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ATTUALITÀ | 24 febbraio 2026, 23:55

Velina rossonera e arcobaleno – Per il troppo caldo

Cronache semiserie dai Palazzi istituzionali e non solo

Velina rossonera e arcobaleno – Per il troppo caldo

Comunicato sobrio, tono rassicurante, lessico tecnico: “caldo anomalo per la stagione”, “problema tecnico”, “attività di ripristino”, “standard di sicurezza e qualità”. Tradotto dal burocratese: nei blocchi operatori dell’ospedale di Azienda USL della Valle d'Aosta faceva troppo caldo per operare in sicurezza. E quindi stop di 24 ore alla chirurgia programmata. Garantite solo le urgenze indifferibili. Il resto? Rimandato a domattina, come se fosse una riunione di condominio.

Ora, intendiamoci: meglio sospendere che rischiare. La sicurezza prima di tutto. Ma la domanda che serpeggia nei corridoi – e non solo tra i pazienti – è una sola: se a febbraio basta un’ondata di caldo “anomalo” a mettere in ginocchio le sale operatorie, cosa succederà a luglio? Mettiamo il gazebo della Pro Loco in sala chirurgica? Chirurgia open air vista Monte Emilius?

Il punto politico, è un altro. Da settimane nei Palazzi si discute di equilibri, rimpasti, ricorsi, carte bollate, interpretazioni creative di regolamenti e statuti. C’è chi passa più tempo a studiare cavilli che a guardare i termometri. E intanto, mentre qualcuno si esercita nel tiro al TAR, l’aria condizionata – pare – decide di scioperare.

Il caldo è “anomalo”. I problemi tecnici pure. Ma la sensazione è che anomalo sia diventato il concetto di priorità.

Perché qui non parliamo di un disguido qualunque. Parliamo di interventi chirurgici rinviati. Parliamo di persone che aspettano da mesi una data. Parliamo di liste d’attesa che già arrancano. E ogni sospensione, anche di 24 ore, è una tessera in più nel domino della sanità valdostana.

La Direzione monitora costantemente, ci rassicurano. E meno male. Ma qualcuno, nei piani alti della politica regionale, monitora costantemente lo stato delle infrastrutture sanitarie? O il monitor è acceso solo quando c’è da fare una conferenza stampa?

La vera velina al peperoncino è questa: se il clima cambia – e cambia, eccome se cambia – le strutture pubbliche devono essere progettate per reggere. Non per sperare che l’estate sia clemente. Non per confidare nella brezza alpina.

E allora la domanda finale la lasciamo appesa come un ventilatore al soffitto: la prossima estate cosa facciamo? Turni operatori all’alba? Sospensioni a intermittenza? O finalmente qualcuno deciderà che occuparsi dei problemi è più utile che fare ricorsi contro il vicino di scrivania?

Nel frattempo, cittadini pazienti. In tutti i sensi.

Le Cagnard Déchaîné

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