A questo punto non bastano più le perplessità. Serve una presa di posizione netta. Giorgia Meloni deve abbandonare immediatamente l’idea di entrare nel cosiddetto Consiglio di Pace per Gaza promosso da Donald Trump. Perché non solo non è un organismo di pace, ma rischia di trasformarsi nell’ennesimo tribunale del più forte, con l’aggravante di essere politicamente tossico e costituzionalmente inaccettabile.
Il nome è una beffa. “Consiglio di Pace” suona rassicurante, quasi nobile. Ma la realtà è un’altra. Non si tratta di un’istituzione multilaterale riconosciuta, non è l’ONU, non è un processo fondato sul diritto internazionale. È una creatura politica americana, costruita da Trump a sua immagine e somiglianza, con poteri enormi, potenzialmente decisivi, capaci di incidere sulla vita e sulla morte di milioni di persone in un territorio già martoriato.
Trump ha invitato 59 leader mondiali, ma l’adesione è stata scarsa. Molti hanno fiutato la trappola e si sono sfilati. Altri hanno preferito il silenzio. E invece l’Italia sembra pronta a fare il passo più lungo della gamba. Ed è qui che la questione diventa non solo politica, ma morale e costituzionale.
Perché sedersi a quel tavolo significa legittimare una compagnia impresentabile. In quel Consiglio siederebbe Donald Trump, uomo che ha sempre trattato la diplomazia come una gara di braccio di ferro. Ma non basta. Ci sarebbe Viktor Orbán, campione dell’illiberalismo europeo, demolizione sistematica dello Stato di diritto. Ci sarebbe Benjamin Netanyahu, il premier che ha guidato la distruzione di Gaza, radendo al suolo un territorio e spezzando un intero popolo sotto le bombe. E, come se non fosse sufficiente, il capo del Cremlino, responsabile del massacro del popolo ucraino, della devastazione di città, della normalizzazione della guerra come strumento di potere.
Questa sarebbe la “pace”. Un consesso dove chi ha scatenato o alimentato le guerre si arroga il diritto di amministrarne l’uscita. Un paradosso etico prima ancora che politico.
E poi c’è l’Italia. Un Paese che ha scritto nero su bianco nella sua Costituzione, all’articolo 11, di ripudiare la guerra. Non solo di non praticarla, ma di non legittimarla, di non accettarla come strumento di offesa o di regolazione dei conflitti. L’Italia può partecipare a organismi internazionali solo se fondati sulla pace, sulla giustizia e sul diritto condiviso. Non su iniziative personalistiche, opache, sbilanciate, dove il diritto internazionale è un fastidio e non un pilastro.
Entrare in quel Consiglio significherebbe tradire lo spirito costituzionale, oltre che svendere la credibilità internazionale del Paese. Sarebbe un atto di sudditanza politica, mascherato da protagonismo. Un errore grave, che non può essere giustificato con l’atlantismo di maniera o con la voglia di contare qualcosa a Washington.
Il confronto con l’Europa, in questo quadro, è impietoso. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dimostrato che un’altra strada è possibile. Ha alzato la testa, ha mostrato gli artigli, ha fatto capire che quando ci si oppone a un bullo, il bullo arretra. Trump, messo di fronte a una linea ferma, ha scoperto che il ring non è sempre suo.
Meloni, invece, sembra scegliere l’opposto: accomodarsi, strizzare l’occhio, sperare nella benevolenza del capo. Ma la politica estera non è un reality e la pace non è un gadget elettorale.
Dalla Garbatella a Gaza il salto è enorme. E non basta raccontarsi come leader forte per esserlo davvero. La vera forza, oggi, sarebbe dire no. No a un Consiglio che di pacifico ha solo il nome. No a una compagnia che gronda sangue. No a una scorciatoia che calpesta la Costituzione.
Se Giorgia Meloni vuole davvero dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ricopre, abbandoni questa intenzione. Subito. Perché sedersi a quel tavolo non sarebbe un atto di pace, ma una resa politica e morale.
Dalla Garbatella a Gaza
Bon, à ce stade, assez de circonvolutions : il faut hurler le non. Giorgia Meloni, arrêtez tout de suite vos idées folles d’entrer dans ce soi-disant Conseil de Paix pour Gaza lancé par le grand showman Donald Trump. Ce truc n’a rien de pacifique : c’est juste le tribunal du plus fort, version super-toxicité politique, et pour couronner le tout, complètement anticonstitutionnel pour l’Italie.
Le nom seul est déjà un gag. « Conseil de Paix » ? On se croirait dans un conte pour enfants naïfs. La réalité : ce n’est pas l’ONU, pas un organisme multilatéral sérieux, pas un tribunal du droit international. Non, c’est une créature politique made in USA, construite à l’image de Trump, avec des pouvoirs délirants et la capacité de décider qui vit et qui meurt sur un territoire déjà réduit en cendres. Bravo le pacifisme.
Trump a invité 59 dirigeants mondiaux, et devinez quoi ? La plupart ont flairé le piège comme des renards et ont pris leurs jambes à leur cou. D’autres ont fait semblant de lire leur agenda. Et l’Italie ? Elle semble prête à se jeter dans la gueule du loup. Mais attention : ce n’est pas seulement une question de politique, c’est une question morale et constitutionnelle.
Asseoir Meloni à cette table serait légitimer une troupe d’infamie. Imaginez : Trump, le gros bras du reality diplomatique. Viktor Orbán, roi de l’illibéralisme européen et démolisseur de l’État de droit. Benjamin Netanyahu, qui a transformé Gaza en champ de ruines et martyrisé un peuple entier. Et, comme si cela ne suffisait pas, le macellaio russe, auteur de massacres en Ukraine, normalisateur de la guerre comme outil de pouvoir. La paix, c’est ça ? Un club de criminels qui se distribuent les médailles et décident de l’avenir des autres.
Et l’Italie dans tout ça ? Un pays qui a écrit noir sur blanc dans sa Constitution, article 11 : “L’Italie rejette la guerre”. Pas seulement la faire, mais ne pas la légitimer, ne pas l’accepter comme instrument. Et Meloni voudrait y poser ses fesses ? Non seulement c’est idiot, mais c’est un crime politique contre la Constitution.
Entrer dans ce Conseil : ce serait trahir la lettre et l’esprit de la République italienne, vendre sa crédibilité pour un selfie avec Trump. Un acte de soumission déguisé en leadership. Une catastrophe morale et diplomatique, un show à l’américaine qu’aucune bonne intention constitutionnelle ne peut sauver.
Et puis, il y a l’Europe. Ursula von der Leyen a montré comment on défend sa dignité : tête haute, griffes sorties, le bulle recule quand on lui tient tête. Trump a compris que le ring n’est pas toujours à lui. Meloni, elle, choisit l’inverse : sourire forcé, clin d’œil au chef, espoir naïf de bien paraître. La diplomatie n’est pas un concours de popularité télévisé, la paix n’est pas un gadget pour faire joli sur Instagram.
De la Garbatella à Gaza : le saut est gigantesque. Se prétendre forte ne suffit pas. La vraie force serait de dire non. Non à ce Conseil qui n’a de pacifique que le nom. Non à cette compagnie qui dégouline de sang. Non à ce raccourci qui piétine la Constitution.
Giorgia Meloni, si vous voulez vraiment prouver que vous êtes à la hauteur, faites le geste le plus courageux de votre mandat : abandonnez cette idée. Tout de suite. S’asseoir à cette table ne serait pas un acte de paix, ce serait une capitulation morale et politique. Et un sacré ridicule international, qui restera dans les livres d’histoire… comme un mauvais épisode de reality show politique.




