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Consiglio Valle Comuni | 25 marzo 2026, 11:26

Riforma del Corpo forestale, debutto in Aula: Martinet sottolinea specificità valdostana

Il disegno di legge illustrato in Consiglio Valle dal Consigliere Michel Martinet (UV) ridisegna ruolo, funzioni e prospettive del Corpo forestale valdostano. Tra richiami all’autonomia, modelli nazionali e identità alpina, il provvedimento apre un confronto politico che va ben oltre l’aspetto tecnico

Michel Martinet

Michel Martinet

C’è un punto da cui partire, e che è difficile non condividere: quando una Regione autonoma mette mano all’ordinamento di uno dei suoi corpi più identitari, non sta semplicemente aggiornando norme, ma sta dicendo qualcosa di sé, della propria visione e del proprio futuro.

È con questo peso politico, prima ancora che tecnico, che nella mattinata del 25 marzo 2026 il Consiglio Valle ha iniziato l’esame del disegno di legge dedicato al Corpo forestale della Valle d’Aosta. Un testo corposo – 85 articoli – che arriva in Aula dopo un lungo lavoro di Commissione e dopo un confronto sindacale che affonda le radici nella legislatura precedente.

A illustrarlo è stato il Consigliere Michel Martinet, che ha subito chiarito l’ambizione dell’intervento: «Questo disegno di legge nasce dall’esigenza di dotare il Corpo forestale della Valle d’Aosta di un quadro normativo organico e moderno, capace di rifletterne l’evoluzione e di rispondere alle sfide poste dalla legge regionale n. 3 del 2024».

Qui sta già il primo nodo politico. La creazione del comparto autonomo “Sicurezza e Soccorso Valle d’Aosta” non è stata una scelta neutra: ha segnato la volontà di rafforzare una filiera tutta valdostana della sicurezza, svincolata – almeno in parte – dalle logiche statali. E il disegno di legge in discussione si inserisce esattamente in questa traiettoria.

Martinet lo rivendica senza ambiguità: «La creazione di un comparto autonomo consente di valorizzare con maggiore efficacia le peculiarità del Corpo valdostano dei vigili del fuoco e del Corpo forestale, in considerazione del ruolo centrale che svolgono anche nell’ambito della protezione civile».

Ma è proprio qui che il discorso si fa più interessante – e, per certi versi, più delicato. Perché mentre si rivendica l’autonomia, si guarda contemporaneamente ai modelli nazionali. Un equilibrio non semplice, che il relatore esplicita apertamente: «L’obiettivo è avvicinare vigili del fuoco e forestali ai modelli nazionali», anche alla luce di quanto accaduto con l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.

È una tensione che attraversa tutta la politica valdostana: essere diversi, ma non troppo; autonomi, ma compatibili; speciali, ma allineati. E il rischio, in questi casi, è sempre quello di una riforma che cerca di tenere insieme tutto, finendo per non scegliere fino in fondo.

Uno degli aspetti più rilevanti del testo riguarda infatti il riconoscimento delle funzioni del Corpo forestale. Martinet insiste su un punto che non è solo terminologico: «Viene ribadito che il Corpo forestale è un Corpo tecnico, con funzioni di polizia, e non un Corpo di polizia con funzioni tecniche».

Una distinzione che può sembrare sottile, ma che in realtà definisce identità, formazione, carriera e persino cultura operativa. In una regione come la Valle d’Aosta, dove il territorio non è solo uno spazio ma una componente identitaria, il forestale non è semplicemente un agente: è un presidio umano, tecnico e istituzionale delle aree rurali e montane.

Eppure, accanto a questa rivendicazione di specificità, emerge un altro obiettivo chiave: l’allineamento, anche sul piano previdenziale, agli omologhi della Polizia di Stato. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché tocca diritti, aspettative e attrattività del lavoro pubblico.

Martinet lo spiega chiaramente: la riforma «punta a creare le condizioni per allineare anche sul piano previdenziale i forestali valdostani agli omologhi della Polizia di Stato, tenendo conto delle specificità e delle funzioni svolte».

È qui che la politica incontra la concretezza. Perché dietro le grandi parole – autonomia, identità, territorio – ci sono anche stipendi, pensioni, carriere. E spesso è proprio su questi aspetti che si misura la credibilità di una riforma.

Nel suo passaggio conclusivo, Martinet alza ulteriormente il livello del discorso, riportandolo sul piano più propriamente politico: «Non è solo un aggiornamento ordinamentale, ma un atto politico significativo che riafferma il ruolo della Regione nella tutela delle risorse naturali e del paesaggio valdostano».

Una dichiarazione che suona quasi come un manifesto. Perché in gioco non c’è soltanto l’organizzazione di un Corpo, ma il modo in cui la Valle d’Aosta intende presidiare il proprio territorio in un’epoca segnata da cambiamenti climatici, pressioni turistiche e fragilità ambientali sempre più evidenti.

E allora la domanda, Piero, è inevitabile: questa riforma sarà davvero uno strumento per rafforzare l’autonomia, oppure finirà per essere un compromesso tra aspirazioni locali e modelli esterni?

Il dibattito in Aula dirà molto. Ma una cosa è già chiara: quando si parla di Corpo forestale, in Valle d’Aosta, non si parla mai solo di alberi. Si parla di potere, di identità e di futuro.

pi.mi.

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