, ma perché — attenzione — “in questo momento storico sarebbero poco utili”.

E qui già basterebbe fermarsi.

Perché se davvero gli strumenti di analisi economica diventano inutili proprio quando servono di più, allora siamo di fronte a una rivoluzione copernicana della finanza pubblica. Via modelli, indicatori, scenari. Dentro, invece, il “termometro del territorio”. Che tradotto dal burocratese significa: si ascolta la gente, i sindaci, le categorie.

Ora, che il confronto con il territorio sia fondamentale è evidente. Ma pensare di sostituire l’analisi economica con il “sentiment” da bar è qualcosa che farebbe sorridere — amaramente — anche uno studente di prima ragioneria. Di quelli che sanno già che un bilancio si costruisce su previsioni, non su impressioni.

Il resto della risposta segue lo stesso copione: prudenza, rinvio, genericità. Le previsioni? Premature. Gli scenari? Da valutare più avanti. Le decisioni? Rimandate a quando il quadro internazionale sarà più stabile. Nel frattempo, però, una certezza c’è: “il bilancio è solido”.

E qui si apre il secondo capitolo.

Perché sventolare un fondo cassa da oltre un miliardo e un avanzo di centinaia di milioni senza dire come si intendono utilizzare, non è una garanzia: è un alibi. È il modo più elegante per dire che, anche volendo, non si sa bene cosa fare.

E infatti, quando si arriva al nodo della spending review, la risposta è ancora più disarmante: non serve. Anzi, farla rischierebbe di “bloccare le strutture”.

Tradotto: meglio lasciare tutto com’è.

È qui che la politica abdica definitivamente al suo ruolo. Perché governare non significa limitarsi a gestire l’esistente quando va bene, ma prepararsi quando le cose rischiano di andare male. E oggi i segnali — tra energia, inflazione e fine dei fondi straordinari — ci sono tutti.

La replica di Centoz, a quel punto, suona quasi come una presa d’atto: «Non esiste alcun modello e il polso della situazione ce lo avete andando al bar». Una battuta, certo. Ma anche una sintesi perfetta.

Il punto non è pretendere che la Regione preveda il futuro con precisione millimetrica. Nessuno lo chiede. Il punto è avere almeno un’idea, una direzione, uno strumento per leggere quello che sta arrivando.

Qui invece siamo all’“aria fritta”: parole tante, sostanza poca. Una rassicurazione continua che nasconde, in realtà, un vuoto di visione.

E in economia, come nella politica, il vuoto prima o poi si paga. Sempre.

Aria fritta

À une question précise sur l’avenir économique de la Région, l’assesseur répond sans chiffres, sans modèles et sans cap. En revanche, il y a le “thermomètre du territoire”. Traduction : navigation à vue.

Il y a un moment, en politique, où les mots cessent de rassurer et commencent à gêner. Ce moment, en Vallée d’Aoste, on l’a vu en direct le 9 avril. À une question claire, documentée, concrète — presque trop sérieuse pour être politicienne — on a répondu par quelque chose qui ressemble à tout… sauf à une réponse.

Le conseiller Fulvio Centoz a fait son boulot. Le vrai. Des chiffres, des faits, des scénarios : crise énergétique, carburants en hausse, pouvoir d’achat en baisse, fin du Pnrr et explosion prévisible de la dépense publique. Puis la question, basique, niveau première année d’économie : avez-vous des modèles ? Des prévisions ? Une idée de ce qui arrive ?

Des questions simples.

Les réponses, elles, beaucoup moins.

L’assesseur — avec une franchise presque suicidaire — explique que non, la Région n’a pas de modèles prévisionnels. Pas parce que c’est compliqué. Non. Parce que — accrochez-vous — “dans le contexte actuel, ils seraient peu utiles”.

Et là, normalement, on devrait s’arrêter.

Parce que si les outils d’analyse économique deviennent inutiles précisément quand tout devient incertain, alors autant fermer les bureaux, jeter les tableaux Excel et consulter directement la météo… ou le marc de café.

À la place des modèles ? Le fameux “thermomètre du territoire”. Une formule magnifique. Poétique, presque. Traduction : on écoute les gens, les maires, les catégories. Le feeling, quoi.

Alors oui, écouter le terrain, c’est essentiel. Mais remplacer l’analyse économique par des discussions de comptoir, c’est autre chose. C’est le moment où même un étudiant de première en comptabilité commence à sourire. Jaune.

Le reste est à l’avenant : prudence, reports, flou artistique. Les prévisions ? Trop tôt. Les scénarios ? On verra. Les décisions ? Plus tard, quand le monde sera plus calme. En attendant, tout va bien : “le budget est solide”.

Ah, le budget solide… Le joker ultime.

Un milliard en caisse, des centaines de millions d’excédent… mais aucune idée de quoi en faire. Pas un plan, pas une stratégie. Juste une belle vitrine. Parce qu’agiter des chiffres sans expliquer leur usage, ce n’est pas rassurant : c’est pratique. Ça permet de ne rien décider.

Et quand arrive la question de la révision des dépenses ? Réponse magique : inutile. Pire, dangereux. Ça risquerait de bloquer le système.

Traduction : surtout, ne touchons à rien.

C’est là que la politique décroche. Complètement. Gouverner, ce n’est pas attendre que ça passe quand tout va bien. C’est anticiper quand ça risque de mal tourner. Et là, entre énergie, inflation et fin des perfusions publiques, les signaux sont partout.

La réplique de Centoz tombe alors comme une évidence : «Pas de modèle, et le pouls de l’économie, vous le prenez au bar». Une pique, oui. Mais surtout un résumé parfait.

Personne ne demande de prévoir l’avenir au centime près. Juste d’avoir une boussole. Une direction. Un minimum de lucidité.

Là, on a autre chose.

De l’air frit. Beaucoup de mots, très peu de fond. Une politique qui rassure en parlant… parce qu’elle ne sait pas quoi faire.

Et en économie comme en politique, le vide finit toujours par coûter cher.

Toujours.

piero.minuzzo@gmail.com

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore