La montagna, si sa, amplifica tutto: il freddo, i costi, le difficoltà logistiche. Ma può amplificare anche le opportunità, se si sceglie la strada della cooperazione. È con questo spirito che venerdì 27 febbraio 2026, nella sede dell’Unité des Communes valdôtaines Grand-Combin a Gignod, si è riunito il Comitato di pilotaggio di ENER-TER, progetto transfrontaliero dedicato alla transizione energetica nelle aree alpine.
Finanziato dal Programma Interreg VI A Italia-Francia ALCOTRA 2021-2027, ENER-TER mette insieme tre partner istituzionali: l’Unité des Communes valdôtaines Grand-Combin, capofila, la Communauté de Communes de la Vallée de Chamonix Mont-Blanc e il SYANE dell’Alta Savoia. Tre territori diversi, accomunati però da condizioni climatiche rigide, insediamenti sparsi, forte pressione turistica e da una domanda energetica complessa da gestire.
L’obiettivo è ambizioso: costruire un modello condiviso e replicabile per rendere più sostenibili i sistemi energetici di montagna, contribuendo agli obiettivi europei e regionali in materia di clima ed energia, dal PEAR valdostano al Piano direttore delle energie della Valle di Chamonix.
Nel suo intervento di apertura, il presidente dell’Unité Grand-Combin Gabriel Diémoz ha sottolineato un aspetto che personalmente ritengo centrale: non si tratta solo di tecnologia, ma di mentalità. “ENER-TER mira a generare un cambiamento culturale oltre che tecnico: una nuova consapevolezza collettiva sul ruolo centrale delle comunità nella transizione energetica. L’obiettivo – ha spiegato – non è solo produrre più energia rinnovabile, ma costruire territori più resilienti, informati e partecipi, capaci di trasformare la sfida climatica in un’opportunità di sviluppo sostenibile”.
Parole che condivido: la transizione energetica non può essere calata dall’alto. In montagna, più che altrove, funziona solo se è cucita addosso ai territori, alle loro abitudini, ai loro limiti e alle loro potenzialità. E qui entra in gioco la cooperazione transfrontaliera, che non è una formula burocratica, ma uno strumento concreto per mettere in comune esperienze, errori e buone pratiche.
Hervé Villard, vicepresidente della Communauté de Communes de la Vallée de Chamonix Mont-Blanc con delega alla transizione ecologica ed energetica, ha ricordato che “la collaborazione tra le nostre comunità vanta una lunga storia” e ha espresso soddisfazione per l’avvio di un nuovo percorso su temi così strategici. “La Valle di Chamonix è un territorio complesso, sul quale il turismo ha un impatto davvero notevole – ha evidenziato – per questo è fondamentale avere una programmazione a lungo termine che ci supporti nella calibrazione degli obiettivi”.
Il progetto, ha spiegato, consentirà di “affinare la conoscenza delle possibilità geotermiche nella Valle di Chamonix, migliorare il catasto solare e geotermico e condividere le esperienze con l’Unité Grand-Combin, oltre a finanziare un’animazione territoriale per sensibilizzare i cittadini”.
Qui si coglie un altro punto chiave: la conoscenza. Senza dati aggiornati su consumi, emissioni e potenziale rinnovabile, la pianificazione resta un esercizio teorico. ENER-TER parte proprio dall’aggiornamento delle basi informative, per costruire strategie credibili e misurabili.
Dal lato francese interviene anche il SYANE, il Syndicat des énergies et du numérique dell’Alta Savoia. Il presidente Joël Baud-Grasset ha parlato di “opportunità strategica per migliorare la conoscenza energetica dei territori di Chamonix e dell’Unité Grand-Combin”. Come SYANE, ha sottolineato, “mettiamo a disposizione l’esperienza e le competenze nella pianificazione energetica territoriale perché strumenti analoghi possano essere sviluppati nel territorio del partner italiano. Siamo convinti che la cooperazione, lo scambio di esperienze e la condivisione delle risorse consentano di accelerare i processi e di realizzare soluzioni innovative adatte a ciascun contesto”.
È una dichiarazione che fotografa bene il senso del progetto: nessuno insegna a nessuno, ma ciascuno porta competenze complementari. L’Unité coordina e sviluppa modelli energetici territoriali, con la redazione del bilancio energetico, del nuovo PAESC e la progettazione di un impianto fotovoltaico per il polo pubblico di Variney. La Communauté de Communes lavora su geotermia e pianificazione, con un articolato piano di animazione locale. Il SYANE mette in campo know-how tecnico avanzato e installerà due impianti pilota da 250 e 100 kWp, oltre a realizzare studi sul potenziale energetico della montagna.
Il progetto si articola su quattro linee prioritarie: mappatura dei consumi e delle emissioni, analisi e strategie a lungo termine, progetti pilota dimostrativi – tra cui impianti fotovoltaici integrati in sistemi di autoconsumo collettivo – e coinvolgimento attivo delle comunità. Un percorso strutturato in tre fasi: conoscere e pianificare, agire e sperimentare, coinvolgere e accompagnare.
Quest’ultima dimensione, a mio avviso, sarà decisiva. Perché si possono installare pannelli e redigere piani, ma senza cittadini informati e imprese coinvolte il cambiamento resta superficiale. Workshop, laboratori nelle scuole, visite studio transfrontaliere, percorsi partecipativi: sono strumenti che, se usati bene, possono trasformare un progetto tecnico in un vero processo collettivo.
ENER-TER è stato avviato nel settembre 2025 e durerà fino al settembre 2028. Il budget complessivo ammonta a 1.969.875 euro, finanziati per l’80 per cento dal Fondo europeo di sviluppo regionale e per il restante 20 per cento da contropartite nazionali e autofinanziamento. All’Unité Grand-Combin sono destinati 965.600 euro, alla Communauté de Communes 302.400 euro e al SYANE 701.875 euro.
Numeri importanti, certo. Ma la vera scommessa non è solo spendere bene le risorse, bensì dimostrare che le terre alte possono diventare laboratori di innovazione energetica, non periferie in ritardo. Se ENER-TER saprà tradurre la cooperazione in risultati concreti e misurabili, allora la montagna non sarà più vista come un problema energetico, ma come parte della soluzione. E questo, per territori come i nostri, non è poco.













