Ad inizio settimana, nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana” relativa ai mesi di novembre e dicembre 2025, l’Istat ha parlato di un “incremento sostenuto dei prezzi del carrello della spesa”, indotto in particolare dalla crescita dei prezzi degli alimentari.
È opportuno ricordare che il “carrello della spesa” include, oltre ai beni alimentari, anche quelli per la pulizia e la manutenzione ordinaria della casa, nonché i prodotti per l’igiene personale e la bellezza. I loro prezzi, a dicembre, hanno fatto registrare – secondo i dati diffusi venerdì dall’Istat – “un’accelerazione del ritmo di crescita” tendenziale, passando dall’1,5% di novembre all’1,9%; nulla, invece, la variazione congiunturale. Le previsioni, fino a una decina di giorni fa, risultavano su entrambi i fronti più negative.
È notizia di qualche giorno fa l’avvio, da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), di un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (Gdo) nell’ambito della filiera agroalimentare, “anche prendendo spunto – si legge in un comunicato – dalla netta divaricazione che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e l’inflazione dei generi alimentari”.
Secondo i dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno registrato un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello dell’indice generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%.
In un quadro nel quale “l’inflazione è ampiamente domata e il sistema economico italiano – produzione, trasformazione, ingrosso e distribuzione – si è dimostrato perfettamente funzionante e funzionale alla trasmissione degli impulsi dall’esterno”, per Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio,
«il problema dell’Italia non è l’inflazione».
Il bollettino economico diffuso giovedì dalla Banca centrale europea, prosegue Bella, “mette in evidenza che l’inflazione sugli alimentari, più elevata rispetto ad altre categorie, dipende purtroppo da eventi climatici globali e dal vulnus che le tensioni geopolitiche hanno creato alle catene di fornitura dell’agroalimentare, a partire dalle materie prime”.
Rispetto all’indagine conoscitiva dell’Antitrust, Bella ricorda che “tra gennaio 2019 e dicembre 2025 i dati ufficiali Eurostat – quindi i prezzi al consumo armonizzati comparabili tra Paesi – indicano che i prezzi degli alimentari sono cresciuti del 30% in Italia, del 28% in Francia, del 40,3% in Spagna e del 42% in Germania”.
“Sommessamente”, aggiunge,
«pongo una domanda: in Germania, Francia e Spagna, dove le inflazioni sugli alimentari sono in linea o superiori alle nostre, le rispettive Autorità Antitrust hanno avviato indagini analoghe? A me non risulta».
Per Bella, la situazione attuale è dovuta a “problemi climatici globali e geopolitici, non certo al funzionamento del sistema distributivo”. “Bisogna accettare – spiega – che il sistema di produzione e distribuzione degli alimentari di base sia oggi sottoposto a shock imprevedibili, più frequenti che in passato, e che quindi i prezzi restino strutturalmente più elevati”.
Il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio cita anche un altro dato: “Nel 2025 l’inflazione sugli alimentari non lavorati raggiunge il livello più alto tra tutte le categorie, con un +3,8% medio rispetto al 2024. Gli alimentari lavorati, quelli che passano attraverso industria e distribuzione con revisione dei margini, si fermano invece al 2,5%. Questa differenza indica chiaramente che una parte rilevante dell’inflazione è importata, considerando che l’Italia importa la stragrande maggioranza delle materie prime alimentari”.
Diversa la lettura del Codacons. Per Gianluca Di Ascenzo, presidente dell’associazione e dell’Osservatorio imprese e consumatori, “a preoccuparci è la tendenza in crescita del carrello della spesa rispetto all’anno passato”. “Per i generi alimentari – osserva – l’aumento del costo è stato, ad oggi, circa il doppio rispetto all’indice generale di inflazione”.
Un aumento determinato da diversi fattori: “la crisi climatica, dalla siccità alle alluvioni, e quella geopolitica, che non sembra vicina a una soluzione e rischia anzi di aggravarsi”. A ciò si aggiunge, secondo Di Ascenzo, “l’allungamento delle rotte delle navi container, dovuto alle tensioni internazionali, che incide sui costi di trasporto”, oltre all’aumento delle accise sul gasolio, che spinge ulteriormente verso l’alto il costo dei carburanti.
“Se mettiamo insieme tutti questi elementi – avverte –
la situazione non è così rosea da farci pensare a un miglioramento rispetto al 2025”.
Guardando al 2026, di segno opposto la previsione di Confcommercio. “Stimiamo – afferma Bella – un’ulteriore riduzione dell’inflazione attorno all’1,2%-1,4%. Dopo l’1% del 2024 e l’1,5% del 2025, il dato dovrebbe scendere all’1,3%”. Ma l’avvertimento è chiaro: “Non vorrei che passassimo da un’inflazione moderata, che comunque genera lamentele, a una situazione ancora peggiore, quella della deflazione. Un’inflazione allo 0,5%-0,6% sarebbe il segnale di una debolezza strutturale dell’economia, con effetti negativi soprattutto sulle fasce più deboli”.
Il Codacons teme invece uno scenario diverso, nel quale
“a un aumento dei volumi di spesa corrisponderà una diminuzione delle quantità acquistate di generi alimentari”.
Da qui la necessità di investire sull’educazione al consumo, sensibilizzando i cittadini sulle possibilità di risparmio immediato: dalla scontistica sui prodotti prossimi alla scadenza ai gruppi di acquisto solidale, fino alle applicazioni che permettono di acquistare a prezzo ridotto prodotti invenduti, evitando sprechi alimentari.
“Sono strumenti semplici – conclude Di Ascenzo – che possono aiutare le famiglie nell’immediato, in attesa di interventi strutturali sulla filiera, ora che l’Antitrust ha acceso un faro per verificare eventuali inefficienze o pratiche speculative”.
Sulla stessa linea Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni familiari, che ha definito l’aumento del “carrello della spesa” “una situazione che incide direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie”. “Accanto alla vigilanza – ha sottolineato – servono misure concrete di sostegno al potere d’acquisto, affinché alle analisi seguano interventi capaci di fermare pratiche che danneggiano i consumatori”.













