Con l’inflazione a questi livelli, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – stima ricadute per una famiglia media pari a +489,00 euro annui.
Ma quello che davvero risulta insostenibile è l’aumento registrato negli ultimi anni: l’Istituto di Statistica indica come, tra il 2021 e il 2025, il tasso relativo al carrello della spesa abbia conosciuto una crescita del 24% (un tema su cui l’Antitrust ha appena avviato un’indagine a cui stiamo collaborando).
Questi dati, uniti a quelli sull’andamento dei redditi e sulle ulteriori ricadute previste nel 2026 – il nostro Osservatorio stima rincari di +672,60 euro annui a famiglia, dovuti anche all’impatto dell’incremento delle accise sul diesel per la distribuzione dei beni di largo consumo – dovrebbero allarmare il Governo e spingerlo a intervenire concretamente, in maniera decisa e non con le solite misure spot, per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.
In caso contrario, queste ultime saranno costrette a ulteriori tagli e rinunce, con la crescita di disparità e disuguaglianze, anche in campo alimentare, e con effetti negativi sull’intero sistema economico.
Per questo rivendichiamo alcune misure prioritarie ed urgenti, quali:
La rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo, che consentirebbe un risparmio di oltre 516 euro annui a famiglia.
La creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica e di azioni di contrasto alla povertà alimentare.
L’avvio di determinate azioni di verifica e contrasto a intollerabili fenomeni speculativi sui prezzi lungo le filiere, che, come abbiamo visto in questi anni, determinano effetti deleteri per il Paese e per le famiglie.
Una riforma fiscale equa, davvero tesa a sostenere i bassi redditi e i redditi medi, quelli più duramente colpiti da queste dinamiche.













