Aosta prova a raccontarsi per ciò che è, o forse per ciò che ambisce a essere: una città capace di tenere insieme differenze, storie e identità. Lo farà giovedì 21 marzo con un pomeriggio interamente dedicato al dialogo tra culture, fedi e comunità, articolato tra gli spazi del Plus e l’area del Parco Puchoz. Un’iniziativa che non si limita a mettere in fila eventi, ma che prova a costruire un senso, quello di una comunità che si riconosce nella pluralità e nella relazione.
Il progetto si inserisce nel quadro di LGNET3, sostenuto dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), con il contributo dell’Unione europea, del Ministero dell’Interno e del Comune di Aosta. Ma, al di là delle sigle e dei finanziamenti, a colpire è soprattutto la rete di realtà locali coinvolte: La Sorgente, L’Esprit à l’Envers, Connessioni, Centro Donne Contro la Violenza, CSV VDA, Oasi Volatili, Centre Nous, Forum delle Famiglie, Forme Vitali, l’Orto di Sant’Orso e molte altre esperienze di prossimità che quotidianamente lavorano sul territorio.
Il cuore del pomeriggio sarà la tavola rotonda “Ecologia della convivenza”, in programma dalle 15 alle 16.30 al Teatro Plus, un titolo che già di per sé suggerisce un cambio di prospettiva: la convivenza non come semplice coesistenza, ma come equilibrio delicato, da coltivare e proteggere. A moderare sarà Marco Gheller, assessore alle Politiche sociali e ai presìdi di comunità, che accompagnerà un confronto tra rappresentanti di diverse confessioni religiose e mediatori culturali: Padre Gian Paolo Guglielotto per la Chiesa cattolica, Luca Osman Coletti per la comunità islamica, Milena Martinatto per la Chiesa valdese, Alin Neagu per la Chiesa ortodossa romena, Maria Pia Macrì per la comunità Bahá’í, insieme ai mediatori Ouadie Dkhissi e Ranzie Mensah.
Un dialogo che non vuole essere formale né rituale, ma concreto, radicato nella quotidianità di una città che cambia e si trasforma. Temi come il confronto interreligioso, il valore della pluralità e la costruzione della fiducia saranno al centro di un dibattito che prova ad andare oltre le dichiarazioni di principio.

Marco GHeller
“Si tratta di un’iniziativa ambiziosa, che nasce con l’obiettivo di far dialogare le comunità che vivono ad Aosta e far capire, ancora una volta, come la nostra città sia una comunità plurale in cui la convivenza è possibile”, sottolinea Marco Gheller. “Ringrazio chi ha creduto nel progetto, in particolare le cooperative coinvolte in LGNET e tutte le confessioni religiose che hanno aderito. In un momento storico complicatissimo, in cui fratture e divisioni sono all’ordine del giorno, iniziative come questa aiutano a smontare pregiudizi e narrazioni sbagliate”.
Parole che fotografano bene il contesto in cui si inserisce la giornata: un tempo segnato da tensioni globali e da polarizzazioni sempre più evidenti, che inevitabilmente si riflettono anche a livello locale. Da qui l’idea di creare spazi di incontro reale, dove le persone possano guardarsi negli occhi e riconoscersi.
Dalle 16.30, infatti, il baricentro si sposterà all’area Puchoz, dove prenderà forma la Festa della Comunità. Un momento più informale, ma non per questo meno significativo, fatto di laboratori, giochi e attività pensate per coinvolgere adulti e bambini. Ci saranno gli origami di primavera guidati da Giulio Gasperini, i giochi di carta per la pace proposti da Azusa Kawai, e una serie di iniziative curate da educatrici e operatori dei servizi territoriali.
Non mancheranno i “giochi di gentilezza”, i percorsi cooperativi e il laboratorio “Il filo della comunità”, fatto di piccoli gesti simbolici che puntano a lasciare un segno. Le letture collettive raccoglieranno poesie, racconti e disegni donati dai cittadini, mentre il cerchio della pace offrirà uno spazio aperto di ascolto e parola, senza barriere.
Anche il cibo diventerà linguaggio di incontro, con una merenda interculturale che mescola dolci del Ramadan, specialità pasquali, tè alla menta e altre preparazioni: un modo semplice, ma efficace, per raccontare la convivenza attraverso i sapori.

L’invito alla partecipazione è esplicito: cittadini e cittadine possono contribuire portando entro il 20 marzo testi, poesie o disegni dedicati ai temi della pace e della convivenza, che diventeranno parte integrante delle attività del pomeriggio.
Più che un evento, dunque, un esperimento sociale in miniatura, che prova a tradurre in pratica una parola spesso abusata come “comunità”. Con l’idea, nemmeno troppo nascosta, che il futuro di Aosta passi anche – e forse soprattutto – dalla capacità di tenere insieme le differenze, senza negarle ma trasformandole in risorsa.













