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CULTURA | 26 febbraio 2026, 19:51

Le Redzetón de l’Abé celebrano Cerlogne a Saint-Nicolas

Venerdì 6 marzo 2026, nel bicentenario della nascita dell’Abbé Jean-Baptiste Cerlogne, la compagnia dialettale di Saint-Nicolas porta in scena “Cerlogne, l’abé di patoué”: una serata tra teatro, musica e memoria collettiva per rendere omaggio al padre del francoprovenzale valdostano

Le Redzenton de l'Abé

Le Redzenton de l'Abé

Ci sono date che non sono solo anniversari, ma radici. Il 6 marzo 2026 sarà una di quelle. A duecento anni esatti dalla nascita di Jean-Baptiste Cerlogne (Cerlogne, 6 marzo 1826 – Saint-Nicolas, 7 ottobre 1910), Saint-Nicolas gli rende omaggio con una serata che profuma di patoué, memoria e orgoglio identitario.

A promuovere l’iniziativa è la Fédérachon Valdoténa di Téatro Populéro, che annuncia per venerdì 6 marzo, alle 20.45, nella palestra comunale, lo spettacolo della compagnia locale Le Redzetón de l'Abé: “Cerlogne, l’abé di patoué”.

Il titolo dice già tutto. Cerlogne non è stato soltanto un sacerdote e poeta, ma il simbolo stesso della dignità linguistica valdostana. È l’uomo che ha dato forma scritta a un idioma che per secoli era rimasto orale, quotidiano, familiare. È stato il custode di una lingua che qualcuno considerava minore e che lui ha trasformato in patrimonio.

Sul palco saliranno Claudio Besenval, Corinne Champrétavy, Alex Condò, Annie Coutier, Corrado Coutier, Didier Coutier, Mathieu Coutier, Elise Domaine, Marcel Domaine, Mélanie Domaine, Orlando Domaine, Gaël Faedda, Raimondo Paillex, Richard Paillex, Chérie Porliod, Julie Porliod, Stefano Porliod, Vincent Porliod e Coralie Vaudan: un intreccio di famiglie e generazioni che è già, di per sé, fotografia di comunità.

«La serata è un omaggio al nostro illustre Abbé Cerlogne, personaggio storico valdostano tra i più conosciuti, proprio nel giorno della sua nascita, duecento anni fa, il 6 marzo – spiega Stefano Porliod, presidente della compagnia –. La serata sarà introdotta dai fisarmonicisti Laurent Coutier, Augusto Domaine e Giordi Pellissier e Myriam Clusaz della compagnia La Tor de Babel interverrà con un suo scritto. A seguire, quindi, lo spettacolo teatrale con un narratore a raccontare la vita dell’Abbé. Racconto che sarà inframezzato da scene teatrali e arricchito da una registrazione sonora de “La Pastorala”, la nota canzone dialettale che Cerlogne compose nel 1861, interpretata dalla corale di Saint-Nicolas».

La struttura della serata promette un’alternanza viva: musica, parola, teatro, memoria sonora. E proprio “La Pastorala”, composta nel 1861, rappresenta un piccolo gioiello della tradizione popolare valdostana, capace ancora oggi di evocare un mondo contadino fatto di stagioni, fede e comunità.

Il nome stesso della compagnia, “Le Redzetón de l’Abé”, è una dichiarazione d’intenti. I “redzetón” sono i germogli: Cerlogne è l’albero, saldo e profondo; i suoi germogli sono le nuove generazioni che continuano a parlare, scrivere, recitare e cantare in patoué. È una metafora potente, quasi pedagogica. Senza radici non c’è futuro, ma senza germogli non c’è continuità.

In un tempo in cui le lingue minoritarie rischiano di essere schiacciate dall’omologazione culturale, iniziative come questa hanno un valore che va oltre il semplice spettacolo teatrale. Sono atti di resistenza dolce, momenti in cui la comunità si riconosce e si racconta. E, lasciamelo dire, Piero: se l’autonomia ha un senso profondo, è proprio qui, nella capacità di custodire e trasmettere la propria lingua e la propria storia.

L’ingresso alla serata è libero. Un dettaglio non secondario: la cultura popolare, quella vera, non alza barriere. Invita, accoglie, condivide. E a duecento anni dalla nascita dell’Abbé, Saint-Nicolas dimostra che quei germogli continuano a spuntare.

pi/naca

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