C’è voluto tempo, forse troppo. Ma alla fine il Consiglio Valle una posizione chiara, netta e soprattutto condivisa l’ha trovata. E in un momento storico in cui le divisioni sembrano essere la regola, l’unanimità raggiunta oggi, mercoledì 8 aprile 2026, ha un peso politico che va oltre il testo votato.
In apertura dell’adunanza, l’aula ha approvato una mozione che non lascia spazio ad ambiguità: solidarietà al popolo ucraino, condanna dell’aggressione militare e richiamo forte al diritto internazionale. Ma soprattutto, un invito – che suona quasi come un appello – alle istituzioni europee affinché si torni a parlare seriamente di diplomazia.
Un passaggio che segna un cambio di passo. Perché se è vero che la Valle d’Aosta non è mai rimasta del tutto in silenzio, è altrettanto vero che raramente si era vista una convergenza così ampia, trasversale, quasi necessaria.
Il testo, partito dal gruppo PD-FP, è stato infatti rielaborato e condiviso da tutte le forze politiche. Un segnale politico preciso: su certi temi, almeno qui, non si gioca di bandiera.
A mettere nero su bianco il senso dell’iniziativa è stato il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz, che in aula ha ricordato:
«A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, riteniamo importante che anche la nostra Assemblea rinnovi in modo formale e unitario questa posizione. La Valle d’Aosta, che fonda la propria esperienza autonomistica sul valore dell’autodeterminazione dei popoli, non può restare indifferente di fronte all’aggressione di uno Stato sovrano.»
Parole che riportano il dibattito su un terreno caro alla politica valdostana: quello dell’autonomia. Perché qui, tra le montagne, il concetto di autodeterminazione non è solo teoria, ma identità.
E allora la mozione non si limita alla condanna. Va oltre. Chiede che la vicinanza venga trasmessa ufficialmente all’Ambasciata ucraina, alle istituzioni europee e nazionali, ma anche – ed è forse il passaggio più umano – ai cittadini ucraini che vivono in Valle d’Aosta. Una comunità silenziosa ma presente, che da anni convive con un dolore a distanza.
Un riconoscimento esplicito del loro contributo, ma anche del peso che questa guerra continua ad avere nelle loro vite quotidiane.
A rafforzare il senso concreto dell’iniziativa ci ha pensato il presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha riportato il discorso dalla politica ai fatti: «Mozione concreta, che rispecchia il nostro punto di vista: per noi resta centrale il valore di un impegno che non si limita a esprimere vicinanza, ma si traduce in azioni reali.»
E i numeri, in effetti, parlano chiaro. Dal 2022 ad oggi, la macchina dell’accoglienza valdostana ha funzionato: 450 persone accolte, quasi 30 Comuni coinvolti, famiglie che hanno aperto le porte di casa. Non slogan, ma una rete reale.
«Ancora oggi prosegue il lavoro della Regione – ha aggiunto Testolin –: circa quaranta persone sono tuttora ospitate al centro di Donnas, si lavora per garantire la gratuità dei trasporti pubblici per la popolazione ucraina e si mantiene alta un’attenzione che non può e non deve venire meno.»
Ecco il punto: non deve venire meno. Perché il rischio, dopo anni di guerra, è l’assuefazione. Il lento scivolare nell’indifferenza.
A chiudere il cerchio, l’intervento dell’assessore alle politiche sociali Carlo Marzi, che ha sottolineato come la Valle abbia fatto qualcosa in più rispetto alla semplice emergenza: «La Valle d’Aosta non si è limitata alla solidarietà formale: ha costruito un sistema di accoglienza strutturato, garantendo accesso ai servizi, inserimento scolastico, accompagnamento al lavoro e integrazione sociale.»
E poi un passaggio politico non banale: «Oggi, lo Stato ha prorogato le misure emergenziali fino al 2027: non è un passo indietro, ma una scelta di continuità. L’obiettivo politico è chiaro: governare e trasformare l’emergenza, costruendo le condizioni per il suo superamento.»
Parole che raccontano una verità spesso scomoda: questa guerra non è finita. E probabilmente non finirà presto.
E allora sì, oggi il Consiglio Valle si è svegliato. O forse, più semplicemente, ha deciso di parlare con una voce sola. Che in politica, di questi tempi, è già una notizia.













