Una linea ferroviaria può essere modernizzata, elettrificata, resa più efficiente. Ma finché resta a binario unico, continuerà a scontare un limite strutturale che incide su capacità, puntualità e competitività economica del territorio.
È da questa considerazione che muove la presa di posizione diffusa il 3 marzo 2026 da Alleanza Verdi e Sinistra (gruppi consiliari regionali di Piemonte e Valle d’Aosta), Movimento 5 Stelle (gruppi regionali di Piemonte e Valle d’Aosta) e Uniti a Sinistra Valle d'Aosta, al termine di un incontro svoltosi il 28 febbraio al Movicentro di Ivrea con amministratori locali, sindacati e associazioni ambientaliste.
Il dossier riguarda la tratta Chivasso–Ivrea–Aosta, oggi interessata da «importanti lavori per l’elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta e per l’ammodernamento tecnologico e funzionale di alcune stazioni del Canavese». Interventi che, si legge nella nota, «accresceranno il ruolo e la capacità di trasporto della linea», ma che secondo i promotori «devono essere completati con ulteriori interventi sulla infrastruttura».
Il primo nodo è quello dei tempi. La sospensione del servizio ferroviario per consentire i lavori impone, secondo i firmatari, un rigoroso rispetto del cronoprogramma. «È bene che i lavori nelle stazioni di Strambino e Montanaro terminino entro il prossimo 26 aprile e che la tratta da Ivrea ad Aosta sia riaperta, come programmato, all’inizio di dicembre 2026», sottolineano. Una scadenza che, per pendolari e imprese, rappresenta un passaggio cruciale dopo mesi di servizio sostitutivo su gomma.
Ma il vero terreno politico è un altro: il raddoppio dei binari, in particolare nel segmento Ivrea–Chivasso, con la richiesta di valutare interventi anche su porzioni della linea in Valle d’Aosta. «Il binario unico è un vincolo gravoso, che limita la capacità, la velocità e la regolarità del servizio ferroviario», affermano i promotori, aggiungendo che «occorre quindi passare infine da una fase di enunciazione della necessità ad una fase operativa».
Il riferimento è al Protocollo d’intesa sottoscritto nell’ottobre 2024 tra le Regioni Piemonte e Valle d’Aosta e RFI per «l’individuazione degli interventi di potenziamento tecnologico e infrastrutturale» della linea. Secondo quanto emerso nell’incontro, il percorso tecnico-amministrativo avrebbe accumulato ritardi. «Il “Quadro esigenziale”, cioè lo studio che valuta le esigenze del trasporto ferroviario da soddisfare nei prossimi decenni e che doveva essere definito da RFI entro giugno 2025 non è disponibile», si legge nel comunicato. E ancora: «Non si capisce su quali basi RFI stia ipotizzando gli scenari per redigere il Documento di Fattibilità delle Alternative progettuali».
Una criticità che, nella lettura politica degli estensori della nota, «risente negativamente dello scarso impegno delle due Giunte regionali (piemontese e valdostana) che non pongono la dovuta attenzione al potenziamento della ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta». Un passaggio che chiama direttamente in causa le priorità infrastrutturali dei due esecutivi, in una fase in cui le risorse pubbliche – anche di matrice europea – richiedono programmazione e cofinanziamenti certi.
Dal punto di vista economico, il raddoppio viene presentato come un investimento strategico per l’asse nord-occidentale: maggiore frequenza dei treni, riduzione dei tempi di percorrenza, incremento dell’affidabilità per pendolari e traffico turistico, potenziale alleggerimento della pressione su gomma lungo l’asse autostradale e statale. In gioco non c’è solo la mobilità locale, ma la connessione tra il nodo piemontese e la Valle d’Aosta, regione a forte vocazione turistica e con una crescente domanda di trasporto sostenibile.
Durante l’incontro di Ivrea, i consiglieri regionali di AVS e M5S, insieme ai rappresentanti delle liste civiche “Viviamo Ivrea” e “Laboratorio Civico Ivrea” e a una delegazione di Uniti a Sinistra VdA, hanno annunciato la volontà di «operare per il coordinamento delle azioni per il raddoppio della ferrovia». Una proposta che sarà «meglio articolata in una prossima riunione ad Ivrea» e che si rivolge anche al Partito Democratico, ad altri gruppi politici, alle amministrazioni comunali lungo la linea e alle realtà sindacali e associative.
Il passaggio dalla modernizzazione tecnologica alla trasformazione strutturale della linea richiede, tuttavia, un salto di scala: studi aggiornati sulla domanda di traffico, analisi costi-benefici, coperture finanziarie pluriennali e una chiara assunzione di responsabilità politica. Finché il doppio binario resterà un obiettivo dichiarato ma non progettato, la Chivasso–Ivrea–Aosta continuerà a oscillare tra cantiere e promessa.













