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ATTUALITÀ | 01 marzo 2026, 20:05

Velina rossonera e arcobaleno – Crosetto e i giornalisti

Cronache semiserie dai Palazzi istituzionali e non solo

Velina rossonera e arcobaleno – Crosetto e i giornalisti

C’è chi resta bloccato a Dubai per ore, chi per giorni, chi controlla compulsivamente l’app della compagnia aerea sperando in un imbarco verso casa. E poi c’è chi, in mezzo alla sabbia bollente della geopolitica mediorientale, trova un volo di Stato ad attenderlo come un taxi sotto casa.

La storia è questa. Mentre esplode la crisi in Iran, con lo scacchiere regionale che torna a tremare e migliaia di italiani che cercano un modo per rientrare da Dubai o dall’area del Golfo, il ministro della Difesa Guido Crosetto viene dato per “bloccato”. Poi, però, rientra in Italia con un volo di Stato. E fin qui, qualcuno dirà: questione di sicurezza, di ruolo, di necessità istituzionale.

Ma la Velina al peperoncino rosso oggi si concentra su un dettaglio che dettaglio non è: il costo. Perché secondo un solerte giornalista molto ben posizionato negli scaffali della lottizzazione nazionale, quel volo sarebbe costato fino a tre volte un biglietto di linea e Crosetto de l'è pagato. E ci mancava che glielo pagassimo noi visto che era a Dubai per questioni private. Apriti cielo. Titoli indignati, sopracciglia alzate, moralismo a getto continuo.

Nel frattempo, però, tanti nostri connazionali restano davvero bloccati. Senza voli speciali, senza corridoi preferenziali, senza check-in riservati. E qui la domanda non è tanto se un ministro possa usare un volo di Stato – la risposta è sì, in determinate circostanze – ma se la gestione complessiva dell’emergenza sia stata all’altezza. Perché l’immagine che resta è quella di un Paese che si muove a due velocità: una per chi governa, un’altra per chi aspetta.

Il Movimento 5 Stelle non ha perso tempo e ha chiesto le dimissioni del ministro, parlando di inadeguatezza e di scollamento dalla realtà. Dall’altra parte, la maggioranza ha fatto quadrato, trasformando il caso in una “questione istituzionale”, quasi fosse lesa maestà sollevare dubbi sull’opportunità politica dell’operazione.

E mentre si discute di fatture, di voli e di opportunità, resta sullo sfondo un interrogativo più grande: che ruolo sta giocando l’Italia nello scenario internazionale? Davvero siamo protagonisti o stiamo assistendo agli eventi da bordo campo, limitandoci a comunicati di circostanza? Perché tra dichiarazioni muscolari e rivendicazioni di centralità, la percezione esterna non sempre coincide con l’autocelebrazione interna.

C’è chi, tra i banchi del governo, continua a raccontare un’Italia forte e decisiva. C’è chi parla di marginalità crescente. E poi ci sono i fatti: crisi che esplodono, alleati che si muovono, e Roma che sembra inseguire più che guidare. In questo quadro, il volo di Stato diventa simbolo, non solo mezzo di trasporto.

La Velina, cattiva ma non cieca, una cosa la sa: la politica è anche immagine. E in tempi di tensione internazionale, l’immagine di un ministro che rientra con un volo speciale mentre altri attendono soluzioni ordinarie pesa. Pesa più del prezzo del biglietto.

Il peperoncino brucia, certo. Ma brucia di più la sensazione che, ancora una volta, la distanza tra Palazzo e cittadini sia misurabile non solo in chilometri, ma in altitudine di crociera. Siamo diventati il paese degli osservatori.

Le Cagnard Déchaîné

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