Le Regioni dicono no allo schema di decreto sulla gestione del lupo e chiedono un confronto politico prima di ogni decisione definitiva. Nell’ambito della Commissione Politiche agricole è stato infatti espresso parere negativo sul provvedimento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che punta a definire il tasso massimo di prelievo della specie Canis lupus, parametro destinato a guidare le autorizzazioni previste dalla direttiva Habitat 92/43/CEE.
A comunicarlo è l’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, che parla di “criticità evidenziate nel documento tecnico predisposto dalle Regioni”, dove vengono richiamati “gli elementi di preoccupazione in merito all’impostazione del provvedimento e alle possibili ricadute sui territori”.
Nel corso della seduta è stato inoltre concordato l’invio di una nota formale al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, per chiedere “un incontro istituzionale di approfondimento” sul tema.
Sul punto interviene anche l’assessore regionale Renzo Zublena, che sottolinea la necessità di “un confronto serio e costruttivo con il Ministero competente”. Per Zublena, “la gestione del lupo non può essere affrontata solo sul piano teorico o statistico, ma deve tenere conto delle condizioni reali in cui operano le aziende agricole, soprattutto nelle aree montane”.
“La tutela della specie è un valore – osserva – ma non può tradursi in un aggravio insostenibile per chi vive e lavora sul territorio. È ormai urgente coniugare la conservazione del lupo con la salvaguardia delle attività agricole e zootecniche, oltre che con la sicurezza e la sostenibilità delle comunità di montagna”.
Il decreto, intitolato “Definizione del tasso massimo di prelievi tale da non pregiudicare il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente della specie Canis lupus”, punta a fissare un limite nazionale di riferimento per eventuali interventi di contenimento. Ma secondo le Regioni l’impostazione attuale “non garantisce un adeguato equilibrio tra protezione ambientale e gestione concreta delle criticità”.
Il dossier resta quindi aperto. E mentre si attende il confronto con il Ministero, dai territori arriva un messaggio chiaro: la gestione del lupo deve essere condivisa e calibrata sulle specificità locali, evitando soluzioni calate dall’alto che rischiano di alimentare ulteriori tensioni in un settore già messo a dura prova.











